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Il BJF del Mattatoio

di Massimiliano Forgione - 23/03/2019

Sala Piatti domenica 24 marzo
Ultimo concerto per il Mattatoio, Jacky Terrasson, portato al Festival dal Jazz Club che anche quest'anno collabora con il BJF, stupisce per il suo pianismo tanto potente ad evocare il McCoy Tyner dei primi anni quanto sensibile e delicato a richiamare il suo suono più maturo e pieno degli ultimi anni.
Terrasson rielabora standard del jazz e della musica leggera con la genialità dell'estro del conoscitore dei tanti stili che hanno attraversato le ere del genere musicale per eccellenza, interponendo stacchi di blues e di una classicità avanguardistica, matrici della scomposizione musicale che tanto piace al pubblico sempre numeroso di questa manifestazione sempre più unica.
Un grazie al nostro riferimento Roberto Valentino, da anni attento responsabile Ufficio stampa del BJF che anche quest'anno ci ha permesso di esprimerci sulla manifestazione, soddisfacendo la nostra scelta dei concerti da vedere.

PalaCreberg sabato 23 marzo
La scelta del direttore artistico Dave Douglas per questo festival è fortemente centrata sul sassofono, strumento protagonista anche questa sera nel concerto di un altro grande nome che riconduce al maestro Coltrane, David Murray lega la propria carriera degli inizi alla sua espressione più spirituale.
Sul palco del Creberg si presenta in formazione quartetto con il pianista David Bryant, il contrabbassista Dezron Douglas e il batterista Eric McPherson. Siamo nel puro free jazz, gli strumenti vengono portati al massimo della loro espressione, i tempi musicali sono frenetici, c'è tregua solo per offrire un servizio di accompagnamento, ma quando c'è da essere protagonisti le note scorrono come fiumi in piena.
Siamo nello sviluppo della musica modale di cui i musicisti si rivelano profondi conoscitori, la loro interazione fluida non dà tregua al batterista e al contrabbassista, base ritmica in costante movimento.

Auditorium sabato 23 marzo
I Dinosaur si esibiscono per la prima volta in Italia. L'entusiastico e giovanissimo gruppo inglese convince il pubblico pomeridiano di BJF con le sue melodie classificabili tra il jazz, il groove e il synth-pop.
Un po' di novità non guasta mai, basta annunciarla senza esagerazioni. I quattro musicisti dialogano bene seppur il concerto si esaurisce in un'ora di interessanti introduzioni a brani che non vengono sviluppati e che sfumano dopo un crescendo sonoricamente piatto.
I quattro inglesi presto licenzieranno il loro secondo album e la trombettista Laura Jurd è l'anima di questa band che propone musica minimale che capta un certo gusto musicale.

PalaCreberg venerdì 22 marzo
Entra nel vivo il BJF con l'esibizione di Archie Shepp, l'ultraottantenne signore del sassofono, protagonista della scena statunitense e noto per la sua attività nel movimento free jazz, per le sue posizioni afrocentriche e per certe innovazioni che riconducono ad uno stile personalissimo che richiama il suono di una scuola che lo lega al suo menotore John Coltrane.
Il quartetto formato dal pianista Blachard (se ben capito dalle numerose presentazioni fatte praticamente dopo l'esecuzione di ogni brano e quindi subentrato a Morriset indicato in programma), il contrabbassista Darryl Hall e il batterista Hamid Drake ha dato forma ad una sovrapposizione e passaggi di suoni delicati, fortemente incastrati tra loro in sequenze comunicative perfette.
Il signore del sax tenore ha anche cantato con la sua voce profonda, aspra, della tonalità del suo strumento che, in un brano, si è rivelato essere il sax soprano. Particolarmente belle due esecuzioni che, più di altre, hanno dato la misura della cifra stilistica di un artista completo, da poter definire tale quando tecnica e anima musicale si esprimono tenendosi per mano.























 

 

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