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Scienza e Ricerca


Intervista sui Neuroni specchio al neuroscienziato Leonardo Fogassi

di Massimiliano Forgione - 19/01/2018

Può dare una definizione di Neuroni specchio?
Sono dei neuroni che si attivano quando un individuo osserva un'azione fatta da un altro individuo e quando la esegue. Quindi, c'è una corrispondenza tra ciò che l'osservatore fa e ciò che vede fare. Ciò vale anche per l'ascolto, abbiamo trovato neuroni specchio che si attivano quando l'atto motorio viene ascoltato, intendendo il suo motore e anche la sua esecuzione. La modalità in cui si viene a riconoscere l'atto motorio fatto da un altro può essere di vario tipo: o visiva o acustica.
Parliamo del modo in cui sono interconnessi il sistema di tipo cognitivo e quello di tipo motorio.
Avevamo già stabilito, da precedenti studi basati sul sistema motorio corticale, che il sistema motorio è un sistema cognitivo, ma sono i neuroni mirror che meglio evidenziano questo aspetto perché hanno il loro coinvolgimento nella cognizione sociale.
Cognizione sociale. Il sistema dei neuroni specchio sembra essere all'origine della capacità di ciascuno di agire come soggetti individuali e sociali.
La capacità di agire individualmente non richiede necessariamente di avere dei neuroni specchio. Noi nel sistema motorio corticale abbiamo molti neuroni motori che si attivano in relazione ad uno scopo: di prendere, di manipolare, di spezzare. Questi non sono necessariamente neuroni specchio. Poi, si aggiunge nel neurone specchio la natura visiva che, andando a recuperare quello che è il significato del neurone, cioè appunto questa capacità di codifcare lo scopo dell'atto motorio, permette il riconoscimento anche dell'atto svolto dall'altro.
Noi capiamo gli altri sulla base di quella che è la nostra conoscenza della capacità motoria interna; se non avessimo questa conoscenza motoria interna, quello che vediamo sarebbe il soggetto di un'analisi visiva ma non rappresenterebbe un significato intrinseco. Io, quando vedo una mano che prende un oggetto, la descrivo come un qualsiasi oggetto che si muove verso un altro oggetto e basta; invece, riconosco la mano esattamente come la mia che fa la stessa cosa che faccio io.
Come si è formata questa conoscenza motoria intrinseca?
Occorre fare una distinzione. E' chiaro che i neuroni mirror li abbiamo scoperti nelle scimmie, perché nell'uomo è molto difficile registrare nel neurone singolo (si tratta di un problema etico, ndr), quindi, vuol dire che c'è già una base filogenetica. Se lei pensa che i macachi hanno una distanza evolutiva di 25milioni di anni da noi si capisce chiaramente che c'è stata tutta un'evoluzione in mezzo che ha conservato questa proprietà perché è un meccanismo estremamente semplice e vantaggioso, e vuol dire che quando noi nasciamo abbiamo già questo sistema, non ce lo ricostruiamo da zero. Quindi, vuol dire che abbiamo già i tessuti anatomici che permettono di fare questa comparazione. Ovviamente, dopo la nascita, c'è il bisogno di imparare tutta una serie di atti motori nuovi e su quelli costruiamo tutta una serie di neuroni mirror anche nuovi. Questa è la base sia della costruzione dello sviluppo del bambino, della sua capacità di riconoscere vari atti motori, e quella di apprendere anche quelli più complessi tramite il meccanismo dell'imitazione.
Perché ci sia imitazione è necessario un controllo sui neuroni specchio di tipo sia facilitatorio che inibitorio.
Quando svolgo l'imitazione di un'azione, bisogna considerare che quest'ultima è più complessa dell'atto motorio, ossia è fatta di tanti atti motori messi in sequenza. Quindi, il meccanismo che noi proponiamo sull'imitazione è che i neuroni mirror che corrispondono ai vari atti motori li riconoscono, però non sono loro che hanno il compito di ricostruire la sequenza degli atti motori necessari per imitare tutta l'azione e questo compito è, probabilmente, svolto da un'altra area che noi riteniamo sia la corteccia prefrontale. Tenendo presente che i neuroni specchio si trovano nella corteccia motoria frontale, dietro la corteccia prefontale e nella corteccia parietale. Questo è il meccanismo che noi proponiamo per quando noi imitiamo sulla base dell'osservazione.
Il meccanismo inibitorio si ha quando non ripetiamo immediatamente le azioni osservate. Ebbene, questo è dovuto ad un meccanismo inibitorio interno che, non è stato ancora dimostrato in maniera completa, ma dei dati ci fanno vedere che ci sono dei neuroni specchio, sempre nelle stesse aree, che si attivano quando una scimmia esegue un movimento, un atto motorio e si inibiscono quando lo osserva. Questa potrebbe essere una delle basi neurali di questo meccanismo inibitorio interno. L'altro indiretto, la cui esistenza ci perviene da certi pazienti chiamati ecoprassici o ecolalici, i quali, quando vedono un gesto, immediatamente lo riproducono senza che gli venga chiesto. Questo ci spiega che, normalmente, noi abbiamo un meccanismo inibitorio, perché chiaramente non è adattativo che noi ci mettiamo a ripetere tutto quello che vediamo, meccanismo che evidentemente è perso in questo tipo di pazienti.
A che punto è la ricerca sui neuroni specchio?
C'è tantissimo da svolgere, sia dal punto di vista della conoscenza pura che dell'applicazione. Nel primo caso si tratta di capire come funziona tutta la rete che interviene nel riconoscimento sociale. Nel tempo sono state rivelate altre aree cerebrali che si attivano durante l'osservazione, durante l'azione, magari rivelando che ci sono neuroni che si attivano solo all'osservazione, altri che lo fanno solo all'azione. Interviene in ciò il problema di distinguere quale azione è fatta da me e quale è fatta da un altro. I neuroni mirror di per sé, almeno quelli che abbiamo scoperto all'inizio, questo non lo dicono, però, è possibile che in altre aree ci sia questa possibilità di discriminare.
L'altro campo interessante da studiare è quello relativo alle emozioni. Nell'uomo è stato fatto, mentre nella scimmia è più difficile, quindi un diretto coinvolgimento dei neuroni mirror per le emozioni non è presente, però riteniamo che ci debba essere. Questo è un circuito un po' diverso rispetto a quello delle azioni, comunque, il meccanismo è lo stesso.
Un'altra interessantissima investigazione sarebbe riuscire a capire l'origine filogenetica. Noi sappiamo che un sistema mirror esiste anche negli uccelli canori, e si capisce anche perché; stiamo cercando di capire se esiste nei roditori. Abbiamo fatto anche degli esperimenti, in collaborazione con chi studia il polpo e il suo comportamento, per capire se in un organismo più semplice, quello di un invertebrato, c'è qualcosa di simile e sembrerebbe di sì, perché il polpo, è stato già osservato, se vede un altro polpo aprire un barattolo risce a farlo con più rapitidità. Quindi, sembrerebbe che esista un sistema simil-imitativo.
Come pensa che possa modificarsi la capacità relazionale dell'uomo e la socialità sulla base di queste scoperte?
Questo meccanismo ci dice che è stato costruito per la socialità. Non è semplicemente un meccanismo per la competizione. Noi siamo un gruppo sociale, quindi è necessario riconoscerci, e non semplicemente quello che facciamo, ma anche i nostri sentimenti, per esempio. Tutto il discorso sulle emozioni, sull'empatia, che, si sa, hanno una base in questo meccanismo. Anche gli studi di natura evolutiva, dello sviluppo del bambino, cercano di capire se questo sistema è già presente dalla nascita, dai primi mesi del bambino, a che cosa serve, quanto possa essere implicato nella reazione di attaccamento.
Tutti questi sono elementi socialmente positivi perché avere un sistema di rispecchiamento mi fa agire immediatamente con chi si cura di me, pensiamo al rapporto tra neonato e madre e probabilmente, come qualcuno suggerisce, potrebbe portare alla formazione dell'autocoscienza, per cui attraverso il rispecchiamento comincio anche a conoscere me stesso. Un altro aspetto riguarda la relazione con il comportamento morale che è legato primariamente al riconoscimento del conspecifico e di quello che sta facendo.
Quindi non è esagerato dire che i neuroni specchio hanno un'importanza rivoluzionaria come la ebbe la psicanalisi.
Mi azzarderei a dire che è qualcosa di più. Freud alcune cose le avrebbe potute testare direttamente se avesse avuto le tecniche a disposizione. Oggi la psicanalisi è un po' controversa e quello che noi possiamo fare, grazie alle techiche che possediamo, è provare la scientificità di certi aspetti. Noi non potremmo permetterci di dire che abbiamo un meccanismo di riconoscimento se non avessimo registrato direttamente questi neuroni e visti all'opera. Si tratta di dati oggettivi inoppugnabili che rendono vana qualsiasi critica, cosa che non può valere per la psicanalisi.
Quindi, a mio avviso, c'è qualcosa di più in questa scoperta.
Quanto, a suo parere, un pedagogo si debba curare di padroneggiare questo argomento o comunque approcciarsi e approfondirlo quanto più possibile?
Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di relazionarmi con diverse realtà pedagogiche e credo che effettivamente sia molto importante. Inserito in un quadro più generale, se noi riconosciamo che la base per l'apprendimento e per la relazione con gli altri parte da questo sistema che noi abbiamo sin dalla nascita e che ci permette di interagire col mondo, ebbene, anche certi processi educativi potrebbero essere in qualche modo rivoluzionati.
Credo che questo sia tenuto già abbastanza in conto nel periodo 0-6 anni dove i bambini hanno la possibilità di una maggiore esplorazione, interazione; per le fasce evolutive a seguire le cose potrebbero essere riviste.
Diciamo che la pedagogia sta tracciando sempre di più questa interconnessione con le neuroscienze.

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