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Intervista Musica


Paolo Conte
Un breve incontro prima del suo concerto a Bergamo

di Massimiliano Forgione - 08/11/2007

Elegia, Paris Milonga, Elisir, nei suoi lavori lei evoca spesso mondi vivibili, si direbbe, prendendo ispirazione dalla bruttura delle nostre metropoli. Come fa?
In realtà io vivo in una città piccola, mi sono addirittura ritirato in campagna, quindi le grandi città non le frequento molto da vicino; le guardo, le annuso, cerco di capirle, mi attraggono, dal punto di vista del paesaggio urbano, propriamente pittorico.
Quindi per raccontare la possibile bellezza di questi posti è necessario non viverli?
Salgari aveva fatto così! Non è solo esotismo, è una specie di pudore che è tipico dei novecentisti: scrivere di cose che potrebbero avvenire anche nella quotidianità però trasporle su una ribalta teatrale lontana, piena di altri…
….di evocazioni!
…di evocazioni!
Mi ricordo in una sua vecchia intervista lei disse: “Dopo tanti sacrifici al pianoforte questo successo è meritato.” Oggi, il successo prescinde dal sacrificio.
Ci credo in quella frase, il mio successo è meritato. E’ vero che oggi c’è meno abnegazione ma la strada per il successo è comunque difficile per il semplice fatto che c’è troppa concorrenza.
Tra l’altro il suo successo è tardo e maturo.
In fondo l’ho vissuto bene perché non ero più un ragazzino, gli ho sempre dato il valore che poteva avere e riconosciuto la fortuna, il privilegio che mi ha dato.
Quanta passione e quanta vitalità ci mette ancora nei concerti che fa?
Io ce la metto sempre tutta! Intanto, per me ex dilettante vivere con i miei musicisti una serata di musica è sempre….
…come suonare a casa?
Ma neanche tanto quello, è un mondo professionale dove c’è un pubblico che comunque va accontentato…..
…esigente anche….
Sì, lo è; magari è affettuoso ma può essere anche esigente. Però, è proprio l’idea di passare una serata suonando che è affascinante, sempre e comunque una serata spesa bene. Questo è quanto mi tiene su insomma.























 

 

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