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La commedia è finita! e Come il jazz può cambiarti la vita

di MF - 19/06/2010

“Il mio nome è Paolo Rossi e faccio teatro dall’età in cui ho perso la ragione”.
Se pensate di sapere chi siete leggete questo libro, potreste ricredervi, se non sapete cosa siete, fatelo, potreste incominciare un cammino.
Questa delirante conversazione tra Paolo Rossi e Carolina de la Calle Casanova rimanda al percorso difficile e affascinante dell’attore, della sua concezione dell’arte, del Teatro, popolare, possibilmente, il solo, vero e unico in grado di recitare la vita o meglio, mettere in scena la recita della vita.
Un poeta caduto da cavallo e che tenta di risalirci, questa è l’immagine che Paolo ha di sé e ci rimanda, senza pudori, senza infingimenti, perché il fascino, a questo punto della sua vita non è gloriarsi di essere caduto, come un poeta maledetto, e neanche di ritrovarsi, ma di continuare, esattamente così com’è, per quello che il suo percorso finora, di Paolo Rossi ha fatto.
“Esco da dietro le quinte come se uscissi dall’albergo per affrontare il mondo della strada. La metafora ha sempre retto. Esco dalla quinta con un’idea, ma sono gli altri a farmi vivere, a costruire la mia parte…………Reciti nella vita. Nella recita bisogna vivere. Ecco il paradosso di questi tempi: bisogna vivere. E’ un esempio che dài agli . L’attore è l’unico ipocrita sincero. Tu vivi in scena. Loro recitano nella vita.”
Vi sono tanti punti in comune tra il libro di Paolo Rossi e quello di Wynton Marsalis, musicista e compositore contemporaneo tra i più attivi nella diffusione e insegnamento della cultura musicale. Entrambi partono dalla loro espressione artistica per definire dei modi di essere e stare al mondo ed entrambi lo fanno chiamando in causa i bambini e il linguaggio, la comunicazione.
“Perlopiù sono i bambini a trasmetterti questo senso di levità. Ma anche gli adulti ci riescono, talvolta. I musicisti di jazz improvvisano sotto l’inesorabile pressione del tempo, perciò quello che hanno esce puro. E’ come quando devi rispondere subito a una domanda senza avere il tempo di accampare una bugia. Il primo pensiero è di solito la verità.” WM
– Se vuoi sapere come fare, guarda i bambini –, questa diventa la metafora unica e imprescindibile per andare oltre la paura di non sapere come fare, l’incapacità di comunicare o meglio, di saper comunicare su quello che realmente ci interessa, a partire da noi, da quello che proviamo.
Chissà che tante paure, inadeguatezze a rapportarsi con i bambini, non derivino proprio dalla nostra incapacità di saper comunicare.
“Il jazz invece ti parla del potere di adesso. Non c’è sceneggiatura, è conversazione. L’emozione te le danno i musicisti quando devono prendere una decisione immediata per soddisfare quello che a loro avviso l’istante richiede. La spiegazione sembra complicata, ma la musica è diretta, essenziale.”
Ecco un’altra componente fondamentale della comunicazione: il tempo.
Se volessimo fare una distinzione tra la vita nella sua immediatezza e quella di un più amplio spettro temporale non possiamo non constatare di quanto il tempo la condizioni tutta in termini qualitativi.
Averne una consapevolezza lucida è fondamentale perché esso, a qualsiasi livello e modo se ne voglia parlare, richiede una presenza, una capacità di reazione che non vanno mai sottovalutate. Il tempo musicale non va mai perso e mi piace chiudere la logorrea di questo numero con altri due estrapolati degli autori, parole preziose che ci raccontano della dimensione del cittadino contemporaneo:
“E la musica jazz, essendo perlopiù senza parole, concede ai musicisti di esprimere modi di essere più profondi e mutevoli. Può fornire sia agli interpreti sia agli ascoltatori un nuovo senso di se stessi e dell’amore, una fisicità più naturale, una comprensione più attenta degli altri esseri umani. E’ un percorso illimitato di scoperte che comprende la maturazione e il riconoscimento delle responsabilità individuali, il rispetto delle varie culture del mondo, una salutare propensione al gioco, la curiosità per l’imprevedibile, l’emozione al cambiamento. Vi fornisce una prospettiva storica, la disposizione ad accettare la dialettica tra gli opposti…” WM
“L’artista del teatro pop sa che il potere ormai non attacca quasi più frontalmente e lui gli concede sempre la prima mossa. Non può fare altrimenti. Sceglie il male minore e tutt’al più usa la forza del suo aggressore. A volte anche i suoi trucchi, i suoi gusti, le sue forme e le sue mode: le usa, o usa quel che gli serve e le ricicla a suo favore. Questo, oggi, è un sano rapporto con il potere.” PR

La commedia è finita!, edizioni Elèuthera. Come il jazz può cambiarti la vita, edizioni Feltrinelli. Due libri preziosi!

PS: “Noi dobbiamo restare lucidi come l’ingegnere, il banchiere, come il medico, ma soprattutto come il ladro. Solo così potremo cambiare le cose in questo paese.” PR
“Il jazz fa sì che ogni individuo plasmi un linguaggio, assolutamente personale, per comunicare la propria visione del mondo.” WM























 

 

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