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Intervista


La casta degli italiani

di Massimiliano Forgione - 10/06/2008

Intervista a Gian Antonio Stella
La Casta, a me non ha soddisfatto tanto. Mi spiego, ho letto un incipit del suo ultimo libro sempre in collaborazione con Sergio Rizzo, e finalmente vedo che il campo delle responsabilità incomincia ad allargarsi. Ecco, non è forse più il caso di parlare di Caste in Italia?
No, no e no. Tutti colpevoli e nessun colpevole. No, non sono d’accordo. Questo è quanto vorrebbero loro. Ma non è così. Chi è classe dirigente ha più responsabilità, chi non ha la possibilità di incidere sulle leggi ne ha di meno.
E chi ha la responsabilità del voto?
Sì, ma è minore.
Chi si abbandona ad un atto così importante con la leggerezza che ha caratterizzato la vita degli italiani soprattutto in questi ultimi anni?
Dico che è minore, ripeto: è minore! Insisto, perché questo è il discorso di quei ladroni che truffano milioni di risparmiatori e poi cercano di sottrarsi all’ammenda. A gravità di reato gravità di pena, c’è una gradualità delle cose. Se tu sei Presidente del Consiglio sei molto più responsabile rispetto ad un assessore comunale. Quindi, cerchiamo di mettere in ordine le cose: ad ogni carica il proprio grado di responsabilità.
Quindi la classe dirigente forma il popolo? Ci hanno spesso detto che il primo soggetto è il risultato dello stato di evoluzione del secondo.
La classe dirigente non forma il popolo, però può dirigere, dare delle linee guida, fare delle scelte alle quali poi la gente deve uniformarsi. Quindi, che abbiano la stessa responsabilità quelli che le regole le fanno e quelli che le subiscono, non sono d’accordo.
Metteranno mano alla legge elettorale? Non fare una scelta nominale è una devastazione per la democrazia di un Paese. Scegliere i candidati all’interno di un’assemblea di partito è triste.
Su questo basta capirsi. Diceva Gaetano Salvemini che non esiste un sistema perfetto. Ogni sistema elettorale nuovo cerca di correggerei difetti del precedente. Il sistema delle preferenze si era incancrenito fino a diventare un mercimonio micidiale abolito con un referendum e guai se vi si ritornasse, però dobbiamo registrare una deriva dalla parte opposta che è necessario correggere. Certo, tutti i sistemi sono perfettibili. Penso al sistema spagnolo di oggi che probabilmente è il migliore perché la persona, con tutta la sua bassa o alta caratura, deve essere nominata in un collegio molto piccolo e le buone qualità come le cattive saltano subito all’occhio. Io rimango per il doppio turno proprio perché c’è sempre l’appello della seconda prova. Però, non me la sentirei di fare una battaglia in favore delle preferenze, dipende dalla contingenza. Certo, questo sistema fa schifo, io ho votato per il referendum, ho fatto battaglia e spero che si vada a farlo perché non è vero che, rispetto al sistema attuale, non cambia nulla.
Questo Governo appena insediato, con la supposta collaborazione del governo ombra dell’opposizione, riuscirà a riformare come annunciato in campagna elettorale?
Io mi auguro che ci sia una buona azione sulle cose vere da fare e spero fortissimamente che ci sia invece un’azione di contrasto durissima sugli inciuci, sulle forzature, sulle cose sbagliate. Però, dire di no sempre e comunque come ha fatto l’opposizione in tutti questi anni non giova. Le riforme vanno fatte insieme perché è nell’interesse del Paese.
La precarietà del lavoro? Va chiusa la fase storica in cui si è assunti come precari e riconfermati come tali per più periodi fi no ad ottenere un’assunzione a tempo indeterminato perché non è più possibile altra forma contrattuale. Allo stesso tempo vanno indetti concorsi seri, in cui il merito sia realmente riconosciuto. Se non si inizia questo processo virtuoso avremo sempre quantità inaccettabili di somari nelle istituzioni pubbliche e private perché manca una selezione seria che valuti le reali capacità e preparazione dei candidati.
Si parla, secondo me senza avere una reale conoscenza storica, di rigurgito fascista. A mio avviso, in questo Paese, la voglia di delegare all’uomo forte e di essere deresponsabilizzati dalla cosa pubblica non ha mai abbandonato la maggior parte degli italiani ed è più forte di quanto non si voglia far credere. (Sgrana gli occhi, non è d’accordo.) I fatti di Verona, quanto sono ambiguamente legittimati dalle istituzioni? Sono decenni che viviamo gli incubi domenicali degli stadi. Perché tanta ipocrisia e difficoltà a riconoscere questo dato di fatto?
Io credo che ci sia stata una tolleranza nei confronti dell’esaltazione del fascismo inaccettabile, però è anche vero che farei fatica a contestare quello che ha detto Marcello De Angelis a Luca Telese e cioè che nella stragrande maggioranza di questi casi si tratta di goliardia. E i saluti romani con Alemanno non sono poi così diversi da manifestazioni di goliardia.
E’ goliardia anche il saluto romano di Di Canio alla curva dei tifosi laziali?
E’ diverso. Lì si tratta di una sfida ad una legge esistente che vieta l’apologia del fascismo. E finché la legge non viene abrogata, e spero che ciò non avvenga, questa va rispettata. Detto questo penso che l’episodio di Verona sia l’ennesimo di intolleranza di alcune frange di naziskin. Probabilmente in condizioni diverse invece di essere tali sarebbero altro. Sono fatti gravi che vanno stroncati; faccio presente che ci sono dei siti che vanno chiusi, d’autorità, punto e basta. Sono fenomeni che vanno repressi senza mezzi termini. E’ ovvio quello che è successo: c’è stato un gruppo di teppisti che si autodefiniscono nazifascisti ma che hanno usato una violenza utile soltanto alla loro personale frustrazione.
Non mi è piaciuto per niente il modo in cui Alleanza nazionale è cambiata in questi ultimi anni. Un serio gruppo dirigente avrebbe dovuto mondare il proprio elettorato da ogni pretesa fascista e condannare il passato. Cosa che la sinistra in parte ha fatto. Come dice Marcello Veneziani che è al di sopra di ogni sospetto: Fini si è liberato del fascismo come ci si libera di un calcolo renale. Detto questo credo non ci sia alcun dubbio che Alemanno, nonostante gli vadano a fare il saluto romano, non abbia nessuna voglia di assistere a certe bieche manifestazioni.
Ho capito, ma non è questo il problema? Non condannare esplicitamente questi comportamenti perché comunque manifestazione di un bacino di utenza a cui il politico non vuole e non sa rinunciare? La tentazione del consenso?
Cadi nel trabocchetto: tutti colpevoli o nessuno. Io non ci sto.
L’ultima domanda. Cosa ne pen- sa dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti per cui Beppe Grillo ha raccolto firme?
Già anni fa firmai per abolire quello dei giornalisti. Quando Beppe Grillo raccoglie firme per abolirlo non mi incanta, perché se si vuole fare veramente un bene a questo Paese gli ordini vanno aboliti tutti.























 

 

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