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Intervista


Sergio Staino: “Il mio Bobo semina dubbi e fuga certezze”

di Massimiliano Forgione - 02/10/2007

Staino ha raccontato attraverso il suo personaggio per eccellenza l’Italia, la realtà di questi ultimi anni. Che Bobo consegna a questa quotidianità, un Bobo rassegnato e sconfitto oppure un Bobo che è ancora in grado di meravigliarsi, di aspettare qualcosa?
No, Bobo non è rassegnato, non lo è per caratteristiche umane e psicologiche che ho io e quindi il personaggio. Non è sconfitto grazie anche alla eredità marxista che gli rimane profonda dentro, questo ottimismo dell’intelligenza che ci accompagna e contrasta il pessimismo della ragione. Insomma, lui sa che finché c’è vita c’è speranza, che bisogna lottare perché questo mondo migliori, perché questa ingiustizia sia arginata. A questo proposito occorre dire che l’enorme ingiustizia di oggi è tale perché la conosciamo; diffido di quanti affermano che in passato non era così, semplicemente rimaneva segregata nelle case, nelle stanze, negli ambiti familiari e privati.
Mi è piaciuto molto il passaggio, durante il suo discorso, dove lei ritiene vitale la necessità di instillare continuamente dei dubbi e di fugare sempre delle certezze. Bobo, guardando indietro, avrebbe qualcosa da recriminare, avrebbe dei rimpianti o dei rimorsi per qualcosa che avrebbe potuto fare e non ha fatto?
Il fatto che io mi senta partecipe dei crimini del comunismo internazionale! Forse si poteva fare di più, si poteva denunciare prima. Io stesso ho preferito autoconvincermi che tutto andava bene, certo non sapevamo che le cose erano a quei livelli disastrosi, però, è molto difficile sentirsi assolti completamente dalla storia.
Tra tanti dubbi, quali certezze può dare Bobo guardando alle generazioni future?
Dei valori! In continuo confronto con la solidarietà, soprattutto con un atteggiamento di consapevolezza della fratellanza che tutti dobbiamo avere. Io non sono cattolico, ma mi riconosco completamente nella parabola del Vangelo. Il non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te per me è legge. Solo così si può realmente tentare di salvare il mondo. Sono cresciuto in una generazione che accettava con tranquillità affermazioni come quelle di Mao Tse Tung: “Il potere politico nasce dalla canna del fucile”; io oggi inorridisco di fronte a questa idea, insomma, oggi credo che tutto possa nascere tranne che un sano potere politico. Per costruire qualcosa di positivo ci vuole la solidarietà, perché ciò che costruisci con la violenza, la storia ce l’ha dimostrato, si trasforma necessariamente in violenza.























 

 

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