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Intervista


Intervista a Filippo Pizzolato (docente di Diritto Università Cattolica) e Rocco Artifoni (cittadino con a cuore la Costituzione)

di Massimiliano Forgione - 07/11/2016

Cosa succederebbe qualora dovesse passare il Sì e cosa se a passare fosse il No il 4 dicembre?
(Pizzolato) Se dovesse passare il Sì ci troveremmo, un’altra volta, nella situazione di una Costituzione riformata dalla stretta maggioranza che sostiene il Governo; quindi, si indebolirebbe l’idea che la Costituzione è l’insieme delle regole del gioco, probabilmente ci esporremo a nuovi cambiamenti fatti da nuove eventuali maggioranze che dovessero succedere e avremo una Costituzione, nel merito, contraddittoria rispetto al suo spirito originario e anche con meccanismi istituzionali complicati e da verificare. Ecco, io credo si tratti di un enorme passo indietro rispetto alla situazione attuale.
Definiamo cos’è quello che viene definito il ‘combinato disposto’ e perché il cambiamento della Costituzione, assieme a questa legge elettorale, sarebbe un ‘combinato pericoloso’.
(Artifoni) Se passasse la riforma ci sarebbero dei cambiamenti nella Costituzione che, abbinati alla legge elettorale, produrrebbero una determinata situazione. Quindi, si tratta di materie distinte che sono pericolosamente, per come è l’Italicum (legge elettorale), connesse. Per fare un esempio, l’articolo 78 della Costituzione prevede la deliberazione dello stato di guerra da parte, attualmente della Camera e del Senato, qualora passasse la riforma, soltanto della Camera a maggioranza assoluta e il problema è, con questa legge elettorale, che la maggioranza assoluta ce l’ha un partito. Questo è gravissimo, perché significa che il primo partito, diventato tale perché ha ottenuto la maggioranza dei voti dei votanti, ma non degli aventi diritto, potrebbe deliberare, da solo, lo stato di guerra.
Quindi, ci troviamo di fronte ad una riforma mal fatta che, assieme a questa legge elettorale, andrebbe ad alterare gli equilibri di rappresentanza.
Il cambiamento della legge elettorale sembra essere all’ordine del giorno ma posto in agenda a seguito del Referendum.
(Pizzolato) Alcune parti politiche concentrano la loro battaglia sulla legge elettorale, forse perché è quanto più sta a cuore alla classe politica. A noi cittadini deve stare più a cuore la Costituzione perché proprio bloccando questa riforma si fa anche un passo avanti verso la riduzione dei danni provocati dall’Italicum. Io sono convinto che, se questa riforma costituzionale non dovesse passare, questa legge elettorale potrebbe, con maggiori probabilità, essere dichiarata incostituzionale.
Qual è la natura del ricorso fatto dal professor Onida e quali scenari aprirebbe qualora fosse accolto?
(Artifoni) Il giudice di Milano non si è ancora pronunciato. Qualora fosse accolto dovrebbe rinviare il quesito alla Corte costituzionale e, con buone probabilità, il Referendum verrebbe sospeso. Nel merito, il ricorso di Onida è ben fondato per due motivi: il primo, in linea con tante sentenze, è che il quesito che riguarda un unico Sì o un unico No su 47 articoli è sbagliato, in quanto bisognerebbe poter dire Sì o No ad ogni singola materia. Non è vero che è tutto organico, per esempio, cosa c’entra la soppressione del Cnel con la deliberazione dello stato di guerra. Il secondo riguarda problematiche formali ma non di secondaria importanza; l’articolo 16 della legge 352 del 1970 sul referendum, dice che: quando c’è una revisione costituzionale, nel quesito, devono essere indicati tutti gli articoli che vengono modificati. Nella scheda elettorale questi articoli non sono indicati, quindi, formalmente, un Riforma da rigettare.
Dopo la Riforma del lavoro e abolizione dell’articolo 18, la legge elettorale, la Riforma della scuola, quella della Costituzione su quale scia si va collocare?
(Pizzolato) Mentre alcune riforme rientrano nell’ambito dell’indirizzo politico che un Governo si può dare e che può essere giudicato in base alle proprie sensibilità politiche, la Riforma della Costituzione non dovrebbe essere parte dell’indirizzo politico di un Governo. Io ho delle riserve personali sulla Riforma del Jobs Act che in alcune sue parti rischia di riconsegnare il lavoratore ad una subalternità ed ho molte riserve sul fatto che rientri nell’indirizzo politico del Governo una Riforma che riguarda la Costituzione che è una materia che per il Governo dev’essere limite e mai oggetto di riforma.

L'intervista si è tenuta presso la Libreria Terzo Mondo di Seriate























 

 

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