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Luciana Castellina
Amori comunisti
Nottetempo edizioni, 2018

di Gabrio Vitali - 01/07/2018

«Non si può amare un’idea se non si è amata prima una persona. Non si può. È proprio impossibile», così diceva Luciana Castellina a Concita De Gregorio in un’intervista e in questa frase io credo si possa riconoscere la chiave meglio appropriata per leggere e godere a pieno il suo ultimo libro Amori Comunisti, edito da Nottetempo, di cui oggi parleremo.
Si tratta, come recita il titolo, di una raccolta di storie d’amore, originali e uniche come ogni storia d’amore, tuttavia intessuta ciascuna alle vicende drammatiche di paesi e di popoli, di persone e di gente estremamente reali; e vissute, queste vicende, nei momenti più duri e incalzanti nel corso del Novecento.
La storia tragica della Turchia, dal primo al secondo dopoguerra, fa da sfondo e intride il racconto dell’amore, misurato nell’assenza e nella lontananza della prigione e dell’esilio, fra il grande poeta turco Nâzım Hikmet Ran  e la sua giovane cugina e poi moglie Münevver Andaç, che si frequenteranno liberi solo per pochi mesi a Instambul - dove nascerà il loro unico figlio - e si vedranno una sola e rapidisima volta, dopo quindici anni di separazione, in Polonia.
La guerra civile e la resistenza, in Grecia e sui monti di Creta, vissute a lungo nell’isolamento, nella solitudine e nella clandestinità più feroci, sono invece lo scenario storico dell’amore fra Nikos Kokovlìs e Arghirò Polichronaki, nascosti per anni in grotte ed anfratti di montagna e destinati poi (dopo una rocambolesca fuga in Italia) a un lungo esilio, per fortuna insieme, in Uzbekistan.
Infine, gli anni di persecuzione, di aggressione e di carcere, del periodo maccartista negli USA, tramano la vicenda di Robert George Thompson e Sylvia Berman, anch’essa contrappuntata da lunghe fasi di separazione e prolungatasi poi nella dura battaglia di lei, perché i resti del marito, decorato come eroe di guerra, fossero accolti nel cimitero degli eroi della patria di Arlington a Washington, dove oggi anche lei gli riposa accanto.
Turchia, Creta, Stati Uniti. Tutti dirigenti e militanti comunisti i protagonisti. Nelle tempeste della storia c’è, quindi, qualcosa di comune e di universale che affratella i destini straordinari di pochi alle moltitudini delle vite ordinarie: la battaglia dell’amore sempre identica quando la racconti, e invece in ciascuno diversa quando la vivi. Il libro diventa così anche uno spaccato su importanti, spesso trascurati e sconosciuti, lacerti della storia del Novecento, in ciascuno dei quali Luciana Castellina entra nel punto esatto in cui la lotta per un’ideale — il Comunismo — si confonde e si amalgama con i bisogni e i desideri individuali di donne e di uomini. Di quella donna particolare e di quell’uomo particolare.
Luciana che ha attraversato, da protagonista e da osservatrice di rilievo eccezionale, il secolo inconcluso dello scontro tragico fra democrazia e dittatura, ha conosciuto i personaggi di queste storie; le ha sentite raccontare dalla loro voce; ne è stata coinvolta, emotivamente partecipe, commossa; se ne è fatta carico; le ha fatte abitare nel suo ricordo e nel suo affetto... E oggi, come un’eredità preziosa, come un patrimonio di sentimenti, di idee e di gesti vissuti, le restituisce alla memoria di tutti perché a tutti queste storie appartengano.
Luciana, custode di queste storie per anni, quasi a sintetizzarne il valore cita Don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia». Ed oggi la sua scrittura, come sempre di altissimo magistero giornalistico e narrativo, ci racconta quelle lontane storie d’amore e di lotta come dall’interno, quasi in presa diretta, quasi lei fosse un inviato speciale, spedito a render conto di una cronaca di fatti, di azioni e di testimonianze nel momento in cui essi avvengono e si dipanano in una vicenda insieme individuale e corale. Ed è qui, in questa relazione fra individualità e coralità, la cifra, la chiave di lettura di questi scritti, che vorrei sottolineare per voi: la particolare coniugazione fra la parola amore e l’aggettivo comunista che in questi racconti viene proposta.
Si tratta, infatti, di storie non certo a lieto fine, ma non tragiche. O almeno non vissute così dai loro protagonisti. C’è, in esse, un senso della sofferenza che non si fa sinonimo di sconfitta o preludio d’infelicità. Il dolore, in esse, è un momento di lotta, una sua condizione. Nella consapevolezza che anche la propria esistenza più intima acquista senso quando si è disposti a giocarla nella lotta insieme a qualcun altro perché il mondo di tutti sia migliore.
«Li ho chiamati ‘amori comunisti’ – così scrive nella prefazione – non solo perché questa era la fede dei loro protagonisti, ma perché, per chi si fa coinvolgere dalla Storia fino in fondo, la vita privata e quella pubblica sono così strettamente intrecciate che a volte si confondono. Sono storie che mi hanno meravigliato, appassionato, sconvolto».
E allora, fra tanti giudizi e valutazioni che, prima, dopo e oltre l’89, sono stati fatti sul fallimento del Comunismo dai più convinti sostenitori di quell’idea e dai suoi più accaniti detrattori, è forse mancato e ancora manca quello che consideri, da un punto di vista antropologico e umanistico, il valore e il senso delle moltitudini di vite quotidiane dei protagonisti di quelle grandi stagioni di sacrificio e di lotta, ma anche di conquista, d’amore e, in qualche modo, di felicità.
Forse così, si potrebbe scoprire che il significato del Comunismo – e non certo quello meno importante - non risiede soltanto nell’efficacia storica delle sue elaborazioni, dei suoi modelli sociali o delle sue politiche, ma anche - e di più - nei modi e nello stile con cui hanno affrontato la vita e le sue tragedie milioni di persone, non solo di militanti e di compagni, nei loro sentimenti e nei rapporti che ne hanno derivati, nelle loro difficoltà e nelle loro speranze, nelle loro relazioni collettive quotidiane e nei concreti tentativi d’amore, d’amicizia e di solidarietà della loro vita personale. Nella poesia e nella bellezza, insomma, di un’aspirazione semplice e meravigliosa verso un’esistenza per cui avesse senso di lottare per averla e di scegliere per condividerla.
È qui che il Comunismo si è fatto vita concreta e vissuta per generazioni di donne e di uomini reali; è qui che si sono misurati la sua forza e il suo significato; è qui che il Comunismo è avvenuto e continua ad avvenire come “il cambiamento dello stato delle cose presenti”.
Alla nostra età, ormai, abbiamo appreso che non si lotta solo per un domani migliore, che per altro non vivremo, ma che si lotta per dare senso e valore al nostro oggi. Perché quello che viviamo, che desideriamo, per cui lottiamo, non resti senza significato e non finisca senza lasciar traccia. E anche perché il nostro ieri e quello di milioni di gente semplice e normale non sia passato invano e continui ad avere senso e valore.
Grazie a Luciana Castellina per non smettere mai, con i suoi scritti, con la sua testimonianza di vita e con la sua amicizia, di ricordarci queste cose. Ne abbiamo bisogno. Soprattutto in questo tempo.























 

 

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