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Scienza e Ricerca


Intervista al professor Duccio Demetrio sui Neuroni specchio

di Massimiliano Forgione - 14/01/2018

Proviamo a dare una definizione dei Neuroni specchio.
La metafora del loro nome ci segnala una componente organica indispensabile ed inevitabile che è costituita dal motivo della relazionalità. Se noi non possedessimo neuroni a specchio, anche in presenza di alcune patologie del comportamento, non riusciremmo a porci in relazione con gli altri. Quindi, il motivo relazionale è quello saliente di questa scoperta scientifica piuttosto recente ma che è stata anticipata dal pensiero filosofico anche molto antico che, nella classicità, già presentava i suoi aspetti di natura educativa e pedagogica. Per cui, nel momento in cui entriamo in relazione con l'altro, non c'è in gioco soltanto un aspetto di banale comunicazione, ma questioni che riguardano il rispecchiamento dell'altro dentro di noi e di noi stessi nell'altro, della consapevolezza nell'altro. Questo è un motivo socratico che non riguarda soltanto, e questo è un aspetto importante riconducibile alla scrittura, l'altro come diverso da noi, perché nella crescita e maturazione culturale, di livello antropologico, psicofisiologico, anche dentro di noi c'è un altro. Ed è forse questo l'aspetto più interessante, non all'insegna di un motivo che noi riconduciamo alla doppiezza, bensì per la nascita di un dialogo interiore, di carattere introspettivo che sorregge, sempre da un punto di vista di carattere filosofico e teologico, la relazione con la coscienza, quindi con il senso di sé, con il senso di responsabilità.
Sempre la filosofia ha anticipato questi motivi, coniando il concetto di empatia, entrare in contatto con l'altro, rispecchiare ciò che l'altro ci comunica, rispondergli oppure rifiutarlo. Una dimensione fondamentale sul piano relazionale che noi traduciamo in un'altra metafora che recita: mettersi nei panni dell'altro.
Il sistema dei neuroni specchio è alla base della capacità di ciascuno di agire come soggetto individuale e sociale.
Come soggetto relazionale, non semplicemente come individuo, come soggettività monadica ma, nell'inevitabilità di una soggettività relazionale.
Quindi i neuroni specchio possono veramente essere centrali per definire quello che Paul Ricoeur e Pierre Changeaux hanno definito: Il mondo abitabile.
C'è questo libro interessantissimo di Ricoeur: Sé come un altro dove è possibile ritrovare gli indizi scientifici recenti di Rizzolatti (neuroni specchio, ndr). Di fatto, noi non esisteremmo con la nostra coscienza, consapevolezza, se non fossimo sempre debitori nei confronti degli altri, qualcosa che restringiamo anche dal punto di vista etico, morale, politico. Quindi, la tesi è che assumiamo questo dato costitutivo, isituente la soggettività. Non più una soggettività solipsistica, chiusa in se stessa, che rischia la patologia, che rischia il narcisismo, ma il principio di una soggettività concordata, plurale, genetizzata, una soggettività, appunto, relazionale.
Tutto ciò nella scrittura si verifica, spesso, soprattutto in quella autobiografica.
Mettiamo in relazione il sistema di tipo cognitivo e quello di tipo motorio. L'informazione sensoriale e motoria sono riconducibili ad un formato comune.
Tanto è vero che la stessa attitudine alla motricità e psicomotricità è rivolta a spostarsi dal luogo in cui siamo. Il bambino si muove gattonando verso gli oggetti, le figure, non necessariamente per questioni legate ad esigenze funzionali di raggiungere, di avere, ma sulla base di una istintualità volta anche a chiedere attenzione, cura. E qui torniamo all'empatia che ci permette di acquisire dei comportamenti, anche di carattere psicomotorio, per soddisfare non solo i nostri bisogni ma anche quelli relazionali dell'affettività e dell'amore.
Perché ci sia imitazione è necessario un controllo sui neuroni specchio di tipo facilitatorio e inibitorio.
Nella teoria dei neuroni specchio non si gioca soltanto un processo di carattere imitatorio poiché sarebbe un aspetto di tipo evolutivo di carattere psicomotorio ancora estremamente elementare che, però, è alla base della nostra vita infantile e non solo dal punto di vista educativo e formativo. La teoria dei neuroni specchio ci dice anche di indagare quei momenti in cui noi oltrepassiamo l'istanza imitativa e introduciamo un aspetto di natura creativa.
Se fosse solo imitazione non ci sarebbe imprevisto, complessificazione della nostra mente. Sappiamo che la grande facoltà umana è quella di addattarsi alle situazioni più inverse, se così non fosse non saremmo arrivati ad essere Sapiens. Quindi, è questa la capacità che ci ha permesso di sopravvivere come specie rispetto ad altri ominidi.
Avviamoci alla fine di questa conversazione aprendo tre finestre per gettare uno sguardo su tre scenari fondamentali. Il primo è quello della relazione tra Neuroni specchio e linguaggio in senso prossemico. Qual è il legame che si può creare affinché si possa ricostruire un linguaggio possibile per tutti?
Anche Chomsky ha anticipato alcune posizioni dei neuroni a specchio. La specie umana avrebbe mentalmente alcuni aspetti, che per metafora potremmo ricondurre all nozione di DNA, che sono universali. Il linguaggio è condizionato dall'ambiente, dalle circostanze, però noi possiamo apprendere una lingua e tutte le lingue perché abbiamo una struttura profonda che ci rende propensi all'uso della parola, del linguaggio.
Quindi, aprire questa finestra è importante perché fondamentale è mettere al centro il motivo del linguaggio, della parole che noi utilizziamo e il modo in cui le usiamo per entrare in comunicazione con gli altri.
Il secondo chiama in causa la misura e il modo in cui i neuroni specchio sono coinvolti nei processi di apprendimento, affinché si possa rifondarne uno sostenibile.
A proposito di imitazione, condizionamento e creatività, i neuroni specchio mettono in luce quest'ultima. Quindi, perché ci sia educazione non è sufficiente apprendere in modo meccanico, la memoria prima o poi si ribella a questi automatismi, bensì si tratta, sempre nel gioco relazionale della vita e della realtà, di innestare esperienze nuove, originali. Che sono anche di carattere conflittuale perché i neuroni a specchio scattano non soltanto nei momenti pacificatori e di comprensione dell'empatia, ma anche nei momenti dolorosi, conflittuali, nelle situazioni critiche che ci offrono, certo non sempre, risorse per l'invenzione, per la creatività e non per l'imitazione.
L'ultimo riguarda i neuroni specchio e la comprensione emotiva dell'altro, del gesto, dell'espressione altrui. Torniamo al concetto di empatia ma ci serve per ricreare una socialità.
Certo. Tanto importante per la socialità quanto per le relazioni pedagogiche elementari: genitori/figli, per esempio. Quindi, il motivo della comprensione, dell'intesa, che si allarga al gesto, ad una smorfia, un tratto del volto, indica possibilità di incontrarsi nella comunicazione. Questo avviene non soltanto nella specie umana, all'interno di essa, ma anche nei rapporti con gli animali. Perché si tratta di una proprietà che è extraumana e che permette di intendersi non soltanto per via verbale ma anche gestuale.

Ascolta l'audio dell'intervista























 

 

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