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GESTIONE A FREDDO DEI RIFIUTI

di RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO GREENPEACE ITALIA - 24/04/2008

L’emergenza rifiuti riporta drammaticamente alla luce la questione dello smaltimento che possa salvaguardare le sorti ambientali del mondo.
Le proposte vanno dagli osteggiati inceneritori (molti medici dicono che sono pericolosi, altri affermano che la loro tossicità non sia stata comprovata) ai termovalorizzatori (tanto cari a Beppe Grillo).
Pubblichiamo la presentazione di uno studio commissionato dalla Rete Nazionale “Rifiuti Zero” e “Greenpeace Italia”, riteniamo, dopo aver letto l’intero PDF che sia la vera soluzione a impatto ambientale ed economico minimo.
Per la lettura integrale dello studio vi rimandiamo al sito www.wsn.com.au

Lo stato dell’arte delle alternative all’incenerimento per la parte residua dei rifiuti municipali” Nell’ambito delle iniziative legate alla Quarta Giornata Mondiale contro l’Incenerimento dei Rifiuti, promossa dalla coalizione mondiale GAIA, la Rete Nazionale ”Rifiuti Zero” e Greenpeace Italia pubblicano la traduzione del rapporto di Greenpeace Gran Bretagna ”GESTIONE A FREDDO DEI RIFIUTI. Lo stato dell’arte delle alternative all’incenerimento per la parte residua dei rifiuti municipali”.
La traduzione e’ stata curata da Nadia Simonini del Comitato Ambiente e Salute di Gallicano (LU), con la collaborazione di Rossano Ercolini, di Ambiente e Futuro e di Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia.
Il rapporto, pubblicato nel febbraio del 2003, dimostra attraverso una aggiornata e dettagliata descrizione tecnica che a completamento di sistemi di riduzione all’origine e di capillare raccolta differenziata può operare un impianto di trattamento degli scarti residui (TMB - Trattamento Meccanico Biologico) in grado di recuperare circa il 70% dei materiali in ingresso. In altre parole, con sistemi di intercettazione tecnologici ampiamente disponibili sul mercato si possono recuperare i metalli, la carta, il vetro, le plastiche consentendo un trattamento anaerobicoaerobico
della frazione organica. Quest’ultima, prima di essere stabilizzata, produce biogas sottoposto a recupero energetico per alimentare l’impianto stesso e per la produzione di calore e di energia elettrica a terzi.
In questo modo in discarica vi andrà non più del 30% della frazione residua formato da inerti, pellicole di plastica (anch’esse teoricamente recuperabili), e materiali organici stabilizzati la cui potenzialità inquinante e’ ridotta del 90%. Questa filiera di trattamento, molto meno inquinante dei processi di incenerimento che comunque prevedono il ricorso a discariche per la collocazione di scorie e ceneri tossiche per circa il 30% dei rifiuti bruciati, presenta capacità di recupero di flussi di energia e soprattutto di materiali estremamente significative. Lo stesso quadro di “emissioni di CO2 evitate” non ha confronti con altre modalità di trattamento e di smaltimento. Inoltre, la collocazione in discarica di ciò che non e’ recuperabile riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione e di emissione di fastidiosi odori non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali.
Un impianto simile a quello qui descritto e’ entrato in funzione nel 2004 a Sidney, in Australia (UR- 3R FACILITY-www.wsn.com.au) a riprova della fattibilità di un’impiantistica che anche nella fase del trattamento dei residui e’ in grado di massimizzare il recupero di preziose risorse. E ciò con costi molto inferiori rispetto agli inceneritori.
Semmai, anche sulla scorta di osservazioni di Paul Connett, occorrerebbe che questo impianto fosse dotato di un Centro di ricerca che una volta individuati oggetti, materiali e imballaggi inquinanti e non riciclabili spingesse i produttori a progettazioni alternative in grado di ridurre ancor più il ricorso alla discarica (rifiuti zero entro il 2020).























 

 

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