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Intervista


Intervista a Luigi De Magistris

di Massimiliano Forgione - 25/02/2010

Quello delle corruzioni è da considerare un sistema politico-economico ormai trasversale, sembra che nulla sia cambiato dalla prima alla seconda Repubblica, anzi, sembra che l’evoluzione, rispetto a tangentopoli, sia non più il conferimento della mazzetta ma l’adozione di un sistema di aziende di riferimento; tutto ciò emergeva già dalle sue indagini supportate dalle intercettazioni fatte da Gioacchino Genchi.
Innanzitutto preciso che Gioacchino Genchi non ha fatto intercettazioni telefoniche ma uno studio dei traffici dei tabulati che certo è stato importante ma rappresenta un segmento di tutto il lavoro che ho fatto. Dir poi che tutte le forze politiche sono coinvolte in questo sistema è un po’ ingeneroso, perché è vero che si tratta di un sistema trasversale, però è anche vero che ci sono delle eccezioni nel quadro politico contemporaneo; la diversità rispetto alla tangentopoli del 1992, ’93 e '94 è abbastanza evidente, all’epoca c’era un rapporto soprattutto di sudditanza da parte dell’imprenditoria nei confronti della politica, quindi parliamo di un rapporto corruttivo di tipo tradizionale, il conferimento della mazzetta; adesso, il sistema è diventato molto più intrecciato, per cui, attraverso un apparente rispetto delle norme, si commette l’illecito in un rapporto assolutamente paritario tra imprenditoria e politica. I risultati, poi, sono gli stessi, ossia: aumento della spesa pubblica e conseguente indebitamento. Per esempio, le somme immani dei finanziamenti pubblici provenienti dall’Europa, statali, come nel caso della Protezione Civile, i fondi strutturali, i fondi per l’agricoltura, per lo sviluppo, insomma, gli ingenti quantitativi di denaro che circolano hanno dato adito ad una parte della politica e dell’imprenditoria corrotte di sedersi allo stesso tavolo. Molti imprenditori che operano attraverso i fondi pubblici hanno costituito società miste pubbliche dove all’interno dei consigli d’amministrazione hanno inserito personaggi legati anche agli organi di controllo, agli organi di garanzia; ecco che scopriamo atti di corruzione nei confronti della Magistratura da parte di quella che a buon diritto si può definire la mafia dei colletti bianchi, ossia la mafia del terzo millennio che, abbandonato pian piano la strategia militare di attacco alle istituzioni, è entrata nella gestione della cosa pubblica, nel circuito dell’economia, nel controllo del lavoro e, conseguentemente del consenso. Questo sistema sta corrodendo profondamente le fondamenta democratiche del nostro Paese.
A proposito di fondi europei, c’è questa anomalia; dunque, è vero che in Italia arrivano tanti finanziamenti che poi vengono gestiti nel rispetto del malaffare istituzionale, però è anche vero che una parte dei fondi non trovano voce di spesa in quanto non progettiamo abbastanza per poterne usufruire. Insomma, la nostra incuria per il denaro pubblico si esplicita sia che riceviamo i soldi sia che non li riceviamo.
Non è sempre così. Ci sono veri e propri casi di truffa e di corruzione, così come ci sono casi di violazioni formali, ossia di danno erariale non doloso, poi ci sono i casi di investimento e uso corretti del finanziamento, la quarta casistica riguarda proprio la mancanza di possibilità di spendere i soldi che dall’Europa vengono girati all’Italia, perché non c’è capacità progettuale; quest’ultimo è un caso tipico di incapacità della nostra classe dirigente.
Lei ha rinunciato alla carica di magistrato per poter meglio ottemperare al suo nuovo incarico di Presidente della Commissione controllo bilanci alla Commissione europea; eppure, proprio al Parlamento europeo, ci sono parlamentari non solo italiani che continuano ad esercitare, nel loro paese d’origine, la libera professione privata. Ecco, quanto l’Europa è sensibile a normare questa anomalia?
Ma questo accade anche in Italia…..
Certo!, però in Italia non ci aspetteremmo mai che a ciò si ponesse fine.
Il punto è che ci sono alcune funzioni che sono assolutamente incompatibili con il mandato parlamentare, per esempio, una persona non può fare contemporaneamente il magistrato e il parlamentare, il poliziotto e il parlamentare; quindi, su questo il divieto dev’essere assoluto e credo che lo sia anche negli altri Paesi; poi, ci sono professioni che sarebbero assolutamente incompatibili con il mandato parlamentare. Bisogna fare una riflessione di carattere generale e vedere quali professioni possono o no essere compatibili; ricordiamoci, però, che quello di parlamentare non è un lavoro, è un incarico che non sostituisce il lavoro e che ha una scadenza. Comunque, tutti i lavori pubblici sono incompatibili con il mandato parlamentare.
Magari si potrebbe prevedere una sospensione dell’esercizio della professione privata; le ho posto la riflessione in quanto la considero una questione etica.
E’ chiaro che è necessaria una riflessione.
Quanto si può fare a livello europeo per evitare, nell’ordine, questi tre disegni di legge di prossima discussione alla Camera: stretta su internet, processo breve e intercettazioni.
Allora, su intercettazioni e processo breve l’Europa non può fare assolutamente niente perché la giustizia è materia di competenza esclusiva degli stati nazionali; per quanto riguarda internet le cose stanno diversamente in quanto la materia attiene ad una libera manifestazione del pensiero, il pluralismo dell’informazione, l’indipendenza dell’informazione; tant’è vero che in Europa stiamo discutendo di internet come diritto accessibile a tutti, quindi del dovere da parte degli stati, dei governi, delle comunità di garantire l’accessibilità gratuita a internet. Ahimé, è l’unica difesa, delle tre che lei propone, che in Europa si possa realmente fare.
Lei ha operato nella realtà calabrese, a Catanzaro, vorrei sapere che idea s’è fatto degli accadimenti di Rosarno e quanti focolai di questo genere, a suo avviso, ci sono in Italia.
Ma quella di Rosarno è una polveriera che poteva deflagrare da un momento all’altro e si tratta di fatti molto gravi perché le istituzioni che conoscevano benissimo quanto stava lì avvenendo non sono intervenute. E’ una questione che marginalmente chiama in causa la popolazione, in quanto è la criminalità organizzata che ha aggredito gli immigrati che poi costituiscono la spina dorsale dell’economia di quell’area, essi coltivano terre e lavorano latifondi e prestano la loro opera lavorativa in contesti completamente asserviti alla malavita. La cosa ancora più grave è che il Governo non è intervenuto per ripristinare i diritti dei migranti che vivono in baracche e in condizioni disperate per pochi euro, bensì per riportare l’ordine pubblico deportando i migranti in altre parti del territorio nazionale. Quindi, abbiamo una mortificazione dei diritti degli immigrati da parte della ‘ndrangheta da un lato e del Governo dall’altro. Certo quanto è accaduto a Rosarno non va visto come episodio isolato, qualcosa di simile è già accaduta in altre aree del territorio nazionale.
Che idea s’è fatto dell’aggressione a Berlusconi; preciso, Gioacchino Genchi è stato l’unico a sollevare pubblicamente le perplessità che circolano a riguardo e l’ha fatto dal palco dell’ultimo congresso dell’IDV.
Ma guardi, io l’ho detto sin dall’inizio, questa è una vicenda che dev’essere accertata, com’è giusto che sia, dalla magistratura che, su quell’episodio, sta facendo indagini. Credo che lo stesso non debba essere oggetto di strumentalizzazioni di tipo politico, nel senso che la vita politica di un Paese non può essere condizionata da quel tipo di episodio.
L’esigenza di scrivere un libro dal titolo Giustizia e Potere per la Editori Riuniti, da dove nasce e quale messaggio vuole portare ai lettori.
Mi è stato proposto dalla casa editrice di fare una intervista a tutto tondo, molto ampia, con un giovane giornalista e scrittore. Il libro attraversa diverse questioni della nostra società e veicola la mia riflessione sulla mia esperienza calabrese, quella politica. Si tratta di un libro-intervista che è stato realizzato in poco tempo che vuole dare un contributo culturale, politico e una riflessione sullo stato di salute complessivo del nostro Paese.























 

 

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