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Intervista


Intervista a Paolo Barnard

di Massimiliano Forgione - 17/09/2016

Isis (Stato Islamico dell'Iraq e al-Sham). Da chi è formato questo esercito e qual è la sua guerra?
Di certo è una creazione del caos apocalittico portato dall'invasione americana dell'Iraq nel 2003. Paul Bremer, il primo amministratore 'coloniale' USA in Iraq, sotto indicazione di quelli che di certo sono i più inetti geopolitici della Storia (consiglieri della Casa Bianca), innescò ogni possibile tentativo di dividere una società multi religiosa secondo le linee di quelli che gli sembravano i naturali alleati nella distruzione dell'ex amico Saddam Hussein, e cioè la maggioranza shiita del Paese, a lungo repressa. Era ovvio che la minoranza sunnita era quella che aveva dominato l'Iraq anche con mezzi spaventosi, per cui questa tattica poteva avere un senso dal punto di vista militare (distruggere l'apparato del partito di Saddam, il Ba'th, e i suoi apparati segreti, il Mukhabarat, tutti suniti), ma la realtà sul territorio fra i civili era del tutto diversa. Intere città erano formate da famiglie miste sunnite/shiite, interi quartieri, tribù, e tutti questi si ritrovarono di colpo divisi, nemici, sospinti a odiarsi a tutti i costi dal governo pupazzo shiita in mano agli USA. Questo, dopo la prima ondata di guerra e morte dell'invasione, ha portato poi alla guerra civile in Iraq e a un crescere di tensioni intra religiose agghiacciante. Più che lo scontro militare puro, ciò che ha alimentato la nascita di una resistenza (da noi chiamato terrorismo) fra i sunniti iracheni è stata questa politica di divisioni forzata fra civili voluta da Washington. In Iraq già da tempo esistevano cellule minuscole di islamisti di Al-Qaeda, a queste poi si sono uniti sia giovani civili sunniti testimoni delle atrocità montanti nel Paese contro le loro comunità, sia ex militari e ufficiali sunniti del Ba'th di Saddam Hussein. Va compreso che l'Islam radicale per loro (esclusi gli originari jihadisti di Bin Laden e piccoli gruppi shiiti al sud) non è mai stato il collante, perché l'Iraq era laico al 90%. Il collante è stato l'odio per l'occupazione, poi hanno vestito i colori della jihad solo perché era quella che li armava ed era l'unica identità che gli era rimasta. Le cose andarono degenerando da allora, perché le repressioni USA e del governo fantoccio a Baghdad divennero terrificanti, con stragi che non hanno mai raggiunto neppure le cronache dei media occidentali, e violenze di ogni tipo. Ma la resistenza che ho descritto sopra non mollò mai, e naturalmente anch'essa reagiva all'inferno con altrettanto inferno, senza risparmiare civili e nemici. Washington capì che questo mostro di guerra civile era divenuto incontrollabile e soprattutto invincibile (... se gli americani avessero mai capito la lezione del Vietnam...). Fu così che la seconda amministrazione Bush se ne uscì con la disperata idea di convocare in incontri segreti i leader della maggior resistenza sunnita/jihadista, quelli cioè della provincia di Anbar, nel 2006. E letteralmente se li comprarono. Washington offrì 600 dollari di stipendio a qualsiasi combattente sunnita che accettasse un cessate il fuoco. La cosa ebbe successo, e come ha documentato l'analista Robert Pape, vi fu immediatamente un calo enorme delle ostilità suicide e dei conflitti contro gli americani, e anche un certo attenuarsi della guerra civile. E qui c'è la svolta cruciale, e drammatica, che partorisce l'Isis. Il governo di Baghdad, come detto shiita, non tollerò questo ammorbidimento americano verso il nemico sunnita e jihadista, e sferrò un attacco massiccio su Anbar mandando in pezzi accordo e tregua, in uno spargimento di sangue come s'immagini. Washington non ebbe la possibilità, ovviamente per motivi di immagine pubblica, di intervenire (sarebbero stati visti come 'amici dei terroristi'), e la resistenza sunnita si spaccò di nuovo dando vita a un nuovo gruppo comandato da un tal Abu Omar al-Baghdadi (poi ucciso), ma che si distingueva da tutti gli altri per alcune caratteristiche. In primo luogo rompeva con la tradizione jihadista per la capacità di pubblicizzarsi con mezzi mediatici inediti; poi rilanciò l'idea del Califfato, e non più la semplice lotta politica e di fede alla Al Qaeda contro gli Stati del Golfo e contro il loro protettore americano; infine, e cosa più importante, fu il primo gruppo a comprendere che per spazzare via la presenza occidentale di un secolo in Medioriente si doveva tornare alle origini di quella colonizzazione, e cioè dichiarare una guerra ideologica e fisica ai confini fittizi mediorientali tracciati da Francia e Inghilterra nell'accordo Sykes-Picot del 1916. Non per nulla il primo video in assoluto fatto dall'Isis, e che noi in occidente abbiamo ignorato, fu quello di una ruspa che abbatteva un confine fra Iraq e Siria mentre la telecamera inquadrava un rudimentale cartello con sopra scritto "Fine di Sykes-Picot". Ecco come nasce l'Isis e i suoi scopi.

C'è un legame tra la guerra utile dell 'Isis, i flussi migratori e le politiche del lavoro?
Nulla a che vedere con le politiche del lavoro. L'uso dei flussi migratori per demolire i salari è stata pilastro dell'allargamento della UE all'est europeo. I migranti di guerra scappano, e quelli siriani, iracheni, curdi non erano affatto previsti. Per guerra 'utile'... non so di cosa lei parli. L'unica cosa da notare sull'immigrazione da quelle terre è che ha rappresentato una sconfitta demografica e ideologica per l'Isis, visto che neppure uno di quei migranti ha preferito scappare a est invece che a ovest. Questo per l'Isis è un grave problema, visto che come da me già scritto l'Isis non morirà di bombe (anzi, quelle la fanno crescere), ma di demografia, cioè di mancanza di popolazione, lavoratori, donne, figli ecc. L'Isis ha anche sperato, e credo ancora speri, che le ondate migratorie di musulmani in Europa, fra cui capita il rarissimo terrorista, scatenassero una reazione xenofoba feroce nella UE, tale da far soffrire i residenti musulmani al punto da spingerli ad arruolarsi nel Califfato. Ma anche questa speranza sembra essere naufragata.

Chi foraggia questo processo?
Nessuno che l'abbia pianificato. L'Isis nasce come ho spiegato nella prima domanda, ma ciò che accade in questi casi è che in effetti alla nascita di qualsiasi fenomeno dirompente e imprevisto, diverse forze ci si fiondano sopra e cercano di trarne vantaggi. Che il Qatar abbia gruppi che finanziano l'Isis sembra assai possibile, anche perché gli Stati del Golfo, coi sauditi in testa, hanno finanziato la Jihad in tutto il mondo almeno dal 1981 e con la piena consapevolezza di Washington, lo si sa con certezza. Da un dossier assai autorevole dell'emittente del Qatar, al-Araby al-Jadeed, si è appreso che ci sono prove che il poco petrolio che l'Isis esporta passi anche da Israele, che ne trae un piccolo vantaggio, ma che poi lo dirotta, dice il dossier, in Italia. Mi sono sempre chiesto perché la magistratura italiana non abbia aperto un fascicolo su ciò. La destabilizzazione di Siria, Libano, Iraq, Iran e Turchia che questo conflitto genera, può favorire un numero così ampio di attori internazionali, e in modi mutevoli di giorno in giorno, che è impossibile dire che vi sia una regia dietro a questo.

Esistono delle credibili forze contrarie a questo ordito? Quali? Che possibilità hanno?
Come detto: la destabilizzazione di Siria, Libano, Iraq, Iran e Turchia favorisce un numero così ampio di attori internazionali che è diventato impossibile individuare una potenza che veramente desideri sbarazzarsi dell'Isis o in generale della jihad in Medioriente. Va compreso che a partire dalla fine della I Guerra Mondiale, ma anche dalla colonizzazione Sionista di Palestina a fine '800, sono stati compiuti errori, massacri, atti inconsulti, spartizioni, guerre per le risorse, tradimenti, di tali proporzioni - soprattutto da parte occidentale - che oggi l'intera area è quella che io definisco Un Manicomio Criminale Psicotico alla Deriva. Per ogni zolla di terra mediorientale in conflitto, esistono gruppi con interessi uguali ma poi il giorno dopo contrari, sia localmente che all'estero, insomma, è un caos da cui non credo che si uscirà per secoli. Basti pensare al caso dei Curdi: amici di molti, odiati da tutti, nemici di molti, amati all'occasione da tutti... Poi la Turchia, amica dell'Isis contro i curdi ma nemica dell'Isis all'occasione per compiacere gli USA. I'Iran combatte l'Isis, ma odia farsi vedere sullo stesso fronte dei bombardieri americani, e anche Teheran odia i curdi... La cosa che va detta chiara alla gente è però questa: la politica di Russia e America di risolvere le cose con le bombe è come versare petrolio su una foresta in fiamme. Su questo l'intera Storia sia del Medioriente che delle jihad ha dato la certezza. L'unica prospettiva che abbia un grammo di senso è che l'occidente se ne vada da quelle aree, del tutto, incluso lo sfruttamento delle loro risorse. Poi, come è stato per tutti i popoli da sempre, i musulmani troveranno la loro strada verso la vita, l'autodistruzione.























 

 

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