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Intervista


Intervista a Vitaliano Trevisan

di Marcello Masneri e Massimiliano Forgione - 06/04/2011

Autore del testo teatrale “Una notte in Tunisia” Einaudi edizioni, interpretato da Alessandro Haber.

Facevo una considerazione mentre guardavo lo spettacolo: nel comportamento di Craxi abbiamo potuto “apprezzare” la dignità dell’esilio, in politici d’altri tempi addirittura il coraggio della galera, in quelli di oggi?

Nessuna dignità! Sono personaggi privi di qualsiasi spessore tanto che non si potrebbe neanche scriverci su qualcosa. Provo profondo imbarazzo per loro ed è una cosa che mi capita in teatro quando vedo attori costretti a recitare un copione pessimo, misero. E’ uno spettacolo triste quello a cui assistiamo che assieme all’imbarazzo per loro mi procura un certo intristimento, ma penso sia comune a molti.
Vorresti spiegare meglio questa dicotomia che operi tra i due diversi generi teatrali della satira e della drammaturgia, sappiamo che ti esprimi attraverso quest’ultimo genere?
E’ una separazione netta nella quale credo assolutamente. Vedi, non basta mettere sul palco qualcuno e riprodurre il tutto come se fosse un format dove nell’uso della parola non è prevista la pausa, è una sorta di televisione sul palcoscenico, è un’altra cosa che non ha alcun effetto, è un genere che paga, d’accordo, ma non è ciò che m’interessa.
A me viene in mente Marco Baliani e il suo teatro di narrazione…
…ma Baliani ha lasciato la narrazione riconoscendola come legata ad un determinato periodo storico e dettata nella scelta a precise ragioni economiche. E’ per lui una parentesi chiusa che ha determinato un periodo della sua vita artistica, così come lo è per me.
Infatti, c’è una certa critica fatta oltre che da te anche da Baliani.
Ma sì, perché quello non è teatro, annulla l’attore, il pubblico, il personaggio e pone in una condizione per cui non sai più se chi si commuove è l’attore o il personaggio che sta recitando.
E’ ancora Baliani che dice di non sopportare il pubblico che si indigna perché già lo è lui come attore degli spettacoli dei teatranti!
Ma per me è disgustoso vedere lui (il riferimento è a Marco Paolini) che si commuove a comando, è una riproduzione, è finzione, perché non è possibile replicare tante volte e commuoversi tutte le sere. Tutto ciò annulla il senso della discussione e fa diventare il genere un 'nulla'.
Anche nel tuo bellissimo libro Tristissimi giardini muovi una critica neanche tanto velata all’attore Marco Paolini.
Ho scritto esattamente come è andata, né più e né meno.
E quindi l’aggettivo ‘civile’ apposto a teatro ha perso un po’ il suo significato.
Secondo me se uno fa i soldi con il senso civico vuol dire che il suo impegno è andato a farsi fottere ancora prima di nominarlo. Quello dell’impegno civile è una cosa individuale secondo me, e allora lo porti avanti per te, ma nel momento in cui lo fai per motivi di comunicazione diventa un format e allora meglio Vasco Rossi che dice: “Io suono solo per soldi”, l’ha detto lui e lo trovo un atteggiamento eticamente corretto, tutto il resto è merda!
Il lancio di monetine da parte della gente ad un politico evoca l’immagine di Craxi che esce dall’hotel Raphael di Roma; il popolo viola recentemente ha emulato quel gesto e qualche giornalista l’ha condannato ironizzando sul fatto che, tra l’altro, è anche un'operazione economicamente perdente. A me, però, il senso di una rivalsa lo dà vista la consistenza della materia: la moneta dell’euro è pesante!
Le masse non mi convincono mai, ho sempre creduto molto nell’individuo è nella sua singola capacità di indignarsi e assumere comportamenti consequenziali.
Ci vuoi anticipare qualcosa dei tuoi lavori in corso?
Ho scritto una commedia che se tutto va bene vedremo il prossimo anno.
Ci vuoi dire il soggetto?
Ti dico il titolo: La bancarotta, un vecchio testo di Goldoni che a sua volta riprese da uno già esistente; per cui, io, lo riscrivo per la terza volta. Un tema molto attuale!























 

 

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