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Intervista


Intervista a Claudio Fava

di Massimiliano Forgione - 29/09/2009

Claudio Fava ha voluto portare a Ponteranica la sua presenza, il suo contributo. Momenti come questi sono sempre da presenziare.
Sì, sono momenti importanti perché ti raccontano di un Paese diverso rispetto a quello che vorrebbe proporci, al quale vorrebbe farci abituare questo governo.
Un Paese che conserva memoria di sé, delle cose importanti che sono accadute, un Paese che sa perfettamente, come quella di Peppino Impastato non sia una storia siciliana, che vale a Cinisi come a Bergamo.
E credo che ci sia bisogno di recuperare non solo la memoria ma anche la vigilanza su questa memoria, la sua attualità.
Oggi a Bergamo, ieri a Fondi dove il governo si ostina ad opporsi alla richiesta del magistrato di scioglimento della giunta comunale per infiltrazioni mafiose. Tutto ciò, ci dice che è un paese spaccato in due dove, da una parte, c’è il Governo che ritiene non ci sia nessuna questione morale, che la memoria sia un orpello, che la mafia sia stata sconfitta e che vuol far valere i sani istinti di furbizia e impunità e, dall’altra parte, un Paese fatto anche da gente che non c’era quando i nostri morti sono caduti, e che questa memoria la conserva, l'ha caricata sulle proprie spalle e ne porta il peso. Questa è la parte viva, il Paese che ha la schiena dritta.
Problematizzare e rimettere in discussione ciò che dovrebbe essere assolutamente trasversale e acquisito, può essere, a tuo modo di vedere, una pura provocazione per esacerbare gli animi e, attraverso l’inasprimento dello scontro, acquisire consensi?
Io non vedo scontro politico in questo atto, io vedo imbecillità politica: il sindaco che toglie la targa di Peppino Impastato dalla biblioteca è un imbecille! Cioè, uno che non sa la storia politica del suo paese, non di questo paese: Ponteranica, ma del suo Paese chiamato: Italia. E non si rende conto che se oggi fa il sindaco nel suo comune lo fa da uomo libero, dopo che ci sono state libere elezioni, e lo fa, anche grazie a Peppino Impastato, grazie ai 3000 morti per mano di mafia che, dal dopoguerra ad oggi, si sono battuti.
Il fatto che questo sindaco non lo capisca non è un fatto politico, non è una bega della destra contro la sinistra, è un’imbecillità e non riesco a trovare altri termini perché, per quanto mi sforzi, trovo solo aggravanti: è una assenza di memoria che porta ad una pericolosa imbecillità.
In questo periodo storico in cui la storia comune viene cancellata, rivista, in cui si vogliono affermare i localismi, come veniamo visti in Europa, dove addirittura, due settimane fa, c’è stato un importante esponente del PDL che si è espresso in napoletano?
Sai, in Europa, la contraddizione più forte è Berlusconi, non tanto l’idioma usato per esprimersi. Questa caduta arriva dopo. Ciò che al Parlamento Europeo e non solo, non riescono a capire è come abbia fatto un Paese quale l’Italia che ha una tradizione, una cultura, una storia, una qualità antica della battaglia politica, a consegnarsi a un guitto come Berlusconi. Bene, se tu cerchi di spiegare questo, ti mancano le parole e lì, capisci che la contraddizione riguarda noi e non lo sguardo degli altri su di noi. In più, ti fa capire che in Italia il senso comune si è così avvilito, che per metà degli italiani, tutto sommato, avere un presidente che si racconta le proprie cortigiane davanti alle telecamere dei cinegiornali come l’ultimo dei podestà fascisti, è una condizione politica alla quale ci si può abituare.
Claudio, sicuramente hai visto il film-documentario “Videocracy” di Erik Gandini. Ebbene, in un’intervista ci spiega come: l’esclusivo utilizzo di un linguaggio televisivo emozionale da una parte e giornalistico retorico dall’altro, abbiano creato una situazione paradossale nel nostro Paese. Cosa ne pensi di questa riflessione?
Io temo che il nostro Paese si incarti molto sulla propria indignazione e non riesca ad andare oltre, non traduca lo sdegno in comportamento coerente.
Io vengo da una regione dove il presidente era un rinviato a giudizio, poi condannato, per associazione mafiosa. Nonostante ciò, fu rieletto con più di un milione di voti, quindi anche da coloro che, scoperta la sua mafiosità, si sono indignati ma non hanno saputo rinunciare ad una logica di clientelismo.
Ecco, vedo che l’indignazione sta diventando come una sorta di aspirina che mandi giù e toglie il bruciore, il malessere, mentre bisognerebbe guardare nelle viscere di questo Paese senza il paralume della nostra indignazione.
Una domanda a proposito di movimenti politici: dove va Sinistra e Libertà e perché il PD reitera gli errori del passato guardando al centro piuttosto che a sinistra?
Il Pd paga il peccato originale esternato con questa vocazione, cioè, che a sinistra non vi sia nulla e che vada ricostruito un centrosinistra, cercando, tra le aggravanti, alleanze di ceto politico e non chiedendo i voti ai moderati. A questo unisci la follia di Veltroni che, nella desolazione della solitudine di voler correre da solo, ha devastato la sinistra, consegnando, di fatto, questo Paese al centrodestra.
Noi, di tutto questo abbiamo fatto tesoro e abbiamo fondato Sinistra e Libertà che ha diramazioni europee e non è fatto dai dirigenti ma dai suoi tesserati. Dipende da noi tutti riuscire a far sì che Sinistra e Libertà possa essere utile al Paese.
E come vede Claudio Fava l’imminente nascita del Movimento di Liberazione Nazionale che prende forma dall’esperienza politica di Beppe Grillo e dei suoi meetup?
Credo molto nella spinta dal basso, di chi ha seguito Grillo e ne ha fatto esperienza politica, è la parte buona del Paese che ha tradotto l’indignazione in movimento. Mi fido meno di Beppe Grillo. L’ho sentito usare forme e toni, rispetto alla politica, che mi ricordano i peggiori connotati di un tempo: siete tutti uguali, tutta la politica è pessima; e siccome io sono stato abituato, sulla mia pelle, a distinguere e a battermi perché ciascuno possa scegliere da che parte stare, ebbene, quella di Grillo mi sembra un’impronta culturale molto pericolosa che poco ha a che fare con lo spontaneismo di chi lo ha seguito riempiendo le piazze.
Può trattarsi di una rabbia che scaturisce da chi vuol vedere realmente cambiare le cose in questo Paese?
No, guarda, non scherziamo su cosa sia la rabbia. Io ho avuto un padre ammazzato e se mi fossi lasciato andare alla rabbia non mi sarei potuto permettere il dovere del ragionamento, del confronto che per venticinque anni ho praticato. Se l’ho fatto io, che lo faccia pure Grillo.























 

 

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