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Parole Sante di Ascanio Celestini, un documentario, un cd

di Marcello Masneri - 10/06/2008

Quasi un documentario denuncia, in forma di ballata, quello interamente messo a punto da Ascanio Celestini e già uscito nelle (poche e precarie) sale italiane.
Il nostro cantastorie disincantato, nel Call-Center di Atesia (zona Cinecittà) ci è andato semplicemente a registrare una situazione emblematica della precarietà in Italia. Ne è scaturita una narrazione senza soluzione di continuità, dove l’ironia è quella tipica sua, amara, priva di graffio, perché non sa dove graffiare, e non c’è che constatare la perdita di un’occasione. Ma il contenuto vuole arrivare ad un esempio: mostrare come un gruppetto di operatori di call-center sia riuscito a costruirsi un briciolo di coscienza politica.
Una grande compagnia telefonica offre lavoro ad una massa di… persone, uomini, bestie? Sappiamo che sono quattromila e che stanno tutto il giorno in questo grande… condominio, purgatorio, prigione?
A ridosso del grande raccordo anulare, un’ipnotica ruota della fortuna dove non vince nessuno. Funziona più o meno così: si lavora a cottimo; se la telefonata ha una durata inferiore ai venti secondi allora stai lavorando gratis. Altrimenti, dopo due minuti e mezzo di conversazione, si vincono ben 85 centesimi lordi! Ma attenzione, questo fino a tre anni fa, ora i centesimi sono diventati 80. E allora che fare? Ad esempio si possono gridare slogan contro il lavoro precario, e prendersi così un avviso di garanzia.
Si sono anche organizzati, un gruppo di lavoratori. Si incontrano, si informano, riescono ad ottenere un’ispezione che dura più di un anno. L’Ufficio Provinciale del Lavoro li difende, ma intanto alcuni di loro vengono licenziati.
Siamo Uomini o Caporali!?
E mentre la situazione si evolve e altri fatti si aggiungono, anche gli spettacoli di Celestini cambia- no, si allargano nella narrazione e seguono il passo delle vicende. Un documentario mai in ritardo, l’informazione a teatro.
In una recente intervista (www.ilmattatoio.it) Celestini ha affermato che il lavoro precario non esiste, perché la precarietà è una condizione priva di individuo. Casomai è il lavoro ad essere illegale.
Parallelamente è nato un album, con lo stesso titolo, e una fedele traduzione delle sensazioni del documentario. Riesce a non essere retorico e grazie ad un ottimo arrangiamento entra a far parte di diritto nei migliori dischi dell’anno(Premio Ciampi 2007 come miglior debutto discografico dell’anno). Manon in classifica, perché il popolo è un bambino, e se Ascanio non va in tv a ballare e cantare insieme ai grandi fratelli è difficile scalare le classifiche.
Il primo brano sembra prevedere un barlume di speranza, i successivi navigano appunto sulla falsa riga del popolo bambino, lobotomizzato, e anche un po’ contento di esserlo.
Alcuni passaggi rimandano a Jannacci o al Rino Gaetano di Un cesso a parte. Gli omaggi, voluti o non voluti, ci stanno. Per finire, ci sembra che Parole Sante possa essere anche un ottimo audiolibro che dice un po’ della nostra storia.
Nelle scuole superiori c’è lo spauracchio dell’”Analisi delTesto”, di brani di letteratura, come compito faticoso per un buon numero di studenti. E’ bello pensare che insieme al Pascoli si possa analizzare un po’ tutto quello che si vuole. Buona visione, buon ascolto e buona revisione a tutti.























 

 

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