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Intervista


Intervista a Marco Maroni

di Massimiliano Forgione - 16/05/2015

Giornalista e autore, assieme a Gianni Barbacetto, del libro: Excelsior, il gran ballo dell'Expo, per Chiarelettere.

L’Italia si aggiudica l’Expo. Quali sono stati gli aspetti decisivi che l’hanno vista affermarsi rispetto alla Turchia?
Le ragioni ufficiali parlano di un dossier molto ricco di iniziative, proposte e divertimenti, un impianto tematico che coinvolge tutto il Paese con a capo una città molto attrattiva quale è Milano, simbolo del ‘Made in Italy’ del Design, della Moda, dell’Industria alimentare.
Però, occorre dire che il comitato dell’allora sindaco Moratti, che aveva dato vita all’iniziativa Expo, ha fatto un grandissimo lavoro di lobby, nel senso che ha insediato i suoi uomini in tutti i Paesi del mondo per convincerli a votare Italia. Dobbiamo chiamarla ‘lobby’ perché non possiamo fare diversamente, sono state finanziate iniziative a destra e a manca, è stato impiegato un grande quantitativo di danaro che, alla fine, ha dato i suoi risultati. Qualche mese prima di andare al BIE (Bureau International des Expositions) di Parigi per vincere la gara, era stata annunciata la nascita della fondazione ‘Alliance for Africa’ che doveva destinare dai 10 ai 100 milioni di euro ai Paesi africani per aiutarli nelle loro pratiche agricole e creare cooperazioni di diverso genere. Ebbene, di questa fondazione non se n’è fatto più niente dopo che l’Italia s’è assicurata Expo, eppure ogni nazione vale un voto, indipendentemente dalla sua ricchezza.
Come mai Expo viene realizzata proprio su quei terreni?
Innanzitutto, bisogna premettere che un’Expo che venga realizzata su terreni privati è una novità in assoluto, mai successo dal 1851 (prima Exposition a Londra).
La scelta di quei determinati terreni risolve dei problemi anche alla Fiera, proprietaria di alcuni terreni dell’area e che, nel tempo si era indebitata. Così, viene costituita una società di diritto privato, Arexpo, che vede Regione, Comune e la stessa Fiera tra i soci; questa acquista i terreni di proprietà della Fiera stessa, che a suo tempo aveva pagato 15euro a mq, alla cifra di 60euro a mq, mettendo a posto i bilanci della Fiera. E, inoltre, facendo un favore ai Cabassi, proprietari di circa il 30% dei terreni, che hanno beneficiato di una rivalutazione molto generosa degli stessi.
Siamo quindi ai tempi della giunta Moratti e nel 2011, a giochi fatti, diviene sindaco Pisapia. Che ruolo hanno avuto, in tutto questo processo, Formigoni e Maroni?
Formigoni, in quanto Presidente della Regione, per tutto il periodo iniziale ha avuto un ruolo di primo piano come la Moratti, con molti contrasti, tanto da non fare altro che litigare per tre anni da che Milano viene scelta quale sede per l’Expo. Contrasti che continuano tra vari esponenti del centrodestra, allora ancora guidato da Berlusconi, per decidere la ‘governance’, che è un termine elegante per dire chi comanda, chi spartisce le poltrone ed ha, in buona sostanza, le chiavi della cassa. Quello che più riesce a prevaricare è Formigoni che vanta più affiliazioni, tra cui Rognoni (arrestato per turbativa d’asta e truffa), a capo di Infrastrutture Lombarde, il grande appaltificio della Regione, che riesce a diventare il dominus di Expo, tanto da accaparrarsi molti appalti.
Maroni ha un profilo più basso e Pisapia deve assecondare decisioni già prese con tutte le aspettative che nel frattempo hanno generato.
Cosa ci puoi dire degli appalti, molti sono stati assegnati senza gara.
La maggior parte degli appalti dell’Expo sono stati assegnati senza gara. Sappiamo quanto questa sia un presidio di correttezza e trasparenza, ebbene, in nome dell’emergenza, nonostante ci siano stati sette anni per poter procedere senza affanni, si va in deroga alle norme del codice degli appalti che vengono assegnati, appunto, senza gara. Ma anche dove ci sono state gare, per esempio sui quattro principali appalti (che insieme ammontano a mezzo miliardo di euro): sulla rimozione delle interferenze (spianamento dei terreni), della piastra (gittata di cemento), delle architetture di servizio (tutti i servizi al di fuori dei padiglioni) e Palazzo Italia, sono state riscontrate irregolarità tanto da essere oggetto di inchieste della Magistratura con arresti (ad oggi sono 18 per tutti gli appalti), tra cui Acerbo e Paris, ex dirigenti di Expo, vari provvedimenti giudiziari e processi, alcuni chiusi per patteggiamento e altri ancora in corso.
E’ in questo contesto che viene nominato Raffaele Cantone con il compito dirimere le polemiche sulle irregolarità di Expo.
Siamo nell’estate 2014 e i poteri del giudice Cantone sono circoscritti alle gare che si sarebbero fatte in seguito ed è bene dire che la maggior parte degli appalti erano già assegnati.
Sappiamo qualcosa sulle presenze che registra Expo?
Expo si rifiuta di dare i dati sull’affluenza. Cosa inspiegabile visto che c’è un sistema di rilevazione automatico ai tornelli. Tutto ciò senza neanche una spiegazione e in barba alla tanto sbandierata trasparenza.
Cosa rimarrà di Expo dopo ottobre?
Questo è il grande punto di domanda. Tutti gli Expo che ci sono stati negli ultimi decenni hanno lasciato uno strascico di aree ed opere abbandonate e debiti. Noi abbiamo questa enorme area di più di un milione di mq, cementificati, per la quale, al momento, non vi sono compratori. E’ stata fatta un’asta che è andata deserta, consideriamo che il valore richiesto è di 340 milioni di euro e chi acquista dovrebbe mettercene altrettanti per adibire l’area a qualche altro uso. In un periodo di crisi dell’immobiliare, dove Milano conta 1.5 milione di mq di aree commerciali inutilizzate, trovare chi sia disposto a investire 700 milioni di euro è molto difficile. Ci sono delle proposte, tra cui quella che più mi piace è di trasferire lì le facoltà scientifiche del Politecnico.
Parte di soldi di cui le banche comunque dovranno rientrare e che si teme possano gravare, tanto per cambiare, sulle tasche di tutti noi.
E’ il grande rischio perché le banche non mandano in fallimento Arexpo, società partecipata dal pubblico, ossia Regione, Provincia e Comune; piuttosto, spalmeranno il debito sui cittadini attraverso nuove tasse e riduzione di servizi.

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