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JOHN COLTRANE, un padre del jazz.

di Marcello Masneri - 03/04/2008

E’ giusto parlare di John Coltrane come un personaggio influente nel panorama artistico mondiale del novecento. Nato nella Carolina del Nord nel 1926, si può dire che abbia contribuito notevolmente all’evoluzione stilistica dell’arte sonora afroamericana ma non solo, soprattutto a partire dal 1957, quando droga e alcool hanno iniziato veramente a non essere più parte quotidiana delle sue giornate.
In quel periodo Coltrane diventa il vero protagonista delle sue opere musicali e inizia a circondarsi di grandi collaboratori. Uno fra tutti, Thelonious Monk, pianista e compositore di grande genialità. L’incontro tra i due artisti porta allo studio approfondito di nuove possibilità espressive, dell’uso delle dissonanze e delle asimmetrie, si può dire una musicalità nuova.
Coltrane inizia ad esibirsi in quartetto in straordinari concerti nell’East Village, dando spazio all’improvvisazione e facendo registrare una presenza di pubblico mai vista in precedenza.
Tutto ciò sfocia nel meraviglioso primo suo lavoro discografico, “Giant Steps”, del 1959, seguito da altri impedibili capolavori: “My Favourite Things”, “Olé”, “Coltrane Sound”, “Kind Of Blue”, con Miles Davis. Tali opere sono fondamentali per avvicinarsi alla comprensione di lavori più recenti in chiave rock di Buckley, Zappa etc.
Fu il cosiddetto stile modale, codificato definitivamente in quegli anni, a conferire a Coltrane il ruolo di innovatore stilistico nel jazz. Fino ad allora i jazzisti erano soliti esprimersi improvvisando semplicemente sul giro di accordi dell’armonia di base. Ora, con Coltrane, si inizia a lavorare sui modi, gli assolo si muovono seguendo le scale del tema e non la linea melodica. Risulta così fondamentale il lavoro dei comprimari che devono efficacemente sostenere l’assolo scegliendo gli accordi adeguati per dare spazio assoluto all’estro del solista. Da questo enorme cambiamento deriva il free jazz che spopolerà negli anni a venire.
Pian piano si costituisce il quartetto favorito di Coltrane, quello che vede all’opera al suo fianco musicisti del calibro di Tyner, al pianoforte, Garrison al contrabbasso e Jones, alla batteria.
Sono presenti molteplici influenze in ogni suo lavoro, ed è forse in questa varietà che risiede la grandezza artistica del grande sassofonista americano. E’ doveroso ricordare il suo incontro con Ravi Shankar, artista indiscusso del sitar indiano, da cui riuscì a cogliere un ritmo leggero, sincopato, un’aria sospesa, tipica orientale, una sensazione di dilatazione del tempo musicale che si rivelò come un ulteriore tratto assolutamente personale.
Nel 1964 si completa un percorso fatto di grandi ricerche sfociate in album memorabili, fino al mistico e affascinante “A Love Supreme”.
Al free jazz Coltrane si avvicina lentamente e con circospezione, ma quando lo fa (siamo intorno al 1965) riesce anche qui ad inventarsi uno stile personale, di grande fascino, definito da più critici mistico e interstellare. A questo proposito si consiglia l’ascolto di album come “Interstellar Space” ed “Expression”.
Nel 1967 John Coltrane si spegne dopo 41 anni di vita spesa alla ricerca di un equilibrio mistico spirituale, di matrice personale. Lascia a chi suona il jazz e a tutti gli appassionati ascoltatori una serie infinita di opere capolavoro che serviranno nel tempo a ricordarlo alla pari di mostri sacri del panorama musicale di ogni tempo come Mozart, Piazzola, Bach, Parker, Monk, Beethoven etc.























 

 

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