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Intervista


L'indignazione che viaggia sul web

di Massimiliano Forgione - 04/07/2018

Tra like, condivisioni e commenti, se un fatto diventa, nel gergo della rete, 'virale', la conseguenza certa è che riprendere la notizia sia la necessità di ogni organo di informazione, sia esso della carta stampata o dell'espressione televisiva. L'inseguimento spasmodico è quanto caratterizza una furiosa cavalcata di giornalisti più o meno o per niente conosciuti che, con i vari intenti, si affannano sull'indiscrezione possibile, per alimentare il polverone che l'entusiasmo contagioso dei social ha generato, per poi mollare l'osso dopo che è stato doviziosamente spolpato.
La premessa fotografa una tendenza, quella del giornalismo, che va di pari passo con un certo gusto popolare per i fatti, che possono diventare notizie, a patto che ci sia un certo indice di partecipazione dal quale partire e da dopare.
Martedì 3 luglio nella sede dell'Associazione Minori in Primo Piano, per volere del suo presidente Francesco D'Auria, incontriamo Erika Defendi, vittima, assieme a suo figlio Maruen, di un atto di bullismo in pieno centro a Bergamo appena una settimana prima. L'episodio deprecabile apre un ennesimo squarcio di vergogna sulla natura delle nostre coscienze. Assolutamente disarmante nel suo concretizzarsi e quantomeno indice di un profondo mutamento che è al di là dall'essere arginato. Ma ci proviamo; anche con quest'articolo-intervista con i protagonisti della vicenda.

Cosa è successo quel pomeriggio di una settimana fa nel pieno centro di Bergamo?
Erika Ci stavamo recando in una gelateria per festeggiare la promozione di mio figlio.
Maruen Mentre passeggiavamo due ragazzine dietro di noi si mettono ad imitare la mia camminata. La mamma se n'è accorta, si è arrabbiata ed ha iniziato ad esprimere la sua disapprovazione, mentre a me non interessava nulla.
E' la prima volta che accade un episodio del genere?
Erika Non lo so, lui non mi dice niente; secondo me non è la prima volta.
Maruen Dico solo ciò che è necessario sapere.
Quindi lei ha reagito perché per la prima volta assisteva ad un atto di questo genere nei confronti di suo figlio?
Direttamente sì.
Ci dica qual è stata esattamente la sua reazione.
Mi sono girata è ho detto loro che sono delle ignoranti e che dovevano scusarsi immediatamente. Mio figlio m'ha fermata e mi chiedeva cosa fosse successo per poi insistere a che la smettessi di rimproverarle perché trattasi di ignoranti che vanno ignorante e che, lui, fa sempre così.
Maruen è affetto da?
Diplegia spastica.
Maruen perché fai sempre così?
Non so se ho detto esattamente che faccio sempre così o se è così che si fa. Comunque, non vedo quale sia il problema se incontri due sconosciute che non rivedrai mai più che ti imitano. Ognuno continuerà la sua vita e nulla cambierà. Troppe preoccupazioni non portano a niente.
La mamma ha avuto una reazione istintiva, di chi vive per la prima volta un qualcosa, tu invece una ponderata, di chi è, in qualche modo, abituato a simili comportamenti.
Mah, questa reazione è la conseguenza di una preparazione che, più che da episodi del genere che possono accadere in ogni contesto, è il frutto di una riflessione personale. Che, ad ogni modo, non è difficile da conseguire.
Dopo che suo figlio l'ha fermata lei cosa ha sentito, quali sono stati i suoi pensieri, come ha continuato?
Per dirla in modo preciso, lui non si è accorto di nulla perché stava entrando in gelateria; io che ho assistito a tutta la scena ho urlato verso di loro quanto già detto. Allora mio figlio si gira e mi chiede cosa fosse successo. Io non volevo che lui capisse, così gli dico che le due ragazze avevano bestemmiato e sputato per terra. Lui insiste e, sorridendo, mi chiede cosa fosse realmente successo. Il resto l'abbiamo già raccontato. Dopo le parole di mio figlio mi sono fermata, calmata, abbiamo preso un gelato, parlato un po' e tornati a casa.
La reazione delle ragazze?
Si sono bloccate e hanno iniziato a ridermi in faccia, poi si sono allontanate.
Che età avevano su per giù?
La sua, forse un anno di più, massimo diciassette anni.
Che tipo di ragazze erano da come parlavano, vestivano, si muovevano?
Manuer Di quelle persone che tendono a fregarsene un po' di tutto, si rifugiano nei piccoli piaceri, ignorando tutti il resto, senza alcun senso di responsabilità. Vorrei usare un solo termine, ma adesso non mi viene.
Che ne dici di 'superficiali'?
Proprio quello!
Erika Prima che tutto accadesse abbiamo fatto un pezzo di strada insieme e di attesa ad un semaforo rosso con loro accanto e parlavano di discoteche, di belle serate a cinquecento euro; mentre le ascoltavo pensavo alla loro spensieratezza, alla loro bella età.
Arriviamo così al tormento che lei ha sentito fino a tarda sera quando ha deciso di condividere l'accaduto, raccontandolo su facebook.
La rabbia di non capire come mai siamo arrivati a questo punto mi ha portato a postare il fatto su facebook. Non ce l'ho fatta ad ignorare il mio dolore come chiedeva mio figlio e come tutta la gente aveva fatto quel pomeriggio, in pieno centro, a Bergamo.
Ancora oggi faccio fatica a credere alla quantità di commenti, condivisioni, like e racconti di soprusi e bullismo ricevuti. Il mio telefono è andato in tilt, sono stata contattata dai giornali, anche i più importanti e ricevo inviti per partecipare a trasmissioni.

Insomma, tutta l'indignazione di cui è capace l'uomo è esplosa con tutta la sua forza, ma non mentre il fatto accadeva, bensì dopo che veniva raccontato. Con un termine molto alla moda si tende a definire episodi tali quali atti di bullismo. Forse, è la solita ingenerata capacità dell'uomo di umiliare chi viene percepito come diverso dai più, perché porta evidente il suo speciale marchio di persona unica, facilmente riconoscibile in mezzo a tanta massa. Come è disgustosamente riconoscibile quell'indignazione di ritorno, che ci fa essere cittadini coinvolti in seconda istanza, in un momento più sicuro, dove esprimere il proprio punto di vista diventa agevole e non più scomodo.
A mamma Erika piace pensare che da un episodio per lei così forte ci possa essere l'inizio di un nuovo corso. Di sicuro, per adesso, c'è la consapevolezza amaramente spensierata di Manuer, così felicemente diversa da una massa che non fa più massa.























 

 

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