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I colori che non so

di Massimiliano Forgione - 13/07/2017

Quando un artista sente il bisogno di confrontarsi con un maestro del passato, il fruitore, con buona probabilità, prima o poi, si troverà ad avere a che fare con qualcosa di bello, artisticamente riuscito.
Se poi si parla di un passato destinato ad essere il nostro tempo immanente, il coinvolgimento dell'ipocrita beneficiario, tende ad essere sincero e riconoscente, perché la mancanza per un frangente colmata e la malinconia lievemente allontanata.
La scomparsa di Fabrizio De André del 1999 è un tragico evento per tutta la poesia non scritta di cui saremo definitivamente orfani; la scorta divenuta bagaglio culturale di ognuno di noi, appunto, l'eterno immanente.
Il punto focale della biografia artistica di Dino Parrotta è attraversato con la leggerezza meravigliosa che lo contraddistingue: desideroso di seguirsi, ha scorto il miglioramento ed ha fatto il passo in più.
C'era da aspettarselo. Con la grazia del principe exuperiano arrischia e si espone al giudizio del pubblico, raccoglie approvazioni, ringrazia e se ne va.
Lo spettacolo I colori che non so, martedì 11 luglio, nella bellissima corte comunale di Putignano, ha visto in scena la definitiva formazione composta da Francesco Notarangelo, chitarra e voce, Andrea Manghisi, chitarra, Andrea Campanella, clarinetto e Dino Parrotta, voce recitante e flauto; per la serata, ospite gradito allo strumento hang, Michele Casulli, nel brano Le nuvole.
La formula indovinata di proporre il testo in forma cantata e recitata permette di esaltare l'attualità politica, sociale, di denuncia sempre puntuale e pungente dei testi delle canzoni di De André e di conservare, intatta, quella poetica. Il risultato è, per l'appunto, un concerto poetico con incursioni nel genere del teatro canzone dove, in luogo dei monologhi, vi sono gli stessi testi delle canzoni proposti in veste prosastica e, per questo, efficaci nella loro drammaticità e comicità.
Spettacolo filologicamente perfetto che ripercorre la carriera del poeta genovese, dai suoi esordi con Paolo Villaggio ai successi ottenuti con le traduzioni delle canzoni di un altro grande anarchico, il francese George Brassens.
L'attore ha un cappello per ogni canzone, una maschera per ogni recitazione, un lazzo per ogni colore, per quelli che non sa, ma che hanno dipinto magicamente la calda serata di questa estate putignanese.























 

 

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