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2 ma non 2

di Massimiliano Forgione - 30/11/2016

Un Pirandello visto raramente, quasi inedito, che sconta il peccato di ciò che viene definito un testo minore, ma che ha la potenza di tutta la lungimiranza dell’artista, la sua totalità, il suo coraggio. Il testo in questione fu scritto e rappresentato in pieno ventennio: di quella famiglia, di quella figura di donna, di quel modello di uomo, di quelle relazioni di genere, Pirandello ne fa uno sberleffo e con la delicatezza, la sensibilità, l’ironia, il sarcasmo della sua arte, propone nient’altro che la realtà, caotica e imprevedibile, per niente scritta e continuamente da rappresentare.
Un grazie alla Compagnia del Sole che dal Sud si sposta per essere ospitati, in una cinque giorni pienamente soddisfacente, dallo storico Teatro Verdi di Milano che riapre con una nuova gestione che promette molto bene.
Marinella Anaclerio (in passato, giusto per darne il peso, curatrice di regie per Toni Servillo) cura la regia e l’adattamento di 2 ma non 2, operando una fusione tra la novella e la pièce teatrale O di uno o di nessuno. Suo il titolo che ha parecchi rimandi, ma vedremo in seguito.
Si diceva di un Pirandello visto raramente, tanto vero perché quell’autore che interagisce con i personaggi alla ricerca di ruoli, chiarimenti, spiegazioni, è sì presente ma con maggiore coinvolgimento e altrettanto distacco, pronto a disincagliare la scena, a farsi da parte sedendo tra il pubblico, ma anche ad intervenire, lui stesso, come parte in causa. Del resto, è un dramma morale quello che si porta in scena per un’ora buona, quanto basta per attraversare tutti gli interrogativi che la trama evoca.
In breve: una donna, Melina, è amata contemporaneamente da due uomini molto amici (vivono insieme?, quale reale rapporto c’è tra i due?), era una donna di bordelli, presa e accudita dai due ed ad essi completamente devota. Rimane incinta, vuole tenere il bambino, i due, tra interrogativi, ripensamenti e lacerazioni, no!
Quanto basta per condurre una vera e propria indagine psicoanalitica che possa sviscerare tutti i possibili risvolti inconsci della questione. Infatti, la scenografia, essenziale e simbolica, evoca il salotto dell’autore dove dà udienza ai suoi personaggi in un processo conoscitivo senza soluzioni appaganti che con ironia gettano nello sconforto. Quanto umorismo ci vuole per non prendersi sul serio e per ridere dell’infelicità e gli attori ne sono ben equipaggiati per dar voce a questo vero e proprio macigno morale scritto dall’autore siciliano in pieno periodo fascista (correva l’anno 1929).
Nella parte di Pirandello e Merletti: Dino Parrotta, donna Melina e il figlio Ninì: Antonella Carone, gli amanti Tito Morena e Carlino Sanni: Simone Castano e Tony Mazzolla. Merletti è il viveur che ha avuto tante donne, è lo sguardo del pubblico che dà il suo parere sulla vicenda, sulla scorta del proprio vissuto e della propria morale, avversato da Tito per un inespresso contrasto uomo-uomo e perché non vuole ammettere le ragioni esternate da Merletti che sono concrete e competono con la sua natura.
Per rientrare nella trama: Melina partorirà e morirà; Ninì, dopo i primi anni passati da una donna conosciuta da Merletti, sarà adottato da una famiglia. Tito e Carlino non smetteranno di vedere il ragazzo a cui sono inevitabilmente affezionati.
Insomma, 2 ma non 2 sono la stessa persona, prendono decisioni diverse ma uguali, hanno amato la stessa donna, creando di fatto lo strumento per andare a letto insieme, in modo alternato, esattamente come frequentano il figlio della loro donna, mai insieme ma con lo stesso amore.
Il lavoro della compagnia su questo soggetto è stato intrapreso con il nuovo cast circa due anni fa, dopo le cinque repliche a Milano ne è prevista una a Bellinzona. Si tratta di attori esperti, che mettono in scena interazioni collaudate; la classicità del testo viene resa fruibile dalla dinamicità degli attori che riescono a far emergere l’ironia dell’autore anche là dove il copione, i dialoghi, erompono in tutta la loro drammaticità.
Quello del pomeriggio dell’ultima domenica di novembre del Verdi si è rivelato un pubblico come è raro trovarne, partecipa emotivamente agli eventi, sorride per le soluzioni annunciate e mostra delusione o approvazione per le stesse. Cosa rara, ormai, nei teatri.
Merito degli Attori, della Compagnia, del Teatro e di Pirandello.























 

 

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