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Nessun luogo è lontano

di Massimiliano Forgione - 22/03/2017

Il luogo fisico, lontano da raggiungere, è il senso traslato di un viaggio sentimentale molto più ampio e impervio. Le condizioni sono difficili, di strada da fare ce n’è tanta e, alla fine del dramma, che come tutti quelli che si rispettino contiene buoni elementi di comicità pronti a scaturire quando la tensione arriva al suo parossismo, si scopre che i protagonisti sono appena arrivati ad un improbabile giro di boa che richiederà, in un prosieguo che appartiene tutto al metaforico dietro le quinte, altrettanta passione, necessità di verità e amore per la vita.
Bravo Giampiero Rappa che scrive, dirige e recita lo sdoppiamento drammatizzato di sé. A dare contorni definiti al personaggio Alice Ferranti nel ruolo della giornalista e Giuseppe Tantillo in quello del nipote. Le recitazioni sono appassionate e, nel corso della rappresentazione della durata di cento minuti buoni, diventano sempre più naturali, sciolte e gli attori si muovono sul palco come si procede nella vita.
Un soggetto evidentemente molto sentito quello che va in scena nella Sala AcomeA del Teatro Parenti di Milano dal 14 al 26 marzo. La biografia di un isolamento spontaneo che si realizza su uno sfondo sbiadito e nebuloso, corrotto e avvilente. Un retroscena tutto italiano nel quale si afferma impietosa la disperata voglia di fuoriuscirne ed astrarsi per non perdere di vista i fondanti elementi della propria reale natura.
Così Mario, scrittore di successo, dopo aver clamorosamente rifiutato un premio letterario con una fiera opposizione critica, attua il suo piano di esclusione sociale, rifugiandosi in una baita difficile da raggiungere.
Ma la separazione dal mondo risulta impossibile, nonostante o complici le condizioni climatiche avverse che non permetteranno ad Anna, giornalista di guerra chiamata a sostituire una sua collega della pagina cultura del suo giornale per un’intervista testamento allo schivo scrittore e a Ronny, nipote disperato in cerca di un rifugio affettivo, di lasciare il luogo lontano scelto da Mario.
Tentativi di avvicinamento da parte dei due coprotagonisti respinti attraverso sferzanti affermazioni e battute al vetriolo dello scrittore che fa di tutto per sbarazzarsi della compagnia invasiva della sua intimità, della fortezza di solitudine che sta a fatica cercando di costruire, in un processo volontario che è la scaturigine della delusione, abbattimento, frustrazione, sdegno, insofferenza che, certe anime elette, prima o poi provano di fronte alla corruzione, alla banalità, alla trivialità di un mondo in cui tutto è falso.
E’ così che il luogo lontano eletto dal protagonista diventa quel posto dove chi arde e ardisce può ritrovarsi e ritrovare. Ci vuole passione e caparbietà, volontà di capire, di non fermarsi davanti alle banalità delle apparenze. Il processo di conoscenza e redenzione tanto innocente, perché una sorte si subisce, quanto colpevole, perché una condizione si deve scegliere, riguarda se stessi e il prossimo ed ha a che fare con la felicità, possibile solo dopo tanta sofferenza.
Nessun luogo è lontano quando ciò che è in ballo è la pienezza di una paura che obbliga ad individuare le ragioni di una forza che possa dare la giusta dose di necessario coraggio.
E’ il percorso della vita, ben raccontato in quest’opera densa di scontri, dialoghi serrati, silenzi e sguardi annichilenti. E assomiglia tanto all’impervio andare dell’attore e al suo struggente tentativo di comunicare al prossimo quella bellezza faticosa che ha appena intravisto.























 

 

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