Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Rubricario Libri


Roberto Saviano Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

di Gloria Caccia Redig - 23/11/2007

(Mondadori, 2006, pp.331) “Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere.[…] Porsi contro i clan diviene una guerra per la sopravvivenza, come se l’esistenza stessa, il cibo che mangi, le labbra che baci, la musica che ascolti, le pagine che leggi non riuscissero a concederti il senso della vita, ma solo quello della sopravvivenza. E così conoscere non è più una traccia di impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.”

Se Luis Ferdinand Céline viaggia al termine della notte, Roberto Saviano lo fa nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Sono entrambi viaggi nella zona d’ombra dell’umano, viaggi che portano all’estremo conoscenza dei fatti, lucidità di analisi e consapevolezza di sé nel tentativo di liberarsi di quel che si è visto e saputo. Viaggi necessari a chi, ammalato del suo tempo e del suo spazio e animato da un’intelligenza rara, è chiamato dal proprio demone a raccontare. Roberto Saviano non è un giornalista e non è un romanziere. E’ un uomo che nella sua giovane vita può contare sul territorio che gli ha dato i natali tremilaseicento morti ammazzati. E’ ammalato di rabbia e vuole liberarsene scagliandola su carta. Parole come aghi nel pagliaio della malavita organizzata pungono fino a ferire. Parole amare, sudate, che raccontano il sangue versato nelle strade campane e la segatura che prontamente le ricopre. Ma il Sistema non è campano, non è italiano, è mondiale. E non è raccontato dalla comunicazione di massa. Non è messo in difficoltà dalla politica, non dall’intellighenzia contemporanea. E’ solo il reticolato di famiglie legate da un’imprenditoria vincente, apparentemente. Saviano sviscera quasi abitato dalla mania ogni aspetto di questo neo capitalismo, meticoloso ne traccia i percorsi geografici e umani, ne racconta il mito senza mitizzare. Niente è più difficile del centrare e mantenere una posizione intellettuale lucida sulla contemporaneità, l’hic et nunc che ci attraversa permette più facilmente proiezioni o retrospettive. Ma Saviano ci riesce perché è preda dell’ossessione di sapere, di vedere, di capire. Prende la sua vespa e corre a farlo. Non emigra, non finge cecità. Sceglie e resta. E a forza di conati alla visione di visceri dilaniati, a forza di annusare l’afrore del sangue, s’ammala di rabbia. S’infetta di questo sapere e cerca guarigione nella scrittura pulsante di pagine che non lasciano scampo. Una volta lette infatti si è a conoscenza, si è coinvolti, contagiati da quella rabbia. Senza conoscere scivolate retoriche Saviano fonde l’analisi sociale a quella introspettiva. Alla disamina dei fatti di cronaca si alternano asciutti e commoventi scorci intimistici di rara bellezza narrativa. Saviano racconta il respiro alterato e il sudore della corsa feroce a cui si abbandona all’ennesima visione del sangue rovesciato per le sue strade. Corre fino a sentirsi scoppiare per placare i nervi scossi, per sapere che il suo di sangue invece è ancora nel corpo a investirlo della responsabilità di esistere. E’ scrittura ostinata, pulita, rabbiosa e più che un “j’accuse” questo romanzo-verità sembra voler rimandare a quell’ “Io so” pasoliniano, gridato dalle pagine del Corriere della Sera nel novembre del 1974.

“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.”
“Io so. Ed è una perversione.” Fa eco Saviano. Perverso abitante della perversa attuale Gomorra – una delle città bibliche su cui l’ira divina riversa zolfo e fuoco - Saviano decide di seguire l’esempio della moglie di Lot che per amore e paura di perdita si volta a vedere cosa stia davvero accadendo diventando così una statua di sale. Saviano attualmente è sotto scorta perché con questo libro che trasgredisce il silenzio imposto dal dio camorra rischia di diventare sale. E lo fa per amore, come già Paolo Borsellino insegnava dicendo “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace, per poterlo cambiare”.

caccia_redig@hotmail.com























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente