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Intervista


Un certo signor G
Neri Marcoré

di Massimiliano Forgione - 15/02/2009

Il Signor G dovrebbe rappresentare il comune uomo italiano, se fosse realmente così non riverseremmo in questa condizione che è a dir poco preoccupante.
E’ qualcosa di più dell’uomo medio perché comunque è un uomo che si pone delle domande, può essere a volte ingenuo, addirittura stolido, però sempre critico.
L’italiano nel tempo è diventato, come direbbe Gaber, conformista oppure menefreghista, o sono due facce della stessa medaglia?
Non è che sia diventato; penso che l’unico momento in cui non c’è stato menefreghismo sia stato quello della rivoluzione culturale, gli anni settanta che sono stati fin troppo impegnati e infiammati per via, purtroppo, delle degenerazioni che questo impegno ha portato, mi riferisco agli anni di piombo; ebbene, a parte questo mi sembra che la vita degli italiani sia stata sempre caratterizzata da furbizia, opportunismo che comunque sono responsabilità; adesso c’è molta indifferenza e quindi connivenza nelle cose che quotidianamente accadono.
A proposito di indifferenza, nella tua trasmissione Per un pugno di libri, ospiti sempre gruppi di giovani appassionati di lettura, ma è realmente così il panorama giovanile? Sembrerebbe esattamente il contrario, che ci sia molta disaffezione nei confronti della lettura.
Beh, io non sono un sociologo e non so cosa sia la società, i giovani….
Beh, però ne sei parte, la osservi…
Quelli che vengono sono mossi da motivazione, nessuno li obbliga, sono magari la minoranza rispetto a tutti gli studenti italiani ma rappresentano comunque una fetta importante e un ritratto diverso da quello normalmente e pigramente stereotipato negativo e, secondo me, poco profondo, perché i giovani hanno molto da dire e molte cose dentro, è ovvio che devono trovare li spazi per potersi esprimere e spesso se li conquistano pure. Ci sono molte responsabilità a livello culturale, comunicativo, la televisione non aiuta molto a crescere da questo punto di vista, i giovani vengono molto isolati; ci vorrebbe che chi fa televisione avesse uno sguardo diverso rispetto ai giovani, facesse programmi diversi e probabilmente, chissà, il quadro generale già sarebbe migliore.

Domanda che era in scaletta e non ho fatto per mancanza di tempo:
Quando imiti Gasparri devi vuotare il tuo pensiero o rimani molto concentrato sul personaggio?























 

 

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