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Intervista


Intervista a Nichi Vendola, governatore della regione Puglia

di Massimiliano Forgione - 23/02/2010

Politicamente, ha sempre ottenuto risultati strepitosi, con la forza della sua personalità, delle sue idee, della sua genuinità. Si avvicinano le regionali e lei sembra essere sicuro di un altro risultato favorevole. E’ una consapevolezza che le deriva da un rapporto consolidato con il suo elettorato?
Se la politica non torna a riconnettersi con le persone in carne ed ossa, non torna ad occuparsi della vita e della morte del corpo individuale e dei corpi sociali, dell’ambiente, rischia rapidamente di deperire e di trasformarsi nell’arte di arrangiarsi di una casta che cerca di sopravvivere stancamente a se stessa.
Molte volte è importante e sufficiente sapere ciò che la gente non vuole per poter condurre una buona politica. Lei ha messo in chiaro che non ci sarà privatizzazione della distribuzione dell’acqua e non verranno insediate centrali nucleari fintanto che sarà governatore della Puglia. Ci può dire perché la difesa che lei fa del territorio è così invisa a quella parte del governo che, sul federalismo, ha fatto le proprie fortune politiche?
Dobbiamo recuperare questa idea: della politica portatrice di una missione che deve essere sempre misurata dalla visione che offre del futuro. Quando si pensa che la politica è una proprietà privata degli apparati si compie un errore. La politica è cambiamento effettivo quando diventa una proprietà pubblica; io così l’ho vissuta e così intendo continuare a viverla. Sul federalismo, poi, bisogna intendersi. Oggi abbiamo in carica il Governo più centralista della storia d’Italia. Da un lato, si riempiono la bocca di federalismo e, dall’altro, procedono con pratiche che non sono solo antifederaliste ma anche antiregionalistiche e, talvolta, antidemocratiche.
Il Sud continua ad essere terra di frodi. Il saccheggio delle ricchezze, che nel tempo è stato fatto, chiama in causa non soltanto una volontà politico-economica che dai Savoia in poi esclude il Meridione, ma politici locali corrotti e imprenditori avidi. Cosa si propone di fare per una ulteriore crescita economica della sua regione che coinvolga risorse umane che, a causa del malcostume clientelare, non riescono ad esprimersi nella propria terra?
La moralizzazione della vita pubblica è un banco decisivo della democrazia. La corruzione è furto di diritti e di beni comuni; per noi la legalità deve essere una bussola. A fronte della sciatteria e dell’incuria delle passate stagioni, noi in questi cinque anni abbiamo reso la Puglia un modello per gran parte delle regioni del Sud e dell’Europa. La nostra regione oggi mostra una vitalità e una voglia di riscatto che ne fa sicuramente, sia in termini di sviluppo che di nuova occupazione la porzione più vitale del Mezzogiorno. Occorre continuare su questa strada e irrobustire le radici del cambiamento.
Sull’esperienza delle vicende giudiziarie nate dall’annosa gestione opaca del sistema sanitario pugliese, come intende intervenire affinché questo possa essere un settore assolutamente trasparente per i cittadini?
Le scelte in materia di politiche della Salute sinora operate dall’attuale Giunta regionale hanno consentito in questi anni di cominciare a rimediare progressivamente ad una situazione fortemente critica, ereditata dalle precedenti giunte, e di pervenire all’approvazione del Piano regionale di Salute. La salute dei cittadini parte innanzitutto dalla qualità della vita e dalla tutela dell’ambiente. In questo ambito abbiamo avviato una vera rivoluzione gentile ancorché contrastata spesso con modi assai rudi. Il lavoro che bisognerà fare è quello di collegare i servizi ospedalieri riqualificati e risanati a una rete di servizi territoriali che possano drenare una parte importante di quella domanda di salute che inappropriatamente talvolta precipita nella rete ospedaliera. Inoltre, bisognerà procedere con maggiore incisività nel risanamento finanziario, attivando una guerra senza quartiere agli sprechi, anche attraverso forme di controllo più stringenti e puntuali.
Lei opera all’interno del PD, assieme a Claudio Fava e non solo, ha dato vita a Sinistra e Libertà; nello stesso tempo noto una sua attenzione alle evoluzioni delle Liste Civiche di Beppe Grillo. Quali punti di comunanza vede, anche se non possiamo fare a meno di constatare che il PD tende sempre più verso una monoliticità, in queste forme di democrazia partecipata?
È necessaria una cultura politica che cominci a disegnare un’altra società possibile, che contribuisca a cambiare la vita concreta delle persone, che sappia coniugare le moderne questioni del lavoro al diritto di cittadinanza, che sia anzitutto vettore di ricostruzione d’una comunità sociale. Occorre investire sull’equità sociale, cioè su una grande opera di redistribuzione delle ricchezze, perché equivale a investire sullo sviluppo. Un miglioramento delle condizioni economiche della parte più povera della nostra società è già di per sé una garanzia di stabilizzazione dei miglioramenti dell’economia ed è un fattore fortissimo di sviluppo.























 

 

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