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Il sorpasso

di Massimiliano Forgione - 05/05/2017

Perfetta trasposizione teatrale del capolavoro del 1962 di Dino Risi, Ettore Scola e Ruggero Maccari. La prima del quattro maggio al Teatro Manzoni di Milano della prima in assoluto di questa impresa riuscitissima è un vero e proprio successo. Bravissimi gli attori, tutti! Naturalmente, spiccano Giuseppe Zeno e Luca Di Giovanni, il primo nel ruolo che fu di Vittorio Gasmann, a cui rende ineccepibile omaggio, recitando con la sua voce, con il suo sguardo, con i suoi gesti, le sue movenze; insomma, studio del personaggio meticoloso, estremamente accurato e atto d’amore dell’attore nei confronti della propria arte e di colui che ne è stato uno dei colossi in assoluto. Il secondo, di Jean-Louis Trintignant, riprende esattamente quelle caratteristiche di fragilità, insicurezza, timidezza, riservatezza, di un carico emotivo tenuto in conserva e pronto a deflagrare alla presenza del suo contrario, l’altro da sé per eccellenza, di cui era inconsciamente in attesa per potersi, finalmente, esprimere, aprire gli occhi per aprirsi al mondo e cominciare a vivere. Lo fa calandosi nel personaggio ma mantenendo delle peculiarità sue. Anche in ciò, il lavoro di identificazione Zeno - Gassmann, Di Giovanni - Trintignant, esalta, con delicatezza, quello che fu il ruolo del primo personaggio che esige il pieno rispetto dell’immedesimazione (impossibile recitare Gassmann senza rinunciare a sé) e quello del personaggio spalla (che può permettersi di non rinunciare completamente a sé) nel pieno rispetto filologico dell’opera.
Gli attori, tutti, meritano l’encomio dello spettatore, perché quanto è in scena dal 4 al 21 maggio è una superlativa prova attoriale di professionisti che hanno colto perfettamente lo spirito della pellicola – simbolo dell’Italia del boom economico e del tipo di italiano che, in quegli anni, ne solcava le terre.
Il regista Guglielmo Ferro, assieme a Micaela Miano, autrice dell’adattamento teatrale, in due atti colgono i punti imprescindibili dell’opera senza tralasciare particolari, pur minuziosi, utili ad esaltare la sottile contesa psicologica tra Bruno (Zeno) e Roberto (Di Giovanni).
Assolutamente perfetta la scenografia curata da Alessandro Chiti che alterna e fa coesistere dinamicità e staticità con l’espediente della proiezione su un telo, dal mezzo del quale ne fuoriesce la metà della Lancia Aurelia B24 sulla quale corre la neonata coppia di amici, di una strada e dei paesaggi che ne scorrono ai lati; di vari ambienti: il lido, la casa di campagna, il ristorante con la sua terrazza e la cucina, tenuti insieme da un palco strutturato su due livelli e separati dallo scorrimento di teli.
Le musiche originali di Massimiliano Pace non tradiscono l’idea moderna di un’opera senza tempo; il jazz melodico è la giusta colonna sonora di una trama psicologica tanto intensa quanto fine e delicata.
La stagione di prosa del Manzoni termina al massimo di ciò che poteva offrire e dà appuntamento alla prossima 2017/2018 col miglior gusto potesse lasciare nel palato del suo spettatore.























 

 

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