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Intervista


Intervista a Emilio Coveri, Presidente Associazione Exit

di Massimiliano Forgione - 18/10/2019

Cosa vuol dire concedersi una morte dignitosa?
Non è di tutti. Con le leggi che ci sono in Italia e nella maggior parte del mondo, tranne quelle dove è possibile praticare l’eutanasia e la morte assistita, la morte dignitosa non è un diritto. Montanelli diceva che se abbiamo un diritto alla vita abbiamo anche un diritto alla morte, sul come e sul quando della nostra morte. Eutanasia è decidere per se stessi e, se una persona si trova nelle condizioni di subire le conseguenze di una malattia grave, irreversibile, clinicamente accertata, senza più possibilità di guarigione, non vedo perché gli si debba negare questo diritto.
Questo Stato italiano bigotto, cattolico, fondamentalista, ha deciso che chi vuole morire dignitosamente, debba andare a farlo in esilio all’estero, spendendo 10mila euro. Questa è una vergogna della nostra Italia. Noi, come Associazione, riceviamo 90 telefonate a settimana di gente disperata. Dal maggio del 2017 al maggio del 2019, 186 persone ci hanno fatto richiesta di suicidio assistito. La tendenza sta aumentando e noi siamo preoccupati, mentre a Roma manca la volontà politica di fare una normativa di legge che regolamenti l'eutanasia.
Facciamo chiarezza su cosa sia l’eutanasia e cosa la morte assistita.
L’eutanasia è una morte attiva e vi è l’intervento di un medico a fronte di un paziente che lo richiede. E’ possibile praticarla in Belgio e in Olanda dopo che, in condizioni di irreversibilità accertata della malattia, il medico prende in considerazione la volontà del paziente, che non ha più speranza di guarigione, di porre fine all’esistenza attraverso un’iniezione letale.
Il suicidio assistito, ma meglio morte volontaria medicalmente assistita, vede l’intervento di un medico che, reiteratamente, si accerta della reale volontà del malato irreversibile di porre fine alle proprie sofferenze. Avviene attraverso l’assunzione orale di una medicina letale che è il pentobarbital di sodio diluito in acqua e previa assunzione di due pastiglie antivomito. Nel barbiturico (il pentobarbital, ndr) vi è una forte dose di sonnifero e di cloruro di potassio che, dopo dieci minuti, provoca l’arresto cardiaco. Si muore senza sentire niente e con dignità, senza più soffrire per il dolore.
In quali Paesi è possibile praticare il suicidio assistito?
Negli Stati Uniti in Oregon dove vengono praticati sia l’eutanasia che il suicidio assistito. Come la Svizzera in Europa sopperisce ai tanti Stati privi di una legge al riguardo, accogliendo malati terminali da altre parti del Continente. In Svizzera si pratica solo il suicidio assistito. In Belgio e in Olanda c’è la legge sull’eutanasia, ma solo per gli abitanti di quegli Stati.
Attualmente sei indagato per istigazione al suicidio dalla Procura di Catania.
Sì, per aver dato informazioni ad una signora di Catania che stava malissimo e che fu accettata dalla Dignitas (struttura svizzera, ndr) per procedere alla morte volontaria assistita. Il 31 luglio, a seguito della denuncia dei familiari, il giudice della Procura di Catania ha voluto sentirmi ed ora sono in attesa di sapere se sarò archiviato o rinviato a giudizio.
Io mi sento tranquillo, non è la prima volta che ciò avviene. Nel merito, oltre alle solite informazioni, ho suggerito alla signora di recarsi da sola presso la struttura visto che i familiari non la supportavano in questa sua volontà. Non mi sembra istigazione al suicidio, ma rispetto della dignità della persona.
Sei stato indagato altre volte?
Questa è la terza volta. Ci tengo a dire che io non ho fiducia nella giustizia italiana. Se mi condannano è l'Italia, tutti gli ammalati irreversibili che vertono in condizioni disperanti che, assieme a me, condannano.
La prima volta dalla Procura di Torino, a seguito di un'inchiesta che si rivelò falsa, di un giornalista de La Stampa. Ero accusato di portare personalmente i malati di cancro in Svizzera, tranne poi accertare che sono cieco ed evidentemente non posso guidare. Però, in quell'occasione mi sequestrarono tutto.
La seconda volta, assieme a Mario Cappato, dalla Procura di Massa Carrara per un ragazzo che si recò a Basilea a porre fine alle sue torture fisiche.
Da questi eventi ne è solo derivata una grande pubblicità per l'Associazione Exit e una importante enfasi sulla gravità di una condizione che diventa un enorme problema in mancanza di una legge.
Ci sono diramazioni di Exit nel mondo?
Exit fa parte di una rete mondiale con sedi presenti in 84 Paesi.
Quale Governo hai sentito più prossimo all'approvazione di una legge?
Sembrava che il Governo del 2017 (Gentiloni, ndr), quando nel mese di dicembre vara la legge 219 sul biotestamento che all'art. 4 sancisce il diritto all'eutanasia in Italia, anche se non viene definita tale ma nei fatti di questo si tratta (condizione possibile solo in caso di previa deposizione testamentaria da parte del solo soggetto interessato, ndr), potesse spingersi oltre. Così non fu. La volontà politica non riesce ad andare oltre i veti della Chiesa e dei grandi affari, che attorno alla cura dei malati terminali, fanno le case farmaceutiche.
Però, non è detto che un qualsiasi Governo riesca a legiferare in tal senso, colmando un vuoto assurdo che la maggioranza degli italiani non sopporta più che ci sia. Noi, come Associazione, nei nostri vent'anni abbiamo realizzato due dei tre obiettivi prefissati: alimentare il dibattito sull'eutanasia e ottenere la legalizzazione del testamento biologico; il terzo della normativa sul diritto di morire in Italia non è fuori dalla portata e sappiamo che, prima o poi, ci arriveremo.























 

 

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