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Intervista


Intervista a Umberto Ambrosoli

di Massimiliano Forgione - 22/02/2010

Umberto Ambrosoli è il figlio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che nel 1974 ebbe l’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, l’ultima macchina dell’illecito finanziario ordita da Michele Sindona. Giorgio Ambrosoli fu assassinato l’11 luglio del 1979 davanti al portone di casa sua da un sicario mandato proprio da Sindona. Nei cinque anni di direzione della Banca, Ambrosoli venne a capo di una fitta trama di corruttele che riportavano ai vertici dello Stato, della Chiesa e della Mafia.
A trent’anni di distanza, il figlio consegna alla nostra memoria un bellissimo libro: “Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero”, Sironi editore, e ci dice che la realtà, da allora, non è per niente cambiata.


Vorrei fare un parallelismo tra la società che ha vissuto suo padre e la nostra, sembra che in trent’anni non sia cambiato molto!
Direi che è cambiato poco, soprattutto meno di quello che realmente avrebbe potuto cambiare sulla base delle esperienze che erano state fatte. Al di là dei singoli settori, come per esempio quello bancario, dove a mio avviso sono stati fatti grandi passi avanti, poi, è chiaro che gli scandali più recenti non aiutano a capire quanto realmente sia stato fatto rispetto al passato, però, ciò che è certo è che le regole e l’ordinamento vengano dopo l’interesse personale e tutto ciò continua ad essere la nostra anomalia in quanto dovrebbero essere espressione dell’armonia tra gli interessi dei singoli e gli interessi della collettività. E’ chiaro che, nel momento in cui vediamo le norme come qualcosa da eludere per meglio conseguire l’affermazione di ciascuno di noi, affermiamo che i diritti degli altri sono qualcosa a cui non siamo interessati se non in funzione del nostro personale tornaconto. Ecco, in questo, l’Italia di allora non é diversa dall’Italia di oggi.
Quale significato può assumere oggi la locuzione: Servitore dello Stato, della quale nel tempo, a mio avviso, si è dietrologicamente abusato senza dare reale peso alla stessa.
Non cambia il significato della locuzione, il concetto è quello di servizio e non prevede un corrispettivo, è un dare in maniera disinteressata allo Stato, non è contemplata una parte che riguardi il servizio al servitore. Anche in ciò, non è cambiato nulla rispetto alla società in cui mio padre operò, al limite ci dobbiamo chiedere quanti sono e dove sono coloro che genuinamente si definiscono: Servitori dello Stato; purtroppo, ritengo che ne venga malamente svuotato il senso e questo sempre per i maledetti interessi personali e a detrimento dei diritti di noi tutti. E’ evidente che c’è bisogno di riscoprire il significato di sentirsi parte di uno Stato, di una collettività, con ciò non voglio dire che allora ci fosse e adesso no, ma se non riscopriamo un disinteressato amore per il bene comune non so dove andremo a finire.
Ha letto il libro Vaticano Spa del giornalista Gianluigi Nuzzi?
Alcuni estrapolati.
Cosa ne pensa di quel fosco mondo della finanza clericale?
Ritengo che lo IOR, per quello che i suoi vertici sono stati in determinati momenti storici, abbia agito in modo antitetico rispetto al messaggio di cui la Chiesa si fa portatrice.
Lei è avvocato penalista per scelta o per necessità?
Esclusivamente per scelta!
Le ho fatto questa domanda per sviluppare questa riflessione che mi viene sulla base di quello che vedo e che cerco di capire; dunque, sembra che i figli, oggi, seppur con le loro polarità, cerchino di dare il loro contributo al risanamento di una società che è stata messa in crisi dai padri; per essere espliciti, penso a lei, a Ciancimino figlio, solo per fare due riferimenti.
Se lei si riferisce ai figli di coloro che hanno dato la vita per lo Stato o che hanno vissuto nell’idealità di consegnare ai loro discendenti un posto più degno in cui vivere, beh, le posso dire che è un bene, per quei figli, aver vissuto la solitudine, lo smarrimento, il dolore che dalle scelte dei padri sono generate, perché oggi portano una spinta vitale alla nostra società.
Senza dubbio; mi interessava però rimarcare il fatto che per una questione cronologia e anagrafica, alcuni figli vivono in maniera ingombrante la figura del padre e cerchino una loro espressione, seppur con ragioni diverse.
Direi che questo è un qualcosa che la storia puntualmente ripropone anche se non in termini assoluti.
Cosa ne pensa del processo breve molto afferente agli scandali finanziari a cui prima abbiam fatto riferimento e del legittimo impedimento.
L’intento che viene dichiarato è giusto, perché non è accettabile che sia chi commette un reato che la parte lesa vivano e subiscano le lungaggini del sistema, è una questione di civiltà. Certo non condivido il provvedimento normativo, non fosse altro perché non c’è dotazione di sorta per il fine che dichiara di voler perseguire per l’ordinamento al quale si rivolge. Insomma, uno slogan talmente mal applicato da rendere drammaticamente evidente che la finalità non è quella del principio.
Qual è la finalità che si vuole perseguire attraverso un altro provvedimento che è quello delle intercettazioni se pensiamo agli ultimi scandali, in particolare quello della protezione civile, di cui mai avremmo saputo se non fosse stato per questo strumento.
Quello delle intercettazioni è uno strumento utilissimo per l’accertamento dei fatti e delle responsabilità; teniamo ben presente che sono da complemento ad un’indagine che non si può basare solo sulle intercettazioni ma che ne fanno da supporto. Certo, non va bene che i contenuti delle intercettazioni passino per le pagine dei giornali quando sono ancora oggetto di accertamento delle responsabilità e delle verità.
La cosiddetta fuga di notizie.
Esatto. E’ vero che c’è una privacy da salvaguardare e dovremmo fare in modo che in nome di questa non si diano motivazioni per privare gli organi giudiziari di questo strumento.
Come li vede i movimenti? Faccio riferimento alle liste civiche nate dalla spinta di Beppe Grillo che si propongono alle regionali e al movimento viola che pur non si è costituito soggetto politico; ecco, li vede in antitesi ai partiti o in complementarietà?
Ho recentemente riletto uno dei documenti propedeutici al Piano di Rinascita Democratica della P2; ebbene, lì si cela quello che alcuni politologi e analisti della politica avevano già affermato un po’ di anni fa studiando tale documento, ossia: che la democrazia non è il bene del Paese e cioè che l’eccesso di partecipazione blocca lo sviluppo; ora, io trovo che sia un pensiero devastante e la storia dell’uomo più o meno ce lo dimostra. Di conseguenza, ritengo che questi movimenti che rendono possibile e viva la partecipazione della gente alle cose della politica, altro non siano che la possibilità di creare un ordinamento consapevole degli interessi effettivi del Paese e non soltanto di alcuni.
Lasciamoci con quest’ultima riflessione, riprendendo il titolo del suo libro Qualunque cosa succeda; può questo Paese continuare a nutrirsi degli esempi positivi di coloro che a posteriori amiamo definire “eroi”, sostituendoli all’assunzione di una reale responsabilità civile da parte di ognuno di noi?
Questi esempi sono la dimostrazione del fatto che non si considera la responsabilità; non solo, se noi continuiamo a guardare a questi esempi come a degli “eroi”, a dei soggetti che hanno fatto qualcosa di straordinario, perseveriamo a sbagliare. Sono persone normali che non hanno niente di diverso da quello che possiamo avere tutti noi. E’ evidente che abbiamo lo stesso potere di cercare di cambiare le cose; è nel momento in cui diventano dei “martiri”, che li svuotiamo della loro normalità e li consegniamo alla anormalità della società in cui vivevano e viviamo. Del resto, tutti noi, non ci troviamo a dover affrontare delle scelte particolarmente drammatiche e se le ispirassimo agli stessi principi di coloro che amiamo definire “eroi”, avremmo un Paese molto migliore di quello in cui ci ritroviamo a vivere.























 

 

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