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Il BFM 2018 del Mattatoio

di Comunicato stampa - 29/01/2018

BERGAMO FILM MEETING
36a edizione / 10-18 marzo 2018
International Film Festival

La 36ª edizione di Bergamo Film Meeting, che si svolgerà dall’10 al 18 marzo 2018, offrirà un programma denso e variegato che conferma l’incessante lavoro di ricerca del Festival per mettere a confronto le tendenze più innovative del cinema contemporaneo con gli stili, i generi e gli autori del passato.
Omaggi, retrospettive e restauri di grandi classici fanno da contrappunto ai film dei “nuovi autori”, che come di consueto troveranno spazio nella Mostra Concorso e nelle sezioni dedicate ai documentari, all’animazione, alle anteprime. Sostenuto e promosso dall’Unione Europea attraverso il sottoprogramma MEDIA di Europa Creativa, il Festival indaga la cinematografia del continente, tra passato e presente, offrendo spunti, sollecitazioni, focus, novità e riletture.
Per nove giorni, con oltre 160 film, tra corti e lungometraggi, Bergamo Film Meeting 36 sarà il crocevia del cinema internazionale, proponendo ospiti, incontri, eventi speciali, mostre, workshop, masterclass, laboratori e percorsi di visione per le scuole e i giovanissimi e numerose iniziative che - grazie alla collaborazione di partner e istituzioni - consentono di spaziare tra le infinite contaminazioni del cinema con l’arte, la letteratura, la musica e i fumetti.

Liv Ullmann
La retrospettiva di BFM 36

L’attrice norvegese nasce il 16 dicembre 1938 a Tokyo, dove il padre, ingegnere aeronautico, si era trasferito per lavoro. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, per paura dell’invasione nazista, la famiglia si trasferisce prima a Toronto e poi a New York e quando, nel 1945, il padre muore, Liv, in compagnia della madre e della sorella, ritorna in Norvegia. Dotata di sensibilità e intuito, nonché di fantasia e immaginazione, fin da ragazza è attratta dal teatro, dalla pittura e dalla poesia. Decide di iscriversi alla Webber Douglas Accademy di Londra, dove può dedicarsi anche alla sua seconda passione: il cinema. Dopo l’esclusione dall’accademia teatrale di Oslo, viene arruolata da un piccolo teatro di provincia, il Rogaland Teater di Stavanger, per interpretare la parte di Anna Frank, ottenendo successo di pubblico e di critica. Dal 1960 recita in ruoli importanti, come Ofelia nell’Amleto e Margarete nel Faust, per il Teatro Nazionale di Oslo.
Nel 1965 avviene l’incontro con Ingmar Bergman. Il regista svedese sta cercando due attrici per il film Persona ed è attratto da una fotografia di Bibi Andersson, con accanto una giovane attrice. Dopo pochi giorni le due sono sull’isola di Fårö per le riprese del film: Liv interpreta il ruolo di Elisabet Vogler, un’attrice sulla quarantina che improvvisamente perde la capacità di parlare. Verità e finzione, angoscia, tormento, solitudine, aggressività subita, nevrosi, ma anche desiderio di emancipazione, orgoglio, ribellione: sono alcuni dei caratteri narrativi che plasmano i personaggi femminili dei film diretti da Bergman che vedono la partecipazione di Liv Ullmann. Dieci film che coprono un arco di tempo che va dal 1966 al 2003: tra di essi, veri e propri monumenti come L’ora del lupo, La vergogna, Passione, Sussurri e grida, Scene da un matrimonio, L’immagine allo specchio. I due sono stati insieme per un lungo periodo e hanno avuto una figlia, Linn, che, ancora bambina, interpreterà alcuni film del padre e diventerà poi una famosa scrittrice, tradotta anche in italiano. I primi film con Bergman permettono a Liv Ullmann di esprimere le sue straordinarie doti di attrice, con il suo sguardo penetrante e seduttivo, l’essenzialità del gesto e dei movimenti, la capacità di tenere la scena nelle diverse situazioni drammaturgiche, la disinvoltura nel reggere il confronto con l’occhio indagatore, dominante e possessivo come quello del regista svedese.
Oltre a lavorare con altri importanti registi, tra cui Jan Troell, Terence Young, Anthony Harvey, Juan Luis Buñuel, Sven Nykvist, Mario Monicelli, Mauro Bolognini, nel 1992 Liv Ullmann decide di mettersi dietro la macchina da presa e firma la regia di Sofie: ambientato nel 1886, racconta la storia di una ragazza ebrea che, per accontentare i genitori, sposa un uomo che non ama. Seguiranno altri quattro film, tra cui due – Conversazioni private (1996) e L’infedele (2000) – tratti da testi di Ingmar Bergman. L’ultimo, Miss Julie (2014), con Colin Farrell e Jessica Chastain, è la trasposizione cinematografica della tragedia omonima composta nel 1888 dal drammaturgo svedese August Strindberg e ha come protagonista la figlia di un conte che cerca di sedurre il giovane cameriere innamorato di lei. Nei suoi film come regista, l’attrice norvegese non mostra complessi di inferiorità: lavora con grande consapevolezza sulla scrittura, dirige gli attori con evidente familiarità, rivelandosi un’abile narratrice, senza rinunciare a raccontare la femminilità, tanto nelle sue condizioni di inferiorità e di oppressione, quanto nei suoi bisogni di libertà e di emancipazione.
Liv Ullmann non ha mai smesso di lavorare in teatro, sia come attrice che come regista. Nel 1980 diventa prima ambasciatrice donna dell’Unicef. Visita, a partire dalla metà degli anni ’70, villaggi distrutti dalle guerre in Cambogia, Etiopia, Somalia, Sudan, India, Bangladesh, ex-Jugoslavia, concentrandosi in particolare sulla condizione di donne e bambini. Il suo impegno umanitario dura tuttora. Come scrittrice, un’altra sua attività non trascurabile, ha pubblicato due libri per lei molto importanti, Cambiare e Scelte, dove racconta momenti della propria vita, persone incontrate, esperienze familiari, ma anche pensieri, riflessioni, situazioni che hanno dato una svolta alla sua esistenza. Un ritratto intimo, pacato ma intransigente, di una delle personalità più importanti del cinema contemporaneo.
Liv Ullmann sarà ospite del Festival.
Con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma.

Cinema d'animazione: Špela Čadež
Il focus sull'animazione della 36a edizione di Bergamo Film Meeting è dedicato a Špela Čadež, animatrice, regista e produttrice slovena, alla quale il Festival dedica la personale completa.
Dopo la laurea in Visual Communication Design (2002) a Lubiana, ha continuato i suoi studi all'Academy of Media Arts di Colonia, Dipartimento di Media Design. Durante i suoi studi in Germania ha realizzato due film d'animazione, con la tecnica della puppet animation, che hanno ottenuto notevoli riconoscimenti internazionali: Zasukanec (Mate to Measure, 2014) e Liebeskrank (Lovesick, 2007).
In Last Minute (2010) Špela ha collaborato con la regista svizzera Marina Rosset. Nel 2013 ha realizzato, sempre con i pupazzi, Boles, proiettato in tutto il mondo, ricevendo oltre 50 premi e nomination. Nel 2016 ha diretto Nighthawk, un'opera completamente diversa dai suoi film precedenti, in cut-out animation; il film ha partecipato a numerosissimi festival, come Sundance Film Festival e Clermont Ferrand International Short Film Festival, con importanti riconoscimenti. Da 10 anni Špela lavora come regista e produttrice indipendente di film d'animazione, con la casa di produzione Finta di Lubiana. Orange is the New Black – Unraveled è il suo ultimo lavoro, una divertente puppet animation commissionata dalla serie TV Netflix.
Špela Čadež sarà ospite del Festival.

Europe, Now! Adrian Sitaru e Stéphane Brizé a BFM36
Annunciate le prime due personali della sezione

Europe, Now! Cinema europeo contemporaneo
Due personali complete, a cui andrà ad aggiungersi una terza, di altrettanti registi che negli ultimi anni hanno narrato le diverse anime dell’Europa attraverso uno sguardo acuto e proprio.
Adrian Sitaru
Personalità emergente della "nuova onda" rumena, Adrian Sitaru, quarantasei anni da Deva, Transilvania, è – a dispetto della giovane età – un autore consolidato. Dotato di uno sguardo tagliente e allo stesso tempo profondo, analizza la società del proprio Paese con feroce disincanto, scegliendo argomenti al limite del disturbante, così da mettere a nudo contraddizioni e ambiguità di un popolo che sembra vivere in perenne attesa di cambiamenti che non arrivano mai. Il suo cinema, ricco di sfaccettature, non è mai uguale a se stesso, muta e di film in film riesce a farsi più aderente al reale, più ricco di verità, mantenendo, nonostante questo, un’oggettività spietata, quasi cinica. Sin dall’esordio con il corto Valuri (Waves, 2007), premiato a Locarno nella sezione Pardi di domani, Sitaru si è mosso soprattutto nei circuiti festivalieri. Ma i suoi film hanno avuto fortuna in patria, ma anche in altri importanti mercati come quello francese e tedesco. Oltre ai numerosi corti e cinque lungometraggi ha all’attivo anche film per la tv e una serie. Il suo primo lungo, Pescuit sportiv (Hooked, 2008), presentato alle Giornate degli autori della mostra di Venezia è un’opera singolare: girato tutto attraverso le soggettive dei personaggi principali, esamina con grande lucidità la dissoluzione di una coppia. I successivi Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best Intention, 2011) e Domestic (id., 2012) sono ancora film che analizzano il concetto di comunità, famiglia e condivisione, per mezzo di argomenti delicati come la malattia e la morte. I recentissimi Ilegitim (Illegittimo, 2016) e Fixeur (id., 2016) scelgono invece temi limite quali l’incesto e la prostituzione minorile per scrutare a fondo le complessità della natura umana, ma guardano anche in chiaroscuro, esplorando l’ambiguità dei comportamenti che dividono il pubblico dal privato, la società contemporanea ben oltre i confini della Romania.
Illegittimo e Fixeur saranno proiettati in anteprima a BFM e arriveranno nelle sale italiane dal 22 marzo 2018 con la distribuzione Lab 80 film.
Adrian Sitaru sarà ospite del Festival.

Stéphane Brizé
Interprete di un realismo crudo e viscerale, Stéphane Brizé, nato a Rennes nel 1966, debutta nel lungometraggio nel 1999 con Les Bleu des villes, co-sceneggiato assieme a Florence Vignon, sua collaboratrice abituale. Prima ci sono stati due cortometraggi – Bleu dommage (1993) e L’œil qui traîne (1996) – e un importante apprendistato tra televisione e teatro. Da quest’ultimo, probabilmente, derivano al suo cinema due caratteristiche fondamentali come la centralità dell’attore e la precisione della scrittura, associate fin dai primi film a una messa in scena che sfugge qualsiasi effetto e lavora intensivamente sul tempo, alternando – nel solco di una tradizione molto francese che va da Pialat a Garrel – la dilatazione della scena all’ellissi profonda. A rivelarlo al grande pubblico internazionale sono in particolare gli ultimi due film, La loi du marché (La legge del mercato, 2015) e Une vie (Una vita, 2016), che, per quanto diversi tra di loro – il primo racconta di un uomo in cerca di lavoro nella Parigi di oggi, il secondo è un adattamento del romanzo eponimo di Guy de Maupassant, ambientato in Normandia all’inizio dell’Ottocento – confermano la costante attenzione (molto più che una semplice “curiosità antropologica”) per le storie degli umili. E, al tempo stesso, per le dinamiche sociali, siano esse quelle interne alla famiglia (come per esempio in Quelques heure de printemps, 2012), alle relazioni di coppia (Entre adultes, 2006, quasi uno “studio” sui rapporti sentimentali tra uomo e donna) o al mondo del lavoro. Dinamiche che Brizé analizza soprattutto in quanto “logiche di potere”, nelle quali l’essere umano vive una condizione perennemente conflittuale, in tensione tra diritti e doveri, obblighi e libertà, adeguamento al ruolo e desiderio di sconfinamento.
Stéphane Brizé sarà ospite del Festival.























 

 

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