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Tu sei Agatha

di Massimiliano Forgione - 21/10/2018

L'arte attoriale è tra le più fascinose e imprevedibili, in essa c'è poesia e sconcerto, capacità di andare oltre nella ricerca dei sensi possibili delle complessità della vita. Quando l'uomo sarà convinto che, andando a teatro, potrà aspirare ad allontanare da sé la tentazione della semplificazione, avrà reso un grande servizio alla società.
Due bravissimi attori: Valentina Picello e Christian La Rosa danno vita ad un dialogo nudo e asciutto sull'amore che vuole rievocare quello incestuoso per il fratello rivelato nell'autobiografia dalla scrittrice francese Marguerite Duras.
Si scatena subito nella mente dello spettatore la intricata riflessione sull'amore: qual è la sua definizione? Ne esiste una? O è talmente imponderabile nella sua astrazione che qualsiasi tentativo di raccontarlo nel suo etimo risulta vano alle prese coi fatti?
Difficile venirne a capo. E inutile interrogare l'uomo moderno che, nella frenesia moralistica e nell'urgenza di normare attraverso una pletora di divieti la propria libertà, continua a voler istituzionalizzare il meno circoscrivibile dei sentimenti. La sorte è quella di essere condannati a vivere la manifestazione dell'unica e vera ragione per cui ostinarsi ad esistere, senza riuscire a cogliere mai pienamente il senso di questo fondamentale comburente del motore umano.
La produzione del Teatro Parenti di Milano fa al pubblico un regalo importante con questa rappresentazione affidata alla regia di Lorenzo Ponte; raccontare il naturale perduto (da perdizione) destino dell'amore è cosa complicata e non facile; quando l'operazione riesce il riconoscimento è un atto dovuto.
I due corpi nudi degli attori si cercano senza mai toccarsi, il desiderio deve rimanere tale per continuare ad essere soddisfatto. Il luogo dell'incontro dei due fratelli è la vecchia villa di famiglia, ormai abbandonata, come 'dismesso' dev'essere quel sentimento inconfessabile che va soffocato: la protagonista destina se stessa ad un matrimonio normalizzante, il fratello 'lasciato' al proprio destino senza la possibilità di sopravvivervi.
E' il grande novecento! Secolo letterario ineguagliabile. Oltre a Marguerite Duras anche Robert Musil ci aveva raccontato dell'Amore incestuoso attraverso le pagine del suo romanzo-mostro ''L'uomo senza qualità''. C'è di che gioire, l'arte illumina il buio dei tempi.























 

 

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