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Uomo solo in fila
I pensieri di Pasquale

di Massimiliano Forgione - 13/11/2017

L'uomo qualunque di gogoliana memoria apre questa brillante commedia dove l'attualità italiana irrompe con tutta la sua insensatezza e con i suoi tratti di sopraffazione violenta, dove i deboli e poveri sono destinati a soccombere, i forti e ricchi sfuggono alle tenaglie della burocrazia che, prima o poi, inesorabilmente, incombe.
Nella sala d'attesa di Equitalia il protagonista vive l'estraneante sospensione di una rendicontazione, un dare senza un avere e senza neanche la dignità del motivo per cui si ritrova lì, numero tra numeri, in una lotteria eterna e, per assuefazione e rassegnazione, giusta.
Ecco che entra in gioco la dolce poesia dell'arte di sopportare tutta italiana. Incapace di una ribellione atta ad un ipotetico sovvertimento, il protagonista ricorre all'ironia e alla condivisione della propria condizione. Con la complicità del ragioniere impiegato Gianluca Sambataro il dialogo si fa realtà incalzante e, sulle musiche suonate sapientemente dalla tastiera incastonata nella scrivania del burocrate, Maurizio Micheli ripercorre cinquant'anni di repertorio della canzone italiana che ha sospinto le anime sempre più stanche di un popolo che nel riso amaro ha trovato la propria possibilità di sopravvivere. Tra canzonette, aforismi, battute, riflessioni e scambi brevi, l'attore vive il suo eterno presente, immutabile, senza sapere il perché, ma intuendo che è giusto così. E anche quell'entità soverchia che obbliga all'attesa, condendola con una scanzonata presa in giro, risulta quasi amica, così, per abitudine, o sfinimento, perché sornionamente non ha mai abbandonato la sua vittima.
Viene chiamato un numero, di tanto in tanto, ma non è ancora il suo turno; ''Ma ritenti, sarà più fortunato'', dice il protagonista alla voce meccanica che interrompe l'attesa interminabile e soporifera dei docilmente vessati.
I pensieri di Pasquale possono continuare ad andare a ruota libera, sul filo dei ricordi di ciò che siamo stati o avremmo potuto essere, con la possibilità di non sentirci mai fuori luogo come un nome fuori stagione di un Pasquale quando non è Pasqua o di un Natale il giorno dopo l'Epifania.
Regia di Luca Sandri, scene di Fabio Cherstich, produzione Teatro Franco Parenti, fino al 26 novembre nella sala AcomeA dell'omonimo teatro.























 

 

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