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Vijay Iyer per Pianisti di altri mondi

di Massimiliano Forgione - 19/01/2020

Correvano i tempi di Aperitivo in concerto, sempre Milano, sempre Gianni Morelenbaum Gualberto alla direzione artistica, altro teatro, allora era il Manzoni, oggi, dopo un buon numero di anni in pi, il Parenti. Vijay Iyer approdato nuovamente, come per incanto, a colorare una qualsiasi domenica milanese di gennaio, cos, come se fosse naturale attraversare un oceano per riprendere un discorso, lasciato inspiegabilmente interrotto anni addietro, e riunire in assemblea nutrita e partecipata, un'impunita accolita di spettatori pronti a rispondere alla chiamata del vecchio leone dell'arte. Prima eccezionale per la rassegna Pianisti di altri mondi, immune a qualsiasi rito apotropaico, perch l'appuntamento di quelli da non perdere, in quanto l'effetto di sospensione estatica la certezza.
Il piano solo di Vijay Iyer cresciuto col tempo indefinito di questo decennio. Sull'asse migratorio tra Oriente e Occidente, l'improvvisazione trova le sue melodie e soluzioni di snodo per arricchire il discorso musicale ma, c' un dato che emerge in quel vagare virtuosistico sulla tastiera e che, non so quanto abbia a che fare con quanto ha percepito l'orecchio di chi scrive, o risieda realmente nell'intento dell'esecutore, ma una certa postura dell'artista, assieme ad una ricerca melodica che si alterna tra passato e presente, comunicano qualcosa di indefinito, di rapsodico, arabesco, proveniente dal ghetto, in cerca di una spinta che abbia la meglio sulla tendenza a chiudersi in se stessa e pronta a propellere per includere.
Una sensazione tornata costante nella proposta musicale di questo pianista globale ed un concetto filosofico di desiderio, dove il mondo rimane sullo sfondo e il discorso che si imposta, si realizza in una relazione esplicita con l'altro. In questa alchimia, il mondo si manifesta come mondo del desiderio.
Il 9 febbraio alle ore 11 al Teatro Parenti c' il secondo appuntamento di questo viaggio possibile. Vanessa Wagner nel suo piano solo.























 

 

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