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Intervista


Intervista a Paolo Barnard autore del saggio Il più grande crimine

di Massimiliano Forgione - 02/09/2012

Cos’è il denaro?
Il denaro è sempre stato uno strumento imposto da un Sovrano per ottenere e mantenere una parte di controllo sulla popolazione del territorio in cui regna, ora, che sia un Sovrano o un Governo è esattamente la stessa cosa. Occorre operare una distinzione tra denaro moderno e ciò che era per un lungo tempo precedente agli anni ‘70 in quanto, in virtù della funzione suddetta, era collegato ad un bene materiale come poteva essere l’oro (ricordiamoci delle riserve auree in vigore fino al 1971, ndr), mentre in seguito diventa uno strumento completamente svincolato da qualsiasi legame materiale e, alla funzione di controllo della società, unisce la valenza di strumento di scambio economico, ossia di un codice astratto che permette al lavoro, alla produzione, di quantificarsi in beni.
Cosa significa per uno Stato perdere la sovranità monetaria?
Significa non esser più il supremo emissore di quella moneta, perderne la proprietà legale ed essere costretto ad approvvigionarsene da altre fonti.
A cosa servono le tasse in un Stato a sovranità monetaria?
In uno Stato a moneta sovrana, sorprendentemente per chi ascolta o legge quest’intervista, le tasse non servono al suo finanziamento in quanto è il proprietario-emissore della sua moneta e non necessita di rivolgersi a dei privati per ottenerla e distribuirla. Ora, la tassazione, che è un processo complesso da raccontare, impone l’esistenza di una determinata moneta in quanto, se così non fosse, i cittadini potrebbero rifiutarla per preferirne un’altra o altri mezzi di scambio. E’ attraverso quella determinata moneta che lo Stato costringe i cittadini a lavorare per lui, nel senso che lo Stato, per funzionare, ha bisogno di acquistare la manodopera dei cittadini che riconosce attraverso una retribuzione con la sua moneta, offerta che viene accettata in quanto i cittadini sanno che dovranno pagare allo Stato delle tasse in quella stessa moneta. Quindi, senza le tasse non esisterebbe il settore pubblico. Poi, le tasse servono a controllare l’inflazione perché quando c’è tanto denaro in circolazione lo stesso può essere drenato attraverso una maggiore tassazione. Infine, servono a regolare la domanda aggregata, l’economia in sostanza, nel senso che se lo Stato decide di tassare di meno dà impulso all’economia, se invece l’economia sta lavorando troppo, cosa impossibile ma che in teoria può pur sempre accadere, lo Stato può rallentarla tassando un po’ di più.
Perché fintanto che uno Stato ha la propria sovranità monetaria il debito pubblico non è un problema?
Perché il debito pubblico è l’attivo della cittadinanza privata, dei cittadini-aziende, è il denaro che lo Stato emette inventandoselo dal nulla, spendendo, quindi pagando stipendi, comprando beni materiali, emettendo titoli obbligazionari che sono debito per lo Stato e crediti per i cittadini che beneficiano degli interessi e quindi, tutta la spesa dello Stato è un attivo per chi la riceve; in buona sostanza il debito pubblico è ciò di cui lo Stato si serve per arricchire la propria economia e se decidesse di non farne più uso ma bensì di pareggiare i propri bilanci darebbe ai cittadini tanto quanto gli sottrarrebbe in tasse lasciandogli un bello zero. In altre parole, il debito pubblico non è un problema in regime di sovranità monetaria perché quando lo Stato decide di operare la propria spesa attraverso l’immissione del proprio denaro arricchisce la cittadinanza privata e nello stesso tempo contrae un debito con se stesso che è un puro numero teorico ma che per noi cittadini è denaro, ricchezza reale. Ripeto, si tratta di un debito teorico che lo Stato ha sul conto corrente del proprio Ministero del Tesoro presso la Banca Centrale che non va restituito a nessuno se non a se stesso.
Da chi veniva prodotto il denaro dei paesi a sovranità monetaria?
Dall’atto di spesa dello Stato sovrano che possedeva quella determinata moneta. Nel momento in cui lo Stato decideva di effettuare una spesa pubblica di qualsiasi tipo entrava in vita, nasceva il denaro dello Stato veicolato attraverso un meccanismo complicato che passava dal Tesoro alla Banca Centrale e alcune banche private particolari.
Adesso? Da chi viene prodotto l’Euro?
Nel caso dell’Eurozona le parti si sono drammaticamente invertite e succede che lo Stato, non essendo proprietario dell’Euro, è costretto a prenderlo in prestito tutte le volte che decide di spendere; quindi, l’Italia prende in prestito il denaro che dal 2002 è costretto ad utilizzare dall’emissore BCE (Banca Centrale Europea) che, non potendo per Statuto finanziare gli Stati, costringe gli stessi a prenderlo in prestito dalle banche private internazionali alle quali la BCE a sua volta lo dà. L’euro nasce per opera del sistema di Banche Centrali Europee che lo scambiano per dei beni detenuti dalle banche che a quel punto ottengono liquidità con cui possono, a loro volta, finanziare gli Stati. Ora, ricordiamoci che si tratta di banche private e questo è il grosso guaio.
Ed è così che il debito pubblico diventa realmente un problema!
Certo, perché a questo punto non è più un numero di denaro inventato della spesa dello Stato determinato dal Ministero del Tesoro, bensì un debito che questo ha con dei privati esattamente come il cittadino con la banca.
Paolo Barnard, tu dici che questo è un piano di impoverimento delle classi medie e delle masse in generale ben studiato e ordito la cui messa in atto risale agli anni ’70.
L’idea di sottrarre la sovranità non solo monetaria ma anche legislativa e parlamentare agli stati europei è molto vecchia e nasce nelle élites europee degli anni ’30 che capiscono che la democrazia sta creando una figura che è lo Stato Sovrano Democratico troppo potente e pericolosa, incontrollabile, perché uno Stato Sovrano con leggi e moneta sovrane è internabile, nel senso che può fare quello che gli pare; così, sottrarre la sovranità monetaria diventa la prima cosa da fare. Ma non solo, vediamo come i trattati europei più moderni, con la scusa di creare l’Europa Unita, hanno subdolamente sottratto sovranità e autonomie come quella del Bilancio dello Stato che deve essere sottoposto prima alla Commissione Europea che non è eletta da nessuno e solo in seconda battuta dai Parlamenti dei singoli paesi. Così come la regolamentazione della finanza che non è più materia dei singoli Stati ma della Commissione Europea.
E’ così che in Italia si arriva a Mario Monti. Vogliamo dire chi era costui prima di diventare Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana?
Monti è sempre stato un tecnocrate quindi un uomo che dal mondo accademico è passato ad incarichi tecnici sia nell’ambito privato che in quello cosiddetto pubblico; è stato un consulente di grandi banche internazionali, è stato Commissario Europeo alla Concorrenza, Consigliere di alcune delle più specifiche delibere della Commissione Europea in materia finanziaria e bancaria; in buona sostanza un uomo che entra ed esce da gruppi di interesse privato come il Bilderberg, giusto per citarne uno, e dal quale non ci si può aspettare nulla a favore dell’interesse pubblico. E’ assolutamente necessario rimarcare che anche la CE è un ente privatistico in quanto eletto da nessuno così come il fatto che Monti è un uomo di estrazione altamente elitaria e seguace della scuola austriaca di Friedrich Hayek che predica l’assoluta distruzione dello stato sovrano e della democrazia con conseguente totale consegna della società civile nelle mani delle banche in concorrenza tra di loro. Ripeto: da Monti non ci si può aspettare nulla in termini di politica pubblica in quanto scelto per distruggere lo stato pubblico.
Quali sono le sostanziali differenze nel modo in cui funziona la BCE e la FED (banca centrale americana)? Come mai gli effetti negativi di un cattivo funzionamento in Europa sono avvertiti e sembrerebbe che negli Stati Uniti tali guasti non ci siano?
Perché la FED, con tutti i limiti puramente politici e non strutturali che ha, è un organo di Governo, gli appartiene e quindi fa quello che la BCE è deputata a fare, ossia: monetizza la creazione di denaro del Governo Americano. In Europa la BCE è un ibrido molto strano che emette moneta e che si trova in cima ad una piramide altrettanto ibrida in quanto non c’è uno stato europeo, non c’è un governo europeo, è proprietaria dell’euro e gli Stati europei non la governano ma bensì ne sono governati. Quindi, se gli Stati sono ridotti alla stregua dei cittadini, che per avere denaro si devono rivolgere alle finanziarie, appare evidente che non si capisce il motivo per il quale sia stato creato questo mostro se non per distruggere le democrazie degli stati europei.
Ed è così che le tasse, al contrario di quanto detto prima, adesso servono per ripagare il prestito sempre più oneroso di questo denaro.
Certo, perché Stati ridotti come cittadini devono operare tagli drammatici, imporre tassazioni elevate e dismettere la proprietà pubblica per poter onorare i propri debiti. Un piano fin troppo sfacciato.
In questa situazione di continua perdita di diritti dei lavoratori e nella riduzione a condizioni sempre più precarie e schiavizzanti, tu dici che i Sindacati hanno un ruolo ben preciso in quanto hanno ceduto alla concertazione.
I Sindacati sono rimasti per decenni legati ad una retorica ideologica e ad un odio che li ha accecati, non hanno mai voluto coalizzarsi, non si sono mai aggiornati su quanto stava realmente succedendo e, a parte alcune sacche di resistenza reale, difendono interessi corporativi assieme al rifiuto di accettare la realtà e le vere origini del dramma della perdita di lavoro. Quindi, pur avendo capito che non sono più credibili agli occhi dei lavoratori, continuano comunque a vendersi sperando di mantenere quote di adesione che non ci sono più.
C’è oltretutto un dato culturale significativo che investe le società moderne senza il quale, quello che tu definisci “Il più grande crimine”, non sarebbe realizzabile.
Sì, quando fu pensato di eliminare le strutture democratiche degli Stati attraverso la sottrazione della sovranità monetaria e parlamentare si è dovuto fare i conti anche con una società che veniva sempre più educata alla democrazia, all’attivismo, alla partecipazione, aspetti caratterizzanti dei popoli fino alla fine degli anni ’60. Così, per annichilire queste forze le élites di potere hanno fatto ricorso alla promessa di benessere che non ci sarebbe stato ma che è stato venduto attraverso un’industria mediatico-culturale che ha indotto al consumismo, al culto della visibilità, alla falsa partecipazione. Necessità imprescindibile per sviare l’attenzione dei popoli da ciò che realmente stava e sta avvenendo. Ecco, questo piano di impoverimento culturale ritengo sia ancor più geniale e di successo rispetto a quello economico di cui abbiamo parlato finora, perché senza il primo il secondo non sarebbe possibile.
Riflettiamo su un’immagine: quella delle monetine lanciate a Craxi all’uscita dell’hotel Raphael a Roma, possiamo dire, alla luce di quanto è in seguito avvenuto, che fu un atto ingeneroso?
L’atto delle monetine lanciate a Craxi fu innanzitutto una vergogna tipica dell’italiano pusillanime e servo che aspetta la prima occasione per rivoltarsi contro il padrone a cui ha leccato le scarpe fino a pochi giorni prima. Purtroppo, siamo fatti così, geneticamente, sin dai tempi dei Romani, non c’è niente da fare, non riusciamo ad essere diversi. Un atto ingeneroso perché nella corruttela che si condannava a quel politico attraverso quel gesto non si capiva, e ancora oggi si stenta, che il danno non era di una tale, rovinosa portata. Sarebbe arrivata dopo l’evidenza del fatto che si stava architettando un danno molto ma molto superiore alla corruzione della politica, degli imprenditori e della criminalità organizzata e che si chiama appunto ‘golpe finanziario’ in Europa, ‘il più grande crimine’. Quindi, si può rimproverare agli italiani di quel tempo la viscida vigliaccheria dei voltagabbana, dei servi che si rivoltano, non si può rimproverare la condanna di un politico corrotto e colpevole di un crimine di gran lunga inferiore a quello che di lì a poco sarebbe seguito, semplicemente perché non lo sapevano. Oggi, però, questo andrebbe rivisto e ricollocato nei giusti termini perché in confronto ai crimini di Padoa Schioppa, di Prodi, di D’Alema, di Monti, di Draghi, parliamo di un sistema di corruzione ridicolo che ha sottratto, attraverso le tangenti, l’1% del PIL italiano, senza calcolare il beneficio indiretto che comunque quel sistema, in termini di creazione di lavoro, portava. Intendiamoci, non va riabilitata la colpa della corruttela di quel sistema d’affari tangentizio ma sicuramente la portata del danno rispetto a quello fatto dalla cosiddetta sinistra progressista.
Altro costume di un certo tipo di italiano è quello di individuare un percorso di protesta e batterlo fino alla nausea per comodità e per la necessità di sentirsi giusto ma finendo, inevitabilmente, col perdere di vista il vero problema. Per anni abbiamo seguito Santoro, letto Travaglio e ora che il male assoluto delle loro invettive è stato messo da parte, siamo un po’ spiazzati e abbiamo il sentore che l’Antisistema può fare schifo tanto quanto il Sistema.
Assolutamente! Si continua sempre nell’opera di depistaggio da quelle che sono le immense criminose cause di questa crisi economica e sociale che ci sta distruggendo verso dei fenomeni che sono del tutto marginali. I sedicenti giornalisti e personaggi civici come Grillo dovrebbero avere la capacità, l’intelligenza di andare a scavare alla radice del problema e non accontentarsi di filoni che diventano tormentoni, vedi: l’attacco alla casta della politica. Quanto sta succedendo è talmente evidente che la portata dei dati ti deve portare a spostare la tua ricerca verso altre cause che non siano gli indagati in Parlamento, il costo delle auto blu, gli stipendi d’oro o i processi truccati di Berlusconi; mi ripeto, tutta materia esecrabile e degna di condanna ma che non può diventare il vitalizio di questi falsari dell’informazione. Quindi, per puro bieco interesse personale anche loro diventano consenzienti e collusi con il Sistema, cosa estremamente grave in quanto tengono all’oscuro milioni di persone e loro seguaci di quella che è la reale crisi dell’Italia.
Percorso nel quale non ti sei mai riconosciuto e dal quale ti sei sempre dissociato, documentandomi prima di quest’intervista ho appreso che ora ti occupi principalmente di economia.
Certo! Perché è ciò che realmente conta, conoscere i dati crudi e impietosi che solo l’economia ti può dare ti fa capire dove indirizzare la tua rabbia, il tuo slancio civico. Bisogna riportare l’economia tra la gente, renderla comprensibile e ribaltare il paradigma che ha fatto di questa materia un qualcosa di assolutamente lontano dalle persone e che i potenti conservano molto gelosamente.

www.paolobarnard.info























 

 

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