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Intervista


Intervista a Sabina Guzzanti

di Massimiliano Forgione - 06/10/2014

Come te lo immagini questo Paese qualora ‘La Trattativa’ Stato – Mafia non ci fosse mai stata?
Ci sarebbe stato sicuramente un conflitto più profondo negli anni delle stragi, però, credo che avremmo risolto certi problemi, proprio quelli che nei successivi vent’anni hanno lentamente ucciso la nostra democrazia. Ad oggi, ci ritroviamo senza un’opposizione, senza nessuno che rappresenti le classi deboli, le mafie sono più che mai forti e l’illegalità progressivamente legalizzata.
Molto meglio uno scontro aperto e deciso allora, quando la parte sana del Paese era assai più forte di chi ha permesso che l’illegalità governasse, e avrebbe sicuramente vinto.
Hai definito il ‘Patto del Nazareno’ un’ulteriore ‘Trattativa’ tra l’attuale Partito Democratico e Forza Italia. Insomma, un Paese nato sulla ‘Trattativa’ e che solo in questo patto si riconosce.
La Seconda Repubblica nasce sulla ‘Trattativa’, la sua caratteristica è quella di una politica che disprezza le persone e costruisce il suo consenso attraverso la demagogia e la manipolazione continua dei media; l’informazione è stata asservita, Destra e Sinistra si scambiano favori e governano insieme.
Destra e Sinistra partito unico….
….piuttosto eclatante ormai.
Eclatante, ma lo era già in tempi non sospetti tanto che un comico (o ex) che ha fondato un partito evocava continuamente PD meno L. La ribellione di poche persone è sempre più avanti rispetto all’aggregazione che si crea attorno allo stesso sdegno.
Certo, è difficile aggregarsi se non c’è un partito intorno a cui farlo, un sindacato, un movimento. Il Movimento Cinque Stelle rappresenta sicuramente un’opposizione tenace però, secondo me, non molto efficace.
Cosa manca?
Perché dire che Sinistra e Destra sono uguali non basta e oltretutto, se è vero da un punto di vista programmatico, non lo è nel significato e nel senso; è necessaria un’ideologia che crei aggregazione e da contrapporre a questo vuoto di senso.
Quali domande faresti a Napolitano chiamato a deporre proprio sulla ‘Trattativa’?
Mi sembra molto giusto che testimoni, vista la lettera di D’Ambrosio (magistrato deceduto il 30 marzo 2014) in cui parla di indicibili accordi sui quali il Presidente della Repubblica potrebbe aiutarci a fare chiarezza, visto che era il Presidente della Camera all’epoca dei fatti, in un contesto in cui: Violante e Amato sapevano della ‘Trattativa’, Mancino nega di esserne a conoscenza però lo fa in maniera poco convincente tanto che è imputato per falsa testimonianza, i vertici del Ros hanno ammesso di aver svolto una ‘Trattativa’ anche se delineando un quadro diverso smentito dai fatti: la mancanza della perquisizione del covo di Totò Riina e il mancato arresto di Provenzano.
E ancora, sappiamo che Scalfaro si adoperò per togliere il 41bis ai mafiosi, che Parisi probabilmente aveva un ruolo in tutto ciò. Insomma, tutte cose non provate dal punto di vista processuale ma, a mio giudizio, comprovate da quello logico.
Otto boss al 41bis e all’ergastolo pagati in cambio di informazioni, il patto del maggio 2004 tra il Sisde (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica) di Mori e il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) di Tinebra prevedeva anche questo.
Parli del Protocollo Farfalla, il punto è: sono pagati per avere in cambio delle informazioni?, che rientrerebbe in una logica di scambio tra le parti. Il problema è che la Magistratura non era al corrente di questa attività, quindi, la vera ragione del pagamento è tutta da verificare. Sappiamo che uno di questi boss, Flamia, ha ricevuto 150mila euro e di fatto la sua testimonianza si basava sullo screditamento della figura di Ilardo (altro esponente mafioso) su cui si centra tutto il processo Mori. Quindi, forse pagati per non arrivare alla verità? Visto che le elargizioni avvengono in modo illegale e all’oscuro della Magistratura.
E’ tutto talmente nebuloso che fa specie il caso De Magistris, soprattutto nel momento in cui, la sua difesa, evoca quella del condannato Berlusconi.
Mi sembra che abbia scelto una linea di difesa molto sbagliata. La sua condanna, giusta o ingiusta che sia, riguarda una procedura errata legata alle sue indagini, nei fatti apponendo delle firme che non avrebbe dovuto mettere sugli atti di analisi dei tabulati telefonici passati in rassegna da Gioacchino Genchi, fidandosi di quest’ultimo. Però, penso che nessuno possa mettere in discussione le buone intenzioni di De Magistris, perché non ha firmato quegli atti per occultare qualcosa, al contrario, perché si potesse far luce su possibili illeciti.
Ma in tutto ciò non si può non richiamare la stupidità della legge Severino che mette sullo stesso piano reati che non si equivalgono, perché gli illeciti del politico che tradisce il proprio mandato per tornaconti personali o per favorire suoi affiliati sono paragonati ad altri tipi di reato, per esempio, casi verificati, di persone arrestate nel corso di manifestazioni di protesta.
A chi ti domanda se non hai paura di buttarti di slancio nella trattazione di un tema così importante e pericoloso, tu una volta hai risposto: ‘tanto non è che se non parli ti salvi’.
Siamo tutti terrorizzati, la maggior parte degli italiani ha paura di parlare, e a ragione, perché si può incorrere nel serio rischio di disgregare il proprio piccolo mondo, si perde il lavoro, quindi non è una paura infondata. Però, è inaccettabile farsi condizionare da questa paura perché nel momento in cui ciò avviene perdiamo i nostri diritti, la nostra identità, veniamo marginalizzati e diventiamo preda dell’illegalità.
In questa falsa democrazia in cui il PD perde la propria base, il crollo dei tesserati, e continuamente evoca il 41% delle urne; viviamo una dimensione in cui paura e sfiducia si alimentano, sono due vasi comunicanti, e sembra che abbia vinto la rassegnazione che nulla ormai potrà cambiare.
Come se il cambiamento dovesse arrivare da qualcuno, dal leader di turno che, prima poi, inevitabilmente arriva. Questo principio di delega è un atteggiamento assolutamente irresponsabile che non ha niente a che fare con la democrazia, che porta alla nostra sconfitta.























 

 

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