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Scienza e Ricerca


L'acqua

di Mirco Sangalli - 30/11/2009

ACCENNI INTERESSANTI a riguardo dell’acqua nel passato, presente e futuro.
PASSATO: l’acqua è stata la FONTE della civilizzazione sia come luogo di incontro (alla sorgente) che come fattore per darsi regole collettive in merito alla sua spartizione. Attraverso di essa, con l’USO di energia solare, si determinò la biodiversita’. Dove c’era acqua si fondarono le città che, crescendo ed avendo bisogno di più acqua, portarono l’uomo a progettare le prime opere infrastrutturali e ingegneristiche utili per il rifornimento della stessa. Per evitare inutile e pesante LAVORO, il principio usato fu quello “della distribuzione per gravità”; i sistemi erano molto diversificati e alcuni molto ingegnosi. Oggi sappiamo che l’accumulo a monte potrebbe essere un ulteriore e POSSIBILE sviluppo di questo principio, magari in fascia pedemontana, usando canali scolmatori e casse di compensazione.
PRESENTE: l’8% dell’energia totale richiesta a livello mondiale serve per pompare acqua. In zone sub-sahariane si arriva al 50%, cioè, più del 20% del loro PIL!. IL pompaggio è un sistema comodo e individuale, sviluppato SOLO in alcune zone del globo, troppo costoso a causa del "consumo" per altre zone, e comunque con POCA storia dato che è nato nel XX secolo. Personalmente sono certo che avrà anche poco futuro, data l’alta antropizzazione raggiunta dai territori! Oltre a questo fattore culturale, UN’ALTRA concausa è il disastroso assetto idrogeologico, l’estremizzazione del drenaggio, sia nelle aree rurali (bonifiche) che delle superfici urbane (impermeabili), che fa sì che il terreno non riesca ad assorbire la pioggia e rimpinguare in modo adeguato le falde a monte; ciò, a valle, con la pioggia causa esondazioni, mentre con la siccità, per colpa del prelievo (pompaggio senza avere un’adeguata pressione idrica da monte), causa il reflusso di acqua salina nelle falde costiere. Senza contare che la disponibilità nel tempo e negli spazi DI ACQUA è il fattore che permette la crescita di BIOMASSA vegetale, riserva di carbonio in forma solida, sottratto al CO2 atmosferico.
La nostra deviazione “contemporanea” di pensiero attratto dal CONOSCERE, non ci permette di valutare il SAPERE che sta alla base e che si esprime nella: "CONVENTION of RAMSAR (Iran) on wetland”, (ed. EUROMED) come la più importante sede su accordi globali di un bene che ha sempre avuto e sempre avrà valore!
FUTURO: il benessere che abbiamo raggiunto nei nostri Paesi “sviluppati”, se riflettiamo, NON è dato dalla capacità di consumo che abbiamo, ma è dato da infrastrutture DUREVOLI di servizi che ci raggiungono in modo capillare.
Quindi, dovremmo attuare un recupero del sapere “MONDIALIZZARE” un’economia e uno sviluppo DUREVOLE, basato sulla GESTIONE dell’ACQUA di SUPERFICE.
Il Protocollo di Copenhagen (NB: nel 2012) si prefigge di creare, come base, comunità di persone su “isola territoriale” (GLOCAL), con area urbana e area rurale interconnessa e autosostenibile idroenergeticamente, ISTITUZIONI con un principio di federalismo e di sussidiarietà. Le frequenze, l’acqua, l’energia, torneranno ad essere MONOPOLI naturali del territorio, con entrate finalizzate al mantenimento del wellfare della comunità.
L’impegno è per “un'altra economia” dove: qualità di vita e qualità ambientale abbiano un peso maggiore e dove la banca e i "VALORI" dell’UNESCO abbiano un ruolo di primo piano!
mirkosangalli@yahoo.it























 

 

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