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Il giocatore

di Massimiliano Forgione - 04/02/2018

L'adattamento di Vitaliano Trevisan (come non ricordare il suo Tristissimi giardini, edizioni Laterza) del convulso romanzo di Dostoevskij esprime tutta la frenesia che caratterizzò quei pochi giorni a disposizione dello scrittore per consegnare al suo editore qualcosa di nuovo, prima che questi si appropiasse di tutti i diritti e i proventi delle sue opere per dar seguito alla penale di un contratto non rispettato.
Dato biografico essenziale perché la versione di Trevisan de Il giocatore, andato in scena al Teatro Parenti dal 30 gennaio a domenica 4 febbraio, si sviluppa su parallelismi filologici ovviamente ineccepibili tra opera e biografia del grande scrittore russo.
La scena curata da Roberto Crea rispetta l'intento dell'autore di giocare sulla dualità. Il palcoscenico è diviso specularmente, si alternano e dialogano le scene con un gioco di sipario a caduta che ora ne lascia intravedere la fissità ora le esclude del tutto; un corridoio posto alle estremità centrali dà modo di aumentare la dinamicità degli attori che hanno così, oltre a quelle laterali, tre vie di uscita ed entrata; alle estremità laterali due scrittoi, quelli dove ora siedono Aleksej e Polina, il giocatore e la donna da lui amata, protagonisti del romanzo intenti alla loro corrispondenza, ora Dostoevskij e Anna Grigor'evna, lo scrittore e la stenografa che lo aiutò a superare la improba sfida e della quale si innamorerà e che diventerà la sua seconda moglie.
C'è tutto questo nella rappresentazione teatrale a regia di Gabriele Russo. Lo spettatore può apprezzare la fedeltà del racconto e l'elemento biografico, così imprescindibile quando si tratta di avere a che fare con l'opera di Dostoevskij.
La pièce in due atti si apre con il protagonista Aleksej su una sedia a rotelle che è il mezzo di deambulazione destinato alla vecchia nonna della quale il generale, la sua amante francese, il creditore del generale, anch'egli francese, auspicano la morte per ereditare e continuare le loro debosce. Il fatto che accolga anche il corpo del giocatore serve a creare un altro parallelismo: quello tra il precettore, Aleksej appunto e la vecchia, i veri giocatori che al casinò sono stati in grado di vincere tantissimo, gioia effimera e ingannatrice e di perdere moltissimo, entrambi destinati ad una inevitabile solitudine.
Gli attori fanno tutti un grandissimo lavoro perché si tratta di una rappresentazione esagitata, ritmicamente potente, solo il contenuto della clessidra, speculare nelle sue parti e girata due volte, scorre lentamente. Particolarmente arduo il compito di Daniele Russo (il giocatore), forzatamente epilettica la sua interpretazione, sempre in movimento e continuamente in dialogo e soliloquio; grande prova di ottimo attore. Come Marcello Romolo (il generale), Camilla Semino Favro (Polina), Paola Sambo (la nonna), Alfredo Angelici (l'inglese Mr. Astley), Martina Galletta (M.lle Blanche), Sebastiano Gavasso (il francese De Grieux).
Bellissimi i costumi di Chiara Aversano e il gioco di luci, fatto anche di numeri proiettati psichedelicamente sulla scena sul fondo sonoro della roulette che gira, di Salvatore Palladino e Eugenio Dura.
Produzione della Fondazione Teatro di Napoli, Teatro Bellini e Teatro Stabile di Catania.























 

 

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