Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Rubricario Film


Davide Ferrario, il regista e la sua opera

di Marcello Masneri - 02/10/2009

“Penso che i media e le istituzioni non dovrebbero appropriarsi di qualcosa che non è loro. Spesso un autore viene così espropriato della sua personalità, della sua poetica, per diventare solo uno che in quel momento tiene alto l’onore dell’Italia”. Così si è espresso il regista Davide Ferrario riguardo l’Oscar di Benigni con il film “La vita è bella”, riferendosi all’esaltazione giornalistica di una vittoria a prescindere dal discorso artistico dell’autore, fino a far sembrare” il nostro Roberto” il più forte attaccante della nazionale di calcio.
Il regista cinquantatreenne di origine cremonese, documentarista, scrittore e di recente anche fotografo non ha mai corso questo rischio; ci ha abituato a scomodi semi-sconosciuti lavori cinematografici di ricerca e denuncia sociale, di profondo significato e di efficace e semplice fattura. Una voce fuori dal coro delle grandi distribuzioni mediatiche.
Quindi, non apparendo in tv se non sporadicamente, grazie soprattutto ad alcuni film cosiddetti di finzione più accessibili al pubblico tra cui ‘Tutti giù per terra’, ‘Dopo mezzanotte’ e il recente ‘Tutta colpa di Giuda’, l’opera completa di Davide Ferrario va scoperta frequentando piccole salette alternative, circoli sociali, rovistando le cineteche più polverose, o cliccando il sito ‘www.rossofuocofilm.it’, la casa di produzione per il suo cinema indipendente.
Nel 1989 il suo ‘La fine della notte’ è giudicato il migliore tra i film indipendenti di quell’anno.
Dal 1994 esprime attraverso i suoi documentari la voglia di raccontare una parte di realtà, spesso sommersa, che il più delle volte è quella dei vinti, degli emarginati, dei poveri, per fissarla, per far sì che non scivoli via.
E’ del 1991 CAMERA 64, un corto di 10 minuti in cui sono illustrate-denunciate le condizioni di vita degli extracomunitari, rappresentate da un immigrato marocchino che perde la vita in un centro di accoglienza a Bergamo (Ferrario ha vissuto a Bergamo gli inizi della sua carriera lavorando per Lab 80).
Nello stesso anno Ferrario realizza LONTANO DA ROMA, affrontando, piuttosto in anticipo sui tempi, il mondo della neonascente Lega Nord. Un’escursione tra gli elettori nel pieno delle loro attività (sit-in di protesta, cene militanti), mantenendo uno stile documentaristico privo di preconcetti e prese di posizione. Il video delinea le diverse facce del benessere economico padano e dei risvolti sociali che ne derivano.
Con MATERIALI RESISTENTI, del 1995 le immagini toccanti che testimoniano la resistenza antifascista dal 44 ai giovani d’oggi fanno il giro di tutto il mondo. Pluripremiato e proiettato in diversi festival, è un lungometraggio che seguendo il filo della colonna sonora di Csi, Marlene Kuntz e Modena City Ramblers, racconta la passione, le emozioni, le idee e anche gli errori di chi ci ha messo il cuore nella lotta antifascista.
In LE STRADE DI GENOVA Ferrario è tra i primi a documentare con immagini la presenza di poliziotti ‘nascosti’ sotto le tute dei Black Block, nel corso degli scontri per il G8 di Genova del 2001. Davide è sul posto e filma tutto, avvalendosi poi anche di immagini di tv commerciali e di privati. La qualità e l’importanza del lavoro svolto sono riconosciute dalla Commissione Parlamentare del 2001, che utilizza le immagini del video per le inchieste.
Nel 2005 con LA STRADA DI LEVI riporta alla memoria il significato delle migliaia di chilometri che percorse Primo Levi nel suo viaggio da Auschwitz a Torino.
Nel 2007 è a Vicenza a documentare la protesta della gente per l’apertura della base militare americana.
Un anno dopo esce TUTTA COLPA DI GIUDA, da non molto nelle sale, apprezzato lungometraggio di finzione che affronta il tema della religione. Il regista muove le sue pedine all’interno del carcere Le Vallette di Torino (carcerati interpreti di se stessi e attori professionisti tra cui un’improbabile Suor Litizzetto), realizzando un film che è anche un po’ musical. Ferrario ha iniziato a frequentare il carcere dando lezioni di montaggio ad un corso professionale a San Vittore nove anni fa e da allora non ne è più uscito, anche se da 2004 frequenta il carcere Le Vallette, nella città dove vive.
Arrivando ai giorni nostri, in un intervento a proposito degli episodi di Ponteranica, l’abbiamo sentito dichiarare: ‘Peppino Impastato avrebbe stretto la mano a Padre Baggi (il nome del prete bergamasco che ha ‘sostituito’ Peppino Impastato nell’intestazione alla biblioteca), sarebbero diventati amici’.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente