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L’italiano razza superiore

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini - 11/03/2010

In questi tempi era un incontro consueto quello del professor G con un suo giovane allievo. Il ragazzo era diligente e di buoni sentimenti, democratico e corretto, ma anche un po’ succube del vecchio professore che ogni tanto sparava giudizi imbarazzanti. Il quella mattina di marzo che non si opponeva all’inverno, come ormai niente si oppone a niente (è una frase del professore), pare che egli stesso, guardando il cielo, abbia detto tra sé: “Ecco, questa è l’era del trans-politico e gli italiani….certo, gli italiani….”.
Nessuno ha mai capito bene cosa volesse dire. Ci limitiamo a riportare il dialogo senza commento.
- Mi scusi professore, che voleva dire degli italiani?
- Scrivi, scrivi. Ho avuto un’altra illuminazione. Non c’è dubbio: gli italiani sono una razza superiore.
Scrivilo, scrivilo pure in uno dei tuoi articoletti e vedrai che successo.
- Con tutto rispetto, professore, mi pare un’affermazione arbitraria e anche pericolosa.
- Sei un buon ragazzo, ma non sei mai stato un’aquila, come allievo. (La tua superstizione del razzismo ritarda la scienza). Se uno ti dice che il delfino è più intelligente del gamberetto il tuo povero cuore ha un sobbalzo. Non si capisce perché si dovrebbero offendere i francesi, i tedeschi, eccetera…. La nostra superiorità è un dato scientifico. Scrivili, scrivili pure.
- Mi scusi, professore, posso magari scrivere del gambero, ma il resto mi sembra proprio un po’ razzista, e anche presuntuoso.
- Da tempo non mi aspetto obiezioni intelligenti, ma non sopporto quelle sgrammaticate. E’ presuntuoso… se presume. E’ razzista…. Se è tentativo di assurgere. Ma è scientifico se è vero!
- Giusto, professore, ma lei potrebbe forse dimostrare che oggi gli italiani…?
- Non oggi, sempre. Ma vedi, ragazzo, nell’era del trans-politico la superiorità dell’italiano è diventata lampante. Basta andare in giro per l’Europa per accorgerti subito che sono tutti tristi, mortiferi. Noi, no!
Persino gli stranieri che vengono qui, al di là del caos, del fatto che non funziona niente, restano colpiti da questo modo “gioioso” di prendere la vita. Anche se la situazione socio-politica-economica è catastrofica, tutto sommato gli italiani non sono mai veramente turbati, voglio dire…."dal di dentro della propria allegria".
- Questo è vero, ma se sono allegri non è detto che siano intelligenti.
- Bravo, lo avrebbero detto tutti. Ma tu lo sai cos’è l’ironia?
- Certo, professore….. alterazione, magari paradossale, di un riferimento allo scopo di rimandare una certa connotazione di: ridicolo, astruso, buffo, comico, eccetera.
- Questo è lo Zingarelli. L’ironia è di più. L’ironia ribalta la natura di una cosa o di un fatto. Cambia angolazione. Salta i piani. Sposta il tiro su dimensioni impensabili. L’ironia è una specie di dado a mille facce e chi non possiede questo dado è condannato alla stupidità. Ecco, l’ironia è l’unica forma di intelligenza. E gli italiani ce l’hanno tutti.
- Suggestivo, ma vorrei sapere come fa a dire che gli altri popoli…..
- Gli altri popoli….. “Credono”. Ecco perché, credono tutti, anche quelli latini. I francesi credono alla Francia. Capisci? Ci credono davvero. E l’ironia, si sa, è l’arte di non credere.
- Ma allora non si deve credere a niente?
- Sei proprio un cretino, certo che si deve credere!
- Professore, lei mi cambia le carte in tavola.
- Ma è semplice. Si deve credere e non credere….. contemporaneamente. E solo l’ironia è capace di produrre questo stato di spirale contraddittoria detto anche “Simulazione circolare”. Bello questo, eh? Scrivilo….
Simulazione circolare, vedrai che successo!
- Una bella immagine, lo ammetto, incomprensibile però.
- Allora facciamo un esempio per i più cretini. Se un poliziotto, sull’autostrada del sole, fa la multa a uno che supera i 120 è considerato un pazzo da tutti gli italiani. Capisci la meraviglia? La legge diventa immediatamente un’allegra regola del gioco giusta per tutti, anche per la stradale.
- Mi permetta, ma il poliziotto che fa la multa ha ragione.
- Allora sei proprio tra i più cretini. Qualsiasi tribunale sensato deve assolutamente condannare il poliziotto, o trasferirlo a Lugano.
- E con quale motivazione?
- Quella di non avere una sana intelligenza “correttiva”, cioè da italiano. Cerca di capire. Le regole del gioco sono una specie di giusto assestamento che fa il popolo istintivamente e con una inventiva tale che il legislatore stesso si accorge che è molto meglio mettere sì le leggi, ma così… fasulle, per poi accomodarsi in una trasgressione sensata. Aiutato dall’utente il legislatore lo sa che la legge è finta e va a 160. Ecco la grande invenzione degli italiani: la simulazione circolare.
- Affascinante, però fa un po’ effetto perché esclude ogni forma di serietà.
- E ti sembra poco? Dal momento che tutto è finto, meglio saperlo. Sveglia! Non c’è niente di più “vero”. Forse non c’è mai stato, ma ora la cosa è più evidente. Dal sociale al politico al religioso niente ha più senso. Tutto è “trans”. E’ una manieristica gigantesca struttura di cartone. Era qui che volevo arrivare. L’italiano è geniale perché è l’unico che ha digerito l’illusorio. Tutti gli altri popoli che si difendono da questa perdita di sostanza diventano tristi. Diventano anche brutti e cattivi, perché vivono uno stato di finzione irritata e frustante. L’italiano, no! Lui ride. L’italiano lo sa che è tutto finto e ride. E’ come se avesse dentro da sempre questa specie di gioco della “rappresentanza festosa”. Non importa se siano le elezioni o le olimpiadi, tutti gli italiani, dai servizi segreti alla mafia, all’uomo comune, vivono complici di questo spettacolo della politica, del sociale, del religioso, delle leggi, dell’ordine e del disordine: una “compagnia teatrale”.
- Bello! Bravo!
- Non mi interrompere che concludo. Nell’era del trans-politico italiano……
- Scusi, professore….. cos’è il trans-politico?
- E che ne so!
- Peccato, ora che cominciavo a seguirla….. Comunque è vero degli italiani….. sono proprio migliori.
- Eh no!
- Ma come, l’ha detto lei fino ad ora!?
- C’è modo e modo di dirlo!!!

Da Re Nudo N° 7 aprile 1997























 

 

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