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Intervista


Intervista a Pino Aprile autore del libro 'Il Sud puzza', Piemme edizioni

di Massimiliano Forgione - 18/11/2013

‘La terra dei fuochi’ circoscrive un’area geografica ben precisa, quella di un Sud che puzza e che metaforicamente, ma potremmo anche dire concretamente, si incendia. Ci dici perché?
La zona geografica in questione (Piana del Volturno, a nord di Napoli, fino alla provincia di Caserta, il Monte Massico, che chiude la piana) è uno spunto, un’evidenza giornalisticamente attuale, ma ‘la terra dei fuochi’ è Taranto con l’Italsider, è la Lucania che viene desertificata per l’estrazione di petrolio, è la Calabria dove la gente si unisce in associazioni per ribellarsi contro la criminalità, a volte nella più assoluta indifferenza delle istituzioni, altre contro le stesse complici e colluse, e altre ancora con queste quando collaborano fino a rinforzarle e rinforzarsi. Quindi una terra, quella di tutto il Sud, che si incendia e si ribella contemporaneamente. Questo è un fenomeno interessantissimo spiegato con una teoria matematica da uno dei padri della geometria delle reti, il professor Albert Làszlò Barabàsi che, nel suo libro Lampi, matematicamente misura l’avanzamento di settori sociali. La rete è il disegno del modo in cui accadono le cose in questo universo. Ora, consideriamo una persona nella società che, per l’assunzione di un problema, si unisce con altre persone e, insieme, costituiscono un’associazione che allaccia rapporti con altre associazioni, comitati, aggregazioni fino a costituire una rete vera e propria. Attraverso questa connessione totale si ha un cambio di stato.
(In matematica si dice che è emersa una componente gigante, in fisica che si è avuta una percolazione e il cambio di stato può essere per esempio l’acqua che passa dallo stato liquido a quello solido, tra gli esseri umani, si dice che è nata una nuova comunità. E' in atto al sud la nascita di un cambio di stato, cioè di una comunità che cerca regole e le fa rispettare e quando non le ha se le dà. E' un fenomeno pazzesco, anche perché una branca della geometria delle reti, che è la teoria dei lampi e delle raffiche, spiega che in questo universo le cose succedono così: per moltissimo tempo non succede niente e in tempi molto ristretti, velocemente, accade di tutto, poi ancora per molto tempo non succede niente, ed è esattamente quello che sta accadendo al Sud.) (Pino Aprile)
Ad un certo punto il Sud si è svegliato con la puzza e non ha più potuto ignorare la situazione. In questo tuo viaggio investigativo hai raccolto testimonianze forti di una condizione insostenibile.
La puzza caratterizza questa parte d’Italia da troppo tempo ma adesso si sente olfattivamente. Parto dalla mia esperienza di tarantino che vive in città fino a 23 anni in un quartiere tra i più popolari e di fronte allo stabilimento siderurgico, l’Italsider. Ebbene, la puzza non la sentivo. Cos’è avvenuto: la somma di inerzie, collusioni, violazioni di qualsiasi norma e decenza, ad un certo punto hanno portato al superamento di una certa soglia di tollerabilità per cui, la puzza la puoi respirare e non puoi fare altro che prenderne coscienza. Ora, questa presa di consapevolezza, assieme all’esigenza improrogabile di cambiare, è totale.
La riscoperta di una storia negata del nostro Risorgimento: dei massacri compiuti al Sud, delle rapine, dei saccheggi, delle distruzioni delle fabbriche, delle aziende che erano al Sud, distrutte o smantellate e portate al Nord, delle maestranze e competenze trasferite al Nord; tutto quanto non ci è stato mai raccontato e nel momento in cui viene acquisito comporta una presa di coscienza anche su tutto il resto; il che vuol dire che quando ci si risveglia non avviene aprendo un occhio solo ma tutti e due. Allora ti accorgi che c’è la puzza, che la distribuzione delle risorse fatta dallo Stato è follemente iniqua e stupida, perché un Paese che ritiene di salvare il proprio livello di vita arricchendo solo una parte a danno di un’altra è come un corpo umano che lascia andare i piedi in cancrena perché ha l’uso delle mani, ma così è tutto il corpo che muore.
Il risveglio ti lascia solo una strada davanti e attiene alla responsabilità del sapere, perché solo chi non sa è incolpevole, ma chi è a conoscenza dei fatti diventa responsabile delle proprie azioni e può decidere di rimanere colpevole se non agisce o di scrollarsi di dosso la colpa nel momento in cui lotta per cambiare lo stato delle cose. Ora, il Sud, tutto, si sta scrollando di dosso questa colpa.
Tutto ciò nonostante le istituzioni. Anche il governo Letta prosegue in questo andamento contrario.
Chiunque giunga a governare questo Paese si troverà ad ereditare una condizione di iniquità che può decidere di alimentare o far cessare. Questo è il Paese più iniquo dell’occidente e lo dicono le statistiche di organismi tra i più autorevoli: divario più alto tra stipendio minimo e massimo, mentre in Francia la differenza è di 1 a 10, in Italia è di 1 a 500; maggiore iniquità nei confronti dei giovani: unico paese in Europa a non avere un salario sociale, giovani disoccupati abbandonati a se stessi e interventi insignificanti che non mutano il dato drammatico di disoccupazione. Ciò è funzionale al sistema, i giovani che sono risorse intellettuali, di competenze, devono andare via laddove i poteri hanno bisogno, devono emigrare per evitare di far fruttare le loro conoscenze nei luoghi d’origine. Questo è il sistema economico che regge questo Paese, imposto prima con le armi e poi con politiche economiche e governative ferocemente discriminatorie. Ancora, questo è il Paese in occidente con il più grande scarto di attenzione tra anziani e giovani: qui ci cono i vecchi più garantiti di tutto l’occidente a danno delle nuove generazioni. Questo è il Paese che ha il minor grado di attenzione in assoluto verso le donne: la condizione di giovane e donna in Italia è drammatica, la tutela è al di sotto del minimo, una giovane lavoratrice che diventa mamma perde il lavoro, mentre in Francia e altri paesi d’Europa lo Stato si prende cura delle giovani mamme. In Italia, se sei povero, sei maledetto e questa povertà è costruita da politiche economiche volute.
Il Governo Letta è presieduto da un signore che un paio d’anni fa dichiarò che l’Italia sarebbe stata più avanti della Germania se non avesse avuto la Calabria e la Campania. Ovviamente, questo Paese sarebbe molto più avanti se non avesse una classe dirigente del livello del signor Letta, di suo zio e di tutta la gente come lui al Governo. Il Signor ministro Lupi quando si è trovato a stanziare 2miliardi e 350milioni di euro per rilanciare l’economia di questo Paese si è prodigato molto perché il 97% di questa cifra fosse destinata alla parte più ricca e il rimanente 3% alla parte più povera. Le infrastrutture sono state fatte al nord e al centro con i soldi di tutti gli italiani, e parliamo di aeroporti, autostrade, linee ferroviarie, mentre al sud si continua a tagliare: in 70 anni sono stati smantellati più di 1000 km di ferrovia e Moretti (AD delle FS) continua a tagliare, l’alta velocità si ferma al centro; l’autostrada Salerno-Reggio Calabria viene imputata come colpa al Sud, cioè, non solo le infrastrutture non vengono fatte ma quando ciò avviene è in accordo con la mafia e la colpa di questa spartizione viene data ai meridionali. Il problema di questo Paese che non lo farà mai crescere è la ferocissima iniquità che lo caratterizza ed è un peso intollerabile. E’ stato calcolato che se in Italia le infrastrutture esistenti fossero presenti al Sud in egual misura che al Nord, il PIL crescerebbe in maniera esponenziale.
Auspicheresti nuove elezioni?
Sì perché il risultato delle elezioni non è il governo che questi signori ci propinano, non puoi unire ciò che la gente vuole diviso e l’elettorato va rispettato. L’esigenza che questi signori hanno di stare insieme scontenta tutti e il risultato è la schifezza che tutti i giorni vediamo. Questo è un Paese allo sbando quasi totale. Violentare così la volontà popolare è il frutto di un atteggiamento mentale terribilmente e pericolosamente aristocratico e presuntuoso. Il Presidente della Repubblica si dovrebbe vergognare di questo stato di cose che avalla, incoraggia, difende. Nuove elezioni potrebbero significare anche liberarsi di lui.
Prima hai parlato del reddito di cittadinanza. C’è un partito politico in Parlamento che l’ha avanzato e pare intenda portare avanti la discussione sul tema. Mi riferisco al M5S, l’unica rappresentanza credibile. Vorrei il tuo pensiero in merito.
Il M5S è l’espressione dell’insoddisfazione e della rivolta in atto da parte del popolo italiano nei confronti della colpevole e consapevole sordità dei partiti che continuano a spartirsi le risorse del Paese a proprio uso e consumo. Per usare una metafora siamo in un momento storico in cui il contado dà l’assalto al castello e questa forza variegata è tenuta insieme dalla necessità della conquista e le differenze, ora come ora, non hanno nessuna influenza. La necessità delle scelte sorge una volta conquistato il castello perché a quel punto lo devi amministrare ed è necessario fare delle scelte che non potranno non risentire della natura delle diverse anime di cui il Movimento è costituito. Il M5S non è ancora giunto a quel punto, per quanto siano dentro il castello in realtà, questo, è ancora in mano ai malfattori, a gente che ha fatto tutto il male possibile a questo Paese e l’unico bene che potrebbero fare è andarsene tutti a casa. E in questo il M5S è una clava che picchia sulle teste di quei delinquenti, quindi è bene che ci sia e sta facendo un buon lavoro.
Ed è bene che ci sia perché il cambiamento è sempre auspicabile che avvenga per vie pacifiche.
Dev’essere così e intanto il Movimento c’è. Se ne può dire tutto il bene e il male possibile e anche giustificabile, ma è fuori discussione che sia una coscienza critica enorme e inconciliabile con quella della forza unica negativa presente in Parlamento.
(intervista disponibile alla sezione audio)























 

 

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