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Intervista


Intervista a Furio Colombo

di Massimiliano Forgione - 28/12/2009

La manifestazione del 5 dicembre, il NoBDay, molto partecipata eppure si ha l’impressione che nulla sia destinato a cambiare. Le cause sono da ricercare, ancora una volta, nella mancanza di un’alternativa valida oppure in un pericoloso grado di assuefazione da parte delle persone.
Innanzitutto distinguerei il rapporto causa effetto da una parte e il significato di una grande manifestazione pubblica dall’altra. Beh, il rapporto causa effetto non lo misurerei tanto sul breve termine, i grandi eventi sociali acquisiscono un significato politico complesso e meno prevedibile sul lungo termine. Intanto, il primo grande risultato è quello di avere contezza di quanta gente è disposta a mobilitarsi, senza alcun sostegno economico e senza alcun appoggio politico, per dire basta a questa situazione. Quindi, già questo è un importante segnale di un grande cambiamento che dobbiamo registrare e del quale dobbiamo avere grande considerazione. L’altro aspetto è l’assoluta autogestione di gente che sa ciò che vuole, ciò che rivendica e scende in piazza in modo così massiccio, ripeto, senza alcun appoggio politico, economico e nella più assoluta indifferenza degli organi d’informazione.
C’è un’informazione che ormai appartiene alla gente, quella dei blog, dei siti giornalistici indipendenti. Le testate giornalistiche, a parte Il fatto quotidiano che sappiamo non si rifà ai finanziamenti pubblici, hanno snobbato l’evento proprio perché privo di un appoggio politico. Ecco, vorrei che lei ci comunicasse la sua riflessione sulla natura di questa nuova reale e indipendente informazione.
Beh, per esempio negli Stati Uniti questo tipo d’informazione ha permesso l’ascesa di Barack Obama alla Casa Bianca. Quindi, è molto importante, pesa e conta molto. Il comportamento all’interno dei giornali dimostra come sia molto difficile essere liberi ed occorre fare una riflessione che rimanda ad una considerazione molto drammatica. Coloro che, pur avendo un giornale di opposizione, mantengono le distanze da un evento della portata della manifestazione viola, commettono un grave reato di omissione. Cosa si aspetta?, che l’alternativa nasca dall’interno del gruppo? La mancanza di una leadership politica di opposizione rende impossibile qualsiasi veritiera presa in considerazione dell’evento tanto da coglierne la portata e farne tesoro? Occorre trovare una guida, perché la mia domanda è: noi, gente libera in grado di organizzarci attraverso la rete e di esprimerci attraverso di essa e di un giornale libero, stiamo andando verso quale direzione e con chi?
Certo! Signor Furio, vorrei che lei esprimesse in modo sintetico la natura del grande male del PD.
Beh, in modo sintetico è difficile perché il PD è tante anime, tante componenti ed ognuna ha portato il proprio grande male. C’è da parte di molti una incapacità di rinunciare ad un modo di fare politica che distingue, ancora, tra quella fatta davanti alla gente e quella fatta nelle stanze, una doppiezza che non giova al rinnovamento e che porta con sé allontanamento e disaffezione da parte della gente. Insomma, un modo di fare politica tradizionale e atavico che è duro a morire. E così, si vive il paradosso che certe decisioni di grande civiltà, annunciate all’elettorato, vengono tradite nel momento in cui bisogna deliberare, creando molta confusione e disaffezione. Quindi, una situazione che rende molti militanti infelici e molti elettori indifferenti.
Tant’è vero che la migliore soluzione, in vista delle prossime regionali, sembrerebbe l’alleanza del PD con l’UDC.
Quanto di meno annunciato e di meno previsto e comunque, ciò verrebbe fatto non nell’idea di una salvezza nazionale, che sarebbe quella di Casini, annunciata in queste ore, mentre noi stiamo parlando, ma, bensì, nell’ottica della convenienza.
Facciamo un ragionamento, un parallelismo che le propongo anche in maniera un po’ ingenua: se Il fatto quotidiano è diventato il giornale delle persone “libere”, come lei stesso ha definito, può il MLN (Movimento di Liberazione Nazionale), il partito che nasce dall’esperienza delle Liste Civiche a 5 Stelle lanciate da Beppe Grillo, diventare il partito delle persone “libere”?
Non so fare profezie di questo genere. Bisogna riconoscere che ci sono degli spazi di discontinuità tra un gruppo ed un altro che affluisce a questo comune sentire. Io mi identifico poco nelle invettive lanciate da Grillo alla piazza e ancor meno nella tentazione di additare tutti come uguali senza alcun distinguo, in questo modo si fanno dei favori a personaggi come Cosentino ed altri indagati. Ecco, avendo visto il più drammatico dei movimenti di popolo che è stato la Liberazione, credo poco nell’invettiva e molto nella necessità di trovare i legami laddove essi sembrino meno probabili ma non dando luogo all’aggressione reciproca, allo stesura di liste di proscrizione; ecco, ciò mi disorienta, non è la cosa a cui sto pensando. Altra cosa che mi disorienta molto è l’insensibilità diffusa, anche della parte nella quale mi riconosco, per i delitti della Lega Nord, parlo di delitti protofascisti, di tipo prenazista, di persecuzione sistematica e minuta agli immigrati. Ciò non viene sollevato perché è impopolare, perché purtroppo la Lega ha avuto il successo che qualche volta tocca ai peggiori, quindi i più infimi istinti dei cittadini vengono sollecitati, e anche coloro che un tempo stavano dalla parte della Costituzione, spaventati a morte da questi mediocri commedianti in camicia verde, danno sfogo alla peggiore natura umana. Ecco, in questo mi trovo desolatamente solo, tanto nel PD, quanto nella struttura di aggregazione alla quale lei ha accennato.
Allora, se io non trovo persone che si mobilitino con me in questa lotta, non ho trovato il mio gruppo e i vaffanculoday contro tutti in maniera indiscriminata mi disturbano e disorientano, perché d’accordo, così facendo svuotiamo la scena, mettiamo di riuscirci, e poi?, come lo riempiamo lo spazio che si è creato? Dire i cittadini è troppo poco perché vanno declinati nome e cognome, qualità, competenze, professione e, come dice Di Pietro, anche fedina penale.
Nella trattativa mai finita tra mafia e stato, siamo di fronte alle dichiarazioni dell’ultimo pentito Spatuzza poi smentito da Graviano. Insomma, tutto continua a rimanere fumoso o c’è un disegno superiore di cui lei s’è fatto un’idea?
L’unica critica che muovo è l’eccessiva esposizione mediatica di tale processo, una eco che non giova alla ricerca della verità; è necessario parlare dopo di queste cose, non durante. Posso fare un parallelismo con il processo in cui Rudolph Giuliani era il procuratore e John Gotti era il suo Graviano, Spatuzza, Dell’Utri; ebbene, quanti dibattimenti ha perso Giuliani e quante volte ha dovuto attendere prima di poter provare la colpevolezza di un pluripregiudicato quale Gotti, ultimo grande capomafia negli USA, proprio per i numerosi Graviano che, all’ultimo, lo scagionavano sempre. Quindi, lascio agli esperti commentare le dinamiche del processo che tratta le implicazioni del nostro Presidente del Consiglio con la mafia ma un po’ di discrezione, vista la complessità della materia e la ricchezza delle rimostranze, sarebbe auspicabile.
Signor Furio, lasciamoci su questa battuta da bar, da locale pubblico; mi è stata fatta in Spagna di recente e recita: Berlusconi è un grande, è il popolo italiano che è annichilito.
Beh, se il sillogismo è: Berlusconi impera perché il popolo italiano non riesce a liberarsi di lui attraverso il percorso democratico, sì, sono d’accordo. Molte volte mi viene detto negli Stati Uniti. Vede, il popolo italiano è opportunista, conformista, la voglia di uniformarsi, per noi, per ragioni storiche che hanno una forte valenza sul presente, è caratterizzante. Stiamo scontando il negativo ascendente della nostra storia in cui gli eroi sono pochi, la capacità di contraddire un sistema conveniente è rara e l’opportunismo è il nostro male.
Lei ha colto nel segno, perché la mia critica voleva vertere proprio sulla responsabilità del popolo italiano.
E’ una critica che mi viene mossa continuamente dai colleghi statunitensi a proposito di questa brutta storia italiana.























 

 

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