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Si nota all'imbrunire (Solitudine da paese spopolato)

di Massimiliano Forgione - 08/11/2019

Nella solitudine non si soffre, gli imprevisti della comune e generalizzata incapacità di assorbire e far esaurire sulla propria persona le tempeste umorali, vengono tenuti a debita distanza e la scelta si gioca tutta tra la sopportabilità di uno stato vitale estremo, ma protetto, da conservare gelosamente e difendere da ogni possibile attacco e un altro che assicura condivisione, comunanza, ma che privo di schermi è continuamente esposto alle intemperie più aleatorie e sconcertanti.
Nella fatica delle relazioni, proprio la natura della materia da condividere, costituisce il vero cuore della scelta.
Chi sono questi adulti? si chiede il protagonista guardando i suoi figli, perché irrompono con tutta la loro carica distruttiva nel mondo dei miei pensieri, dove l'esistenza scorre con i miei libri, con la mia musica....
Proprio la dimensione ovattata di quell'esistenza, che si è ritratta ed ha operato una scelta dettata dalla fatica mentale e fisica generata dall'esposizione al prossimo, amplifica i propri pensieri e rende afoni, incapaci di farsi sentire perché la vibrazione sonora di quanto proferito è di natura sensibilmente inferiore a quella comune, vociante, urlante, aggressiva.
Il protagonista, in esilio volontario nella sua casa per vacanze al decimo anniversario della morte della moglie, sente tutto ma non viene sentito e i propri pensieri sono destinati a rimanere inespressi. Nella solitudine dalla formula centripeta, il protagonista scopre un rumore assordante privo di suono e qualsivoglia armonia, di essere preda della pur minima indecenza verbale e senza alcuna possibilità di essere ascoltato.
Vani i suoi vari tentativi di fuga in quella che presto diventa una gabbia dalla quale è impossibile sfuggire, in cerca di pace, ciondolando tra una sedia a sdraio e una panca. La posizione verticale presuppone uno spostamento verso qualcosa, qualcuno, ma la fatica di cercare il prossimo sfiora quest'uomo maturo soltanto all'inizio di questa commedia amara, per cercare un caffè, visto come necessità mattutina e illusione di cura filiale. Da quel momento in poi, tradito quel residuo di miraggio, tutto il tempo è una lunga ricerca della posizione più comoda che, nell'atto finale, risulterà essere quella supina dai richiami estremi.
Dopo essersi svegliato e aver vissuto il suo sogno, si ritrova nella sua reale condizione di uomo solo, con un buon numero di certezze che sostengono il peso delle responsabilità degli stati onirici. La prima è che quel sogno sia stato sgradevole e gradevole allo stesso tempo, perché gli ha parlato degli affetti indissolubili dei legami familiari, vincoli imprescindibili, rispetto ai quali il protagonista può solo rivendicare il proprio diritto di attenuarli nel loro impatto dirompente e di amplificarli dentro di sé.
Cosa si può fare oltre ad essere genitori, quando alla possibilità di prendere in braccio i propri figli la cura, nell'adultità, lascia la sola eventualità di uno schermo protettivo nell'azzardo di un abbraccio così difficile da concretizzare?
Quando le implicazioni da generative vengono tramutate in degenerative e la discendenza si concretizza in un rapporto tra adulti pronti ad irrompere ognuno nella vita dell'altro con il proprio portato distruttivo?
La solitudine diventa la più alta forma di decenza e di dignità, un'affermazione del proprio diritto ad una vita, per quel che ne rimane, decente.
Il protagonista rivendica la propria ritirata in postura eretta a commemorare la propria moglie, rimandando i propri affetti a tempi migliori, armato di fiori e di silenzio per organizzare al meglio il proprio dialogo ideale con la morte. Tenerla a portata di mano per migliorare l'esistenza.
Questo meraviglioso personaggio è l'attore Silvio Orlando che porta in scena, assieme a quattro attori eccezionali per come li troverete, in ordine di apparizione, Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini, il testo e la regia di Lucia Calamaro al Teatro Parenti di Milano fino al 17 novembre.























 

 

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