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Non c’è acqua più fresca
Teatro Parenti Milano

di Massimiliano Forgione - 22/04/2016

Scorrono i personaggi di Casarsa, il Friuli di Pier Paolo si accende nei versi recitati da Giuseppe Battiston con la degna spalla Piero Sidoti ad interpretare un teatro nel teatro.
Nello spettacolo Non c’è acqua più fresca, Volti, visioni e parole dal Friuli di Pier Paolo Pasolini di Renata Molinari e Giuseppe Battiston per la regia di Alfonso Santagata prendono forma le figure contadine, i giovani con la vita negli occhi, le povertà di un’emigrazione necessaria. La consapevolezza di Pasolini ventenne è la profezia dell’intellettuale che intuisce perché la sua cultura affonda le radici nella tradizione, nella terra che solca nel tempo, nella civiltà contadina che si sradica nel miraggio cittadino della condizione borghese, nell’appartenenza al popolo che subisce i soprusi del potere oscuro e sopravvive nel grande sogno del disegno umano che non cessa di rendere sopportabile quella materia stanca che si chiama vita.
Lassi in reditàt la me imàdin
ta la cosientha dai siòrs.
I vuòj vuòiti, i àbith ch’a nasin
dei me tamari sudòurs.
Coi todescs no ài vut timòur
de lassà la me dovenetha.
Viva el coragiu, el dolòur
e la nothentha dei puarèth!
Lascio in eredità la mia immagine nella coscienza dei ricchi. Gli occhi vuoti, i vestiti che odorano dei miei rozzi sudori. Coi tedeschi non ho avuto paura di lasciare la mia giovinezza. Viva il coraggio, il dolore e l’innocenza dei poveri!
’Grazie a tutta quella poesia, scritta o cantata, o sognata, sono stato di nuovo bambino…’
ci dice l’attore parlando delle ragioni che l’hanno mosso a rivisitare la prima poesia del poeta friulano già così pregna di tutte le tematiche e le visioni che avrebbero preso forma nella sua produzione a seguire.
Perché Pasolini è un enorme peso che alleggerisce, la sua scrittura è ’Petrolio' che lascia a riva come cormorani appesantiti da quella materia pensosa così vischiosa che affonda nell’anima per ripulire e far tornare a solcare la terra più franosa e azzardare voli senza protezione.
A questo pensavo nell’attesa che il sipario scorresse a separare i suoi lembi e un moto incontrollato di pianto trattenuto ha richiamato alla mia mente il lucore e la generosità di una scrittura che porto scolpita dentro.























 

 

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