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Mozart

di Massimiliano Forgione - 06/03/2017

‘Non si può conoscere Mozart se non si conosce se stessi.’
E’ metateatro quello che prende corpo sul palcoscenico della sala AcomeA del Teatro Parenti di Milano. Un viaggio che porta indietro di trent’anni, agli inizi della carriera di Giuseppe Cederna, mirabolante autore e attore dello spettacolo Mozart, liberamente tratto dalla biografia di Wolfgang Hildesheimer; a quando fu scelto per la sua prima importante parte in una carriera che ha visto il dotato attore spaziare con grazie e bravura dal teatro al cinema.
Mozart non ha una coscienza, non ha un sé interiore da voler comunicare. Lui vuole solo suonare!
La ricerca si complica un po’ ma l’attore saprà portarla a termine perché nell’afferrare l’anima del genio musicale cattura se stesso. Ineccepibile! Cederna, sulle note del bravissimo pianista Sandro D’Onofrio che esegue magistralmente le musiche di Mozart, racconta e si racconta, si trasforma, salta e balla, si dispera e gioisce, tutto perché il suo personaggio è interessato solo alla libertà, spina dorsale della sua genialità. E deve emergere tutta la follia e la verità che hanno caratterizzato la breve vita del musicista, come la scrupolosità e la concentrazione dell’attore, che trova sul palco, la sua dimensione catarchica.
Scorrono le vicende più significative della vita di Mozart, come le figure che hanno segnato la sua vita: la madre, ironica, gioiosa, dissacrante; il padre, serioso, austero e autoritario; la cugina Anna Maria con la quale ebbe giocosi momenti di sesso e intrattenne uno scurrile e ilare scambio epistolare; la moglie caduca Aloisia con la quale visse la povertà che lo portò a morire disperato e senza l’aiuto del padre.
Sullo sfondo la figura severa e arcigna dell’eterno antagonista Salieri, geloso della sua arte e consapevole eterno secondo alla presenza del genio. Allusivo richiamo al regista Missiroli che scelse Cederna per il suo Amadeus.
I soldi, il costante problema dell’artista. La loro ricerca lo accompagnano per l’Europa, attraverso viaggi scomodissimi, a suonare nei contesti più improbabili, pur di tirar su danari. Analogia con la vita d’attore.
Il successo de Le nozze di Figaro, ovunque ma non a Vienna, il trionfo di Don Giovanni e una approvazione che viene meno nonostante le sue opere siano suonate in tutta Europa.
La solitudine caratterizza la vita dell’ultimo Mozart in una dimensione che gli fa dire con piena cognizione che quando suona si spezza il suo contatto con il mondo.
L’attore, nella ricerca della sua immedesimazione con il personaggio, non troverà mai la risata equina che lo caratterizza. Ma ciò è un dettaglio. L’ultima scena che ritrae il viso di Cederna illuminato da un riflettore che non lascia scampo, è il fotogramma finale che ci dà la sicurezza dell’identificazione. L’ha preso!























 

 

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