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Delitto e castigo

di Massimiliano Forgione - 19/02/2018

Il ciclo Percorso Dostoevskij regala al pubblico del Teatro Parenti di Milano un bel Delitto e castigo in scena fino al 4 marzo. Da non perdere! Sicuramente perché trasposizioni di grandi e corposi romanzi ottocenteschi in rappresentazioni teatrali sono cosa rara e perché questa versione risulta completa, esaustiva, filologicamente ineccepibile.
Non v'è dubbio che i curatori Alberto Oliva e Mino Manni siano rispettosi conoscitori dell'opera dello scrittore russo e, visto che la qual cosa implica una necessaria cognizione della biografia di questi, l'operazione riesce completa e molto soddisfacente.
Tant'è che il monologo finale del giovane assassino Raskol'nikov è rivelatore della complicata ed intricata materia dell'audacia, della colpa e della punizione che lo scrittore, con questo romanzo in particolare, ha voluto eviscerare.
''Ho ucciso per rubare''. La materialità dell'agito deve emergere imperiosamente ed imperativamente per allontanare ogni spettro recondito della psiche e permettere all'inadeguato assassino di darsi una possibilità per continuare a vivere e non perdersi nel labirinto della propria pazzia.
Raskol'nikov ha bisogno di agganciarsi a ciò che di tangibile c'è: la punizione reale per una colpa spogliata di ogni improbabilità narcisistica e ideologica, Sonja, la donna che, anch'essa emerge dal baratro, per accompagnare ed accompagnarsi sul cammino della redenzione.
Uccidere per rubare, abbandonando l'inseguimento infruttuoso delle improbabili rivelazioni pscanalitiche delle proprie azioni per non impazzire e, nell'amore ricambiato trovare l'unica, vera e finora conosciuta, ancora di salvezza.
Mino Manni interviene nel progetto anche come attore, interpretando il corruttore Svidrigajlov, imponente la sua presenza a mitigare la sottile inadeguatezza del personaggio principale interpretato dal bravissimo Francesco Brandi che, secondo il parere molto trascurabile dello scrivente, poco aderisce alla presenza fisica e scenica che Raskol'nikov richiederebbe.
Gli altri attori di questa produzione del Teatro Parenti sono: Marco Balbi, Maria Eugenia D'Aquino (nel duplice ruolo della madre di Raskol'nikov e di Sonja), Riccardo Sinibaldi (l'amico sincero Razumichin), Camilla Sandri (la sorella Avdot'ja), Giulia Merelli (Sonja), Sara Marconi (Nastas'ja, serva della padrona di Raskol'nikov), Massimo Loreto (il giudice). Ruoli plurimi per alcuni attori e scenografia dinamica composta e scomposta continuamente dagli stessi attori secondo le idee di Alessia Margutti.























 

 

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