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Intervista


Intervista a Salvatore Borsellino

di Massimiliano Forgione - 06/10/2009

Non hai potuto presenziare la manifestazione di Ponteranica contro i gravi fatti tesi a cancellare la memoria di Peppino Impastato ma ci è arrivato il tuo saluto. Cosa ci puoi dire a distanza di una settimana, considerando che gli eventi non si placano.
Non sono potuto venire a Ponteranica perché non ho il dono dell’ubiquità; viviamo in tempi in cui i campi di battaglia dove essere presenti sono tanti. Avrei voluto esserci a Ponteranica perché lì è stata commessa un’azione ignobile: sradicare un ulivo significa adoperare gli stessi metodi attraverso i quali, in Sicilia, la criminalità si esprime quando vuole intimidire qualcuno. Utilizzare, in questa terra, questo linguaggio mafioso per rimuovere la targa dalla biblioteca e sradicare l’ulivo dedicati a Peppino Impastato è gravissimo. Io vorrei parlare alle persone che si sono rese responsabili di tali, osceni atti, perché ho il desiderio di comprenderne le ragioni. La criminalità va combattuta al sud come al nord e non si possono rivendicare appartenenze geografiche rimuovendo i simboli che evocano il coraggio di un martire della mafia. Non so cosa voglia dire mettere un abete al posto di un ulivo, i due possono coesistere, uno affianco all’altro; se il nemico comune è la criminalità organizzata, solo insieme si può combatterla, non sradicando.
A parte scoprire che le motivazioni potrebbero ricondurre, non solo ad una ignoranza del fenomeno mafia, ma peggio, ad una volontà di allargare il bacino dei propri consensi giocando sui bassi istinti dell’elettorato.
Ed evidentemente di questo si deve trattare, sfruttare i particolarismi e le paure: dell’immigrato, dell’extracomunitario, di tutto ciò che non si conosce per raccogliere voti. Però, io penso che i consensi debbano essere conquistati per essere duraturi, altrimenti, si tratta di approvazioni che lasciano il tempo che trovano perché vivono sulla menzogna.
E’ un momento storico lungo da passare, non se ne vede la luce. Oggi, 4 ottobre, nasce il MLN dall’esperienza dei meetup di Beppe Grillo; c’è tutta una società costituita soprattutto da giovani, che pur non avendo vissuto le stragi che hanno segnato la storia di questo Paese, si sono fatti carico del loro significato e vogliono vivere il riscatto sociale.
La mia speranza che questo Paese possa cambiare si fonda soprattutto sui giovani. Io giro l’Italia in lungo e largo perché chiamato a presenziare eventi quasi esclusivamente dai giovani. Sono loro che bramano per la giustizia, per la verità, per la legalità. Purtroppo, la mia generazione è colpevole: di distrazione e indifferenza un tempo e, quel che è ancor peggio, di assuefazione e qualunquismo adesso. Per i vecchi, oggi può succedere di tutto, la convinzione è che non si possa riuscire a fare niente. Abbiamo ucciso i giovani due volte. Io, come Paolo, ripongo le mie speranze nei giovani e credo che riusciranno a cambiare questo Paese. Da parte nostra ci potrà solo essere la capacità di non reiterare gli errori, delegando alle nuove generazioni questo compito; noi, abbiamo consegnato un Paese in sfacelo, senza futuro e adesso, non possiamo lavarcene le mani ma, con la nostra esperienza e il nostro vissuto, dobbiamo essere di supporto alle loro energie, alla loro vitalità. Per quanto mi riguarda, continuerò a fare questo fino all’ultimo giorno della mia vita.























 

 

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