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EL GRITO DE LA SANGRE : IL TOUR ITALIANO DI DIEGO AMADOR

di Antonio Lo Re - 22/01/2010

Diego Amador è senza dubbio una delle figure più rappresentative del panorama flamenco contemporaneo. Pianista autodidatta, cantaor, chitarrista, bassista, batterista, appartenente ad una delle famiglie di musicisti più rispettate di Sevilla, fratello di Raimundo e Rafael (fondatori del gruppo Pata Negra), questo gitano di quasi 37 anni ha regalato al pubblico italiano una serie di concerti che hanno svelato tutta la poesia del suo mondo, un universo fatto di sangue e memoria, di ritmo e di frenetica circolarità, un viaggio millenario che rivive sul palcoscenico ogni volta che temi come “La Soleà del Churri” o “Vivan los gitanos” riecheggiano fra le corde del pianoforte a coda che Diego accarezza e percuote con la stessa eleganza.
La tournée italiana del quartetto, organizzata dalla Camarillo Managment, ha previsto quattro date: una a Roma, il 15 gennaio, in diretta radiofonica su radio 3 della Rai, una a Morbegno (SO), il 16 gennaio, nell’ambito del Festival QM LIVE, una a Foggia, il 18 gennaio, al Moody Jazz Club, e l’ultima a Monopoli (BA) il 19, presso l’associazione EUTERPE.
Ho avuto l’occasione di seguire tutto il tour come road manager e di scoprire la magia dietro questo carismatico rituale che è ogni concerto di Diego.
Abbiamo condiviso momenti di tensione, di allegria, di stanchezza e di cameratismo, suonato insieme, risolto difficoltà, ma soprattutto abbiamo goduto ogni sera di uno spettacolo di altissimo livello durante il quale il pubblico è entrato in simbiosi con le note del piano, con il ritmo delle palmas e del cajón, con il rasgueo del basso suonato come una chitarra, e con la frenetica immaginazione della batteria.
I componenti del quartetto collaborano ormai da tempo con Diego: Israel Varela alla batteria è uno dei più promettenti talenti in circolazione, messicano ma ormai quasi italiano di adozione (vive vicino Roma dove collabora con decine di altri grandi musicisti); Julian Heredia, appartenente ad una nota famiglia di musicisti di Granada, di soli 22 anni, proviene dalla percussione ma è oramai stimato come bassista grazie a collaborazioni con Jerry Gonzalez, Rubem Dantas, ecc.; il più giovane, Diego Junior, “El Churri”, ha solo 17 anni ma è già un grande percussionista, sia al cajón che ai bongó. Caratteristica comune fra i musicisti di flamenco è quella di essere polistrumentisti: ognuno di loro è in grado di suonare per lo meno chitarra, percussione, palmas, e di improvvisare qualche passo di danza taconeando (ovvero portando il tempo con i tacchi delle scarpe).
Diego è un artista autodidatta, molto esigente sullo scenario: accorda il piano a 442 anziché 440, ed esige l’accordatura del piano prima e dopo le prove. Le performance non si allontanano troppo dal disco e le stesse improvvisazioni vengono domate da ognuno dei componenti a discapito dell’individualismo ed a favore della coralità della musica. Il flamenco, a differenza del jazz, è soprattutto musica popolare, vale a dire rituale di gruppo, fiesta durante la quale nessuno dei componenti può fare a meno dell’altro. Il ruolo di Diego Amador nel contesto del panorama musicale attuale è quello di portare el quejío (l’urlo) di Camaròn de La Isla, quel lamento non scritto ma vissuto, a contatto con le armonie del jazz. La prossima sfida dell’artista sarà un disco in compagnia di Charlie Haden, già contrabbassista di Ornette Coleman, uno dei creatori del free jazz.
Le date previste per i concerti sono 11, 12 e 13 di marzo a Sevilla, Malaga e Granada. Da non perdere, ¡VIVA EL FLAMENCO!

Da ascoltare: ANTICIPO FLAMENCO; EL AIRE DE LO PURO; PIANO JONDO; RÍO DE LOS CANASTEROS.
WWW.DIEGOAMADOR.ES























 

 

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