Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Intervista


Intervista a Marco Zanni, Europarlamentare M5S e Membro della commissione Affari Economici e monetari

di Massimiliano Forgione - 24/10/2015

Quanto è fattibile l’uscita dall’Euro da parte dell’Italia?
Abbiamo dimostrato, nel corso della conferenza tenuta questa settimana a Bruxelles con economisti anche inglesi, che l’uscita dall’Euro è fattibile. Non è un procedimento semplice, considerate le variabili macroeconomiche, ma riteniamo necessario. Quarant’anni di ricerca economica, dalla prima del 1956 di James Meade, confermano quanto l’adozione di una moneta unica sarebbe un disastro per qualsiasi economia di qualunque Paese. A queste ricerche si aggiungono sedici anni di evidenza empirica che ci dimostrano che questa moneta non funziona. Non c’è la volontà politica di renderla funzionale, quindi, oggi, l’unica via rimane l’uscita dall’Euro. Per noi, la migliore soluzione, sarebbe che l’Unione Europea si rendesse conto del fallimento di questo progetto e smantellasse la moneta unica. In assenza di tale convergenza, ogni Paese deve potersi riappropriare della propria sovranità monetaria attraverso un decreto del Governo che stabilisca la conversione di tutti i rapporti di debito – credito esistenti all’interno di uno Stato nella nuova moneta. Il nostro progetto considera l’uscita dall’Euro un mezzo che, assieme ad altre riforme, renda reale la riappropriazione di una sovranità monetaria imprescindibile da realizzare assieme alla riforma della Banca Centrale nazionale e quella del sistema bancario con la separazione tra banche commerciali e finanziarie.
Quanto la rappresentanza europea Cinque Stelle si differisce da quella nazionale?
Noi siamo la fase 3.0 del progetto M5S, nel senso che, man mano che si acquisisce esperienza si evolve. I 17 parlamentari europei 5 Cinque Stelle sono la risultanza di una selezione avvenuta tra 8000 candidature, da cui ne sono state individuate 73 valide sottoposte all’elezione di 100.000 iscritti. Quindi, i parlamentari europei sono scelti sulla base di un curriculum di competenze ritenute meritevoli per rappresentare gli iscritti.
Quanto il modo di lavorare sia diverso da quello di Roma va visto in relazione al diverso funzionamento delle Istituzioni e del procedimento legislativo che riguarda il Parlamento, la Commissione e il Consiglio. Non c’è da sostenere un Governo, quindi c’è più libertà d’azione e maggiore possibilità di creare maggioranze eterogenee sui singoli provvedimenti. Quindi, anche se siamo solo 17 e, di fatto il gruppo più piccolo, riusciamo ad essere incisivi.
Il M5S sale nei sondaggi e purtroppo, sale anche il PD. Chiedo, nel momento in cui Di Battista non si candida per le probabili elezioni di Roma, Di Maio fa altrettanto per Napoli, dove va questa potenziale forza di Governo che non si decide a voler amministrare?
Sicuramente candidando dei rappresentanti così popolari avremmo più possibilità di vittoria ma, se il M5S riesce a raggiungere tali percentuali e, a Roma per esempio, ad essere visto quale l’unica forza in grado di cambiare le cose, è proprio perché abbiamo dimostrato, da che facciamo politica, di avere poche regole e di rispettarle sempre.
Quindi, se Di Battista e Di Maio sono stati votati per il Parlamento, lì devono restare fino a fine mandato!
Esatto! Rompere questo meccanismo sarebbe deleterio. Ritornando a Roma, credo che per governarla il sindaco non debba essere superpreparato dal punto di vista tecnico, bensì: capace di costruirsi una squadra di assessori e collaboratori in grado di risolvere i vari problemi della città e, soprattutto, dev’essere in grado di gestirli. Perché non è in dubbio l’onestà di Marino ma la sua incapacità di catalizzare attorno a dei principi fondanti la sua squadra di governo che l’ha completamente fagocitato.
In questa politica 5 Stelle di lungo termine, alla quale va fatto onore al merito, non temete che il popolo possa non tenere il passo?
Oggi la politica e chi governa viaggiano con un orizzonte di breve termine. Questo noi lo rifiutiamo perché da sempre siamo convinti che per cambiare questo Paese sia necessaria una rivoluzione culturale e, l’unico modo per farla, è agire contro tutto e tutti al fine di cambiare completamente il sistema. Certo che uniformandoci al modo che ancora vige di fare politica potremmo magari prenderci il nostro 40% e andare al Governo, ma commetteremmo un grande errore perché a noi, il Governo senza il cambiamento, non interessa. Ecco in quale ottica va visto il nostro lavoro al Parlamento europeo per una eventuale uscita dall’Euro. Prevedere un piano alternativo è fondamentale, rientra in una visione di lungo termine che, dopo i fatti della Grecia, diventa la sola per non ritrovarsi completamente esautorati della propria democrazia e assoggettati ai tecnicismi dei burocrati di Bruxelles che lavorano per le multinazionali.

Ascolta l'audio dell'intervista























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente