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Il banchiere dei poveri Muhammad Yunus Universale Economia Feltrinelli

di MF - 04/10/2007

“Provavo sempre una sorta di ebbrezza quando spiegavo ai miei studenti che le teorie economiche erano in grado di fornire risposte a problemi economici di ogni tipo. Ero rapito dalla bellezza e dall’eleganza di quelle teorie. Ora, tutt’a un tratto, cominciavo ad avvertire un senso di vuoto. A cosa servivano tutte quelle belle teorie se la gente moriva di fame sotto i portici e lungo i marciapiedi?
La mia aula appariva come la scena di un film, in cui ci si poteva rilassare perché tanto si sapeva che i buoni alla fine avrebbero vinto. Quando facevo lezione, sapevo fin dal principio che ogni problema avrebbe avuto un’elegante soluzione. Ma quando uscivo dall’aula mi dovevo confrontare con il mondo reale, dove i buoni venivano spietatamente calpestati e sconfitti. Lì la realtà quotidiana peggiorava continuamente, e i poveri diventavano sempre più poveri. Per loro morire di fame sembrava essere l’unico destino.
Dov’era la teoria economica che rispecchiava la loro vita reale? Come potevo, al solo scopo di salvare il prestigio delle dottrine economiche, continuare ad imbottire di chiacchere gli studenti?
Avevo voglia di scappare dai manuali e dalle teorie, di lasciarmi alle spalle la vita accademica. Mi premeva capire la realtà che circondava la vita dei poveri, scoprire l’economia di un villaggio nel suo svolgersi quotidiano.”

Forse basterebbe questo passaggio fondamentale e affascinante (pag. 14) dell’autobiografia del banchiere dei poveri, premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, per denunciare l’inettitudine e l’inadeguatezza e la sostanziale mancanza di reale volontà di ogni essere umano a volersi veramente mettere in gioco per contribuire in qualche modo a cambiare le sorti di questo mondo alla deriva e delle moltitudini di genti che naufragano nel mare delle povertà. Si aggiunge alla individuazione di tutta una metodologia per riscattare l’ingiustizia nella quale versano milioni di esseri umani, la denuncia, supportata dalla concretezza dei fatti, della sostanziale e vergognosa necessità per la quale i più continuino a vivere nell’indigenza a favore dei pochi . Vengono smascherati, smentiti e nella sostanza smontati i postulati di quanti dalla povertà mondiale traggono profitti e adducono motivazioni demagogiche per far sì, che nella pratica, questa vergogna si autoalimenti e continui ad esistere.
In questa catena di soggiogazioni, siamo tutti tirati in ballo e attori principali di un’unica tragedia: quella umana.
Solo assumendoci le nostre singole responsabilità e parti di dovere civile, morale, ontologico, potremo riscattare la vergogna dell’inutilità di questo intrattenimento che ci ostiniamo a chiamare: vita. Se lo vorremo, se crediamo che questo mondo possa ancora essere, nonostante tutto, un posto bello in cui continuare a vivere, prendersi la propria parte di onere diventa un obbligo.
Sul come fare, la storia di questo uomo, narrata in questo libro, indica una strada tutta da illuminare.























 

 

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