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Dall'altra sponda

di Massimiliano Forgione - 03/10/2011

L’uomo contemporaneo mi riempie di stupore: che indifferenza, che idee limitate; che assenza di passione e d’indignazione, che debolezza di pensiero: con quanta rapidità si consumano e si raffreddano in lui l’entusiasmo, l’energia, la fede nella propria causa! Questa affermazione di Alexander I. Herzen riportata in quarta di copertina di questo fantastico libro L’altra sponda, mi ha indotto a contattare la casa editrice Ortica per poterne fare lettura; come raramente avviene mi sono trovato di fronte ad una scoperta consolante: l’esistenza di una realtà che pubblica scritti assolutamente non convenzionali, rari, datati e recenti, tutti tesi, questa la modestissima idea che mi sono fatto, a rendere concreto il concetto di idealismo, utopia, sogno, in un tempo moderno che non è diverso da qualsivoglia tempo passato, dove la media della stupidità e indifferenza umana prevale, sopraffa, ottunde ogni possibile strategia di rinsavimento e, ripeto, tale mi sembra proprio uno degli intenti della pubblicazione di questi scritti, tanto oggi quanto in ogni tempo passato.
Veniamo al libro in questione; l’autore Herzen è un “libero pensatore molto pericoloso per la società” e come tale, nella Russia zarista di metà ‘800 viene arrestato e poi esiliato proprio con l’accusa riportata tra virgolette.
E’ interessante misurare non solo il parallelismo temporale delle riflessioni dell’autore (la realtà a lui coeva e la nostra attualità) ma anche quella di luogo (la sua Russia, la sua Parigi nel tempo dell’esilio e la nostra Europa): il tempo è ogni tempo e il luogo diventa ogni luogo.
Ma ogni libro dovrebbe parlare da sé, fuori da ogni recensione che diventa insieme censura e parere diverso da quello intrinseco dell’autore, pleonasmo; assioma quanto mai importante questo per dimostrare come le riflessioni di un uomo dell’'800 possano essere attuali come neutrini di ultima scoperta lanciati nel nostro tempo a farci vergognare di essere così intellettualmente vecchi, andati, eziologicamente deprivati.
Ti dedico questo libro, perché non ho scritto, e non scriverò probabilmente mai, nulla di meglio; perché lo amo come testimonianza di una lotta nella quale ho sacrificato molte cose, ma non la spregiudicatezza del pensiero; infine, perché non temo di affidare alle tue mani adolescenti questa protesta, a volte temeraria, di un’individualità indipendente contro un modo di vedere conservatore, servile e pieno di menzogne, contro idoli assurdi che appartengono ad altri tempi, e che, privi di senso, esauriscono il loro ciclo in mezzo a noi, ostacolando gli uni, spaventando gli altri.
Parole come queste indurrebbero generazioni di giovani a vivere nella consapevolezza dell’esistenza di un qualcosa di buono da cercare e smetterla con questa noia stanca e convenzionale del reiterare la bestialità umana o rifiutare tutto, annullandosi in un’inutile vita passiva.
Quanto era in mio potere era di disubbidire, e ho disubbidito. So che cosa mi si può rispondere, dal punto di vista del patriottismo romantico e di un artificioso civismo; ma non posso riconoscere autorità a queste idee superate; ho sopravvissuto loro, me ne sono staccato, sono proprio esse che combatto. Questi residui riscaldati di reminiscenze romane e cristiane ostacolano più di qualsiasi altra cosa il trionfo di una giusta concezione della libertà. Certe parole, mentre si leggono, si appiccicano addosso perché sono le stesse pensate e vissute per anni, fino a divenire la propria pelle, il proprio unico e possibile respiro.
L’emigrazione è il primo sintomo dell’approssimarsi di una rivoluzione. 1855, Russia zarista, potremmo dare credito a quest’uomo e considerare questa frase come un monito?
Per parte mia, non voglio smettere né di arrabbiarmi, né di soffrire; è un diritto talmente radicato nell’uomo, che per nulla al mondo lo cederei; il mio sdegno è la mia protesta: non desidero riconciliarmi. Il libro si sviluppa sottoforma di dialoghi dove è, a mio parere, assolutamente inutile occuparsi di chi dice cosa, le battute sono affluenti di uno stesso mare impetuoso e senza riparo, un discorso che finisce nelle acque marose di una esistenza umana inconciliabile dove il pericolo di conoscere la verità caratterizza tanto il sofferente, che nella propria condizione trova la sua ragion d’essere, quanto colui che accetta la realtà, la storia, fuori da ogni possibilità di riscatto umano. Finti e ipocriti con noi stessi, prendiamo la verità per un delitto e il disprezzo della menzogna per un’insolenza.
Bellissimi i discorsi sulla natura, sulla democrazia, il proletariato, la borghesia, la repubblica, miti che la storia ha voluto tali per costruire un sentimento popolare fasullo e bigotto: Se siete soddisfatti del vecchio mondo, cercate di conservarvelo, è molto decrepito e non resisterà a lungo….Ma se non potete sopportare di vivere in un’eterna contraddizione fra le idee e la vita, di pensare in un modo e di agire in un altro, allora abbandonate queste strade medievali imbiancate a nuovo, uscitene a vostro rischio e pericolo.
Ne emerge che libertà e solitudine sono inscindibili, la soluzione è fuori dalla politica, non è nella rivoluzione delle masse, nella partecipazione collettiva, i cortei sono folclore d’altri tempi; è la testa che fa la differenza, fuori da ogni paura, compromesso, comunanza per moda, in una partecipazione di individualità libere per affermare la vera libertà.
Alexander I. Herzen
Dall’altra sponda
Ortica Editrice Società Cooperativa
€ 15.00























 

 

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