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Filmmaker International Film Festival 2015

di Massimiliano Forgione - 07/12/2015

“La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. E’ qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza”. (Franco Scaldati)
Chiudono i titoli di coda della bellissima pellicola di Franco Maresco: Gli uomini di questa città non li conosco, queste bellissime parole di Franco Scaldati, grande autore attore poeta siciliano, a cui il lavoro del regista restituisce degna e doverosa memoria.
Chiudono anche l’edizione della rassegna di quest’anno, strappando sentiti e riconoscenti applausi al pubblico dello Spazio Oberdan.
Una rassegna succosa che nel fine settimana di chiusura ha regalato perle di cinema d’autore di rara preziosità.
La parte bassa di Claudio Caligari e Franco Barbero ci consegna, nella sua versione restaurata, la memoria schietta dell’inconsistenza delle istanze di un ’77 vissuto da molta gioventù, per certi versi, quale alternativa esistenziale in attesa di rientrare nei ranghi, accampando scialbe, ridicole e distanti ragioni di una protesta sociale fatua e vacua. Un lavoro di grandissima attualità che getta uno sguardo impietoso su tutto quel movimento carico di velleità e privo di peso, in grado solo di produrre una bolla di false speranze.
A dare contezza definitiva di tale inconsistenza modaiola è la pellicola delle 17 di domenica: Facce da festa alla presenza degli autori che, trent’anni dopo, ripropongono la versione restaurata del loro ‘lungometraggio girato nell’arco di poche ore durante una festa tenutasi in una casa privata a, Milano’, con cui inaugurarono la prima edizione del Filmmaker del 1980.
Tra le utilità di servizio, necessarie per formare un’opinione pubblica critica e realmente informata: Homeland, dove Abbas Fahdei racconta in 334 minuti la normalità della vita ante e post guerra dell’Iraq degli ultimi bombardamenti del 2003. Il regista riprende le vite quotidiane dei suoi familiari, accompagnando lo spettatore nel terrore vero dello stato d’assedio e della rinuncia. Il tempo scorre senza suscitare pruriti e tenendo incollati alle poltrone.
El impenetrable del regista Daniele Incalcaterra, attraverso un’esperienza autobiografica, denuncia lo scempio da anni in corso nella foresta del Chaco in Paraguay, dove gli indios sono costretti alla marginalità e all’estinzione dalla deforestazione delle multinazionali del petrolio e dal magnate dell’industria alimentare Favero. L’autore, erede di due lotti di terra riesce, dopo una contesa che fa emergere corruzione e trivialità, a far destinare il proprio lascito ai confini di una riserva naturale, cui dà nome Arcadia, con decreto 6450 anno 2011 firmato dall’allora Presidente Fernando Lugo.























 

 

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