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Intervista


Intervista a Erri De Luca

di Massimiliano Forgione - 28/12/2009

Erri De Luca, perché intitolare uno spettacolo Fili?; fili di una trama che a malapena si tiene?
Il nome non è mio ma degli autori che hanno voluto scegliere parti di cose mie per metterle in scena, per rappresentarle e vogliono, con questo nome, collegare delle pagine e tenere insieme il racconto scritto, il racconto muto, con il racconto a voce.
Lei ha una biografia molto varia, ricca; l’essersi messo alla prova con così tanti mestieri e situazioni, è il frutto di una scelta, di un’esigenza o del corso incontrollabile della vita?
No, è l’accidente della vita che ti mette innanzi ai piedi il da farsi e all’uomo non rimane altro che adoperarsi.
Erri, sei a Bergamo oggi, 5 dicembre, in concomitanza con una importante manifestazione a Roma che riconduce ad una biografia del popolo italiano dalle maglie ormai sempre più sdrucite.
Lo so, mi dispiace di avere questo alibi e di non poter essere lì.
Una domanda sulla tua Napoli: cosa vorresti per questa bellissima terra così martoriata e ben raccontata da numerosi scrittori, anche giovanissimi?
Di continuare ad avere quella vitalità che le permette di superare tutte le avversità, anche le più modeste, perché quelle di questi tempi sono: modeste avversità.























 

 

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